La miglior biografia di Salvador Allende: una recensione

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Salvador Allende morì l’11 settembre 1973, ucciso da un golpe finanziato dagli americani e dalla destra cilena. Fu un personaggio straordinario: in vita restituì dignità al Cile e alla sinistra del suo Paese, lavorò al progresso della classe lavoratrice senza mai fermarsi e realizzò le sue vittorie forgiandole nell’officina della democrazia. Oggi possiamo conoscerlo, anche in italiano, grazie alla biografia firmata da Jesùs Manuel Martìnez e pubblicata da Castelvecchi.

Salvador Allende. L’uomo, il politico dipinge sotto gli occhi del lettore il quadro di un Allende sconosciuto al grande pubblico. Non tace su debolezze e stranezze del personaggio, ma è onesto nel ricordarne i pregi e le capacità. È una biografia a tutto tondo, scritta con la prosa degna dei migliori romanzi e col rigore scientifico dei saggi storici, che parte dall’infanzia di Chicho Allende a Valparaìso e si conclude narrando i retroscena del golpe, i tentativi disperati d’aprire un canale di comunicazione con la DC cilena, la gloriosa eredità del Governo dell’Unità popolare incassata dal popolo cileno alla fine della dittatura militare di Pinochet.

Martìnez è professore dell’Università Cattolica del Cile e, anche se nella biografia in quarta di copertina è definito «molto vicino ad Allende» e «direttore della Chile Films durante il suo governo», resta un narratore discreto, parco d’aneddoti personali. Forse fa due o tre cenni a quanto ha visto di persona: preferisce lasciar parlare le fonti, gli articoli di giornale dell’epoca, i saggi che sono stati scritti in seguito, le interviste di chi visse quegli anni tragici. Quando deve esprimere un’opinione, la scrive con una classe d’altri tempi. È il regista che cerca l’inquadratura suggestiva per far emergere il suo punto di vista. Scova e dà voce alla fonte storica più intima. Tace i nomi dei golpisti per negargli l’onore dell’inchiostro. Il sentimento dell’opinione pubblica, dei militanti dei partiti, della cerchia d’amici del Presidente esplode dalle righe di Martìnez grazie al lessico e alla sintassi preparate con cura certosina: sembra davvero di vivere quei momenti in prima persona.

Non dubita il lettore quando legge che questa biografia è considerata «la più originale ed esaustiva mai pubblicata». L’autore si è dato, in tutta evidenza, un compito arduo: ricostruire la figura del Presidente cileno seguendolo nella boscaglia della politica e della società del suo Paese, e nella ragnatela di rapporti e amicizie che volle intessere per tutta la vita. Il compito era arduo, ma è riuscito.

Pagina dopo pagina, i trucchi politici del Cile novecentesco si schiudono senza riserve: con poche righe ci si abitua a orientarsi nella trama di rapporti che legano i comunisti, i radicali, i conservatori, i democristiani e i nazionalisti. Qualche pennellata basta a tratteggiare gli equilibri delle istituzioni cilene. Martìnez riesce a mostrare il ruolo cruciale della massoneria, del circuito borghese, degli ambienti militari e universitari nella politica cilena e nella biografia di Allende: e ci riesce con paragrafi densi di rigore e onestà intellettuale.

Non aspettatevi una cronistoria minuto per minuto, un’analisi dei flussi elettorali e un bilancio, voce per voce, dei Governi Allende. No, nel libro della Castelvecchi troverete una biografia sentimentale di quel che Allende è stato per il Cile degli ultimi centocinquant’anni. Troverete i commenti di García Marquez e di Pablo Neruda, i ricordi degli amici e dei parenti, le varie tappe della sua carriera. Ma troverete soprattutto la complessità del politico Allende, immerso fino al collo nella legalità democratica del suo Paese, animato da un pragmatismo fraterno coi lavoratori, debole nel partito e nella coalizione ma forte del suo pensiero e della sua via cilena. Troverete la stranezza inaspettata dell’uomo Salvador, così tenace e ambizioso da guadagnarsi il soprannome di damerino, eppure tanto caldo ed emotivo nelle amicizie da piangere a dirotto a ogni funerale, tanto profondo da cogliere sempre la gravità della Storia in ogni passaggio della sua esistenza.

Chiunque subisca il fascino della lotta per la giustizia sociale troverà in questo piccolo volume bianco, dalla poetica copertina (gli occhiali rotti del Presidente Allende), una ragione di più per dedicarsi alla causa dei lavoratori. E non a caso, con un autentico colpo di genio, la biografia si apre con la trascrizione dell’ultimo discorso del brav’uomo di Valparaìso. Quel discorso, radiotrasmesso alle 9.10 dell’11 settembre 1973, pronunciato con l’elmetto in testa e un AK47 in mano, in cui seppe infondere speranza a un Paese intero nel momento più buio: «Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, presto, di nuovo si apriranno gli ampi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore».

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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