E’ precisa e circostanziata la relazione del Procuratore nazionale antimafia sulla situazione in Basilicata e smentisce nella maniera più chiara possibile il luogo comune che anche in ambienti istituzionali elevati si continua a diffondere come un deodorante, secondo il quale la “regione e’ tranquilla dal punto di vista della criminalità organizzata. No non lo è affatto, perché mai come adesso evidenzia un preciso salto del fenomeno, dove ad una mafia locale che approcciava in modo confuso le occasioni di affari, si è sostituita una mafia riconosciuta dalle altre organizzazioni criminali contermini e che ha saputo inserirsi con efficacia nel variegato mondo degli affari, dagli investimenti nelle scommesse a quelli nel settore del turismo e del commercio. Che sta succedendo dunque? Che la mafia potentina ha sviluppato una consistente capacità di tessere rapporti , prevalentemente di natura corruttiva, con amministratori pubblici e politici locali, finalizzati ad ottenere più agevolmente appalti per servizi ed opere pubbliche e, quindi compiere un salto di qualità verso un pieno inserimento nell’economia locale. E’ il cosidetto modello di “mafia degli affari” ,che non spara, non si fa vedere, lavora silenziosamente all’ombra e frequenta i corridoi dei palazzi dove si prendono le decisioni.
La situazione così descritta evidentemente rappresenta un punto interrogativo per la classe dirigente e politica potentina e lucana. Non dare risposte a considerazioni così forti ( nelle quali si bacchettano pure le forze dell’ordine per la minimizzazione di certi episodi) significa accettare consapevolmente che il cancro vada avanti. Quando si parla di interlocutori privilegiati nelle forniture e nei servizi si mette in rilievo un sistema che da sempre ha rappresentato il mezzo per alimentare la speciale clientela politica di imprese che non sono tanto brave a fare le imprese quanto a procurarsi finanziamenti pubblici che poi finiscono con l’evaporare in maniera misteriosa lasciando fallimenti e disoccupazione. Oppure a fare male, in regime privato, quello che il pubblico potrebbe fare meglio, semplicemente mettendoci un po’ più di attenzione. Attenzione che in questo caso va prestata a dosi abbondanti, incominciando da quelle figure decisionali che essendo direttamente coinvolti nel mondo delle imprese e degli affari, non appaiono tanto credibili nel ruolo di Amministratori pubblici. E’ il momento di sbattere il lenzuolo e di arieggiare la stanza. E proprio la chiarezza della relazione fa intuire che certe decisioni sono improcrastinabili.