L’analisi che il direttore generale della Svimez, Luca Bianchi, ha prodotto ieri al Motel Park dovrebbe essere lettura obbligatoria per tutti quelli che hanno in mano le sorti della Basilicata o che anelano a diventarne classe dirigente.
Circa i percorsi di crescita, non c’è dubbio che l’industria è il settore decisivo per innestare uno sviluppo sensibile. ma qui abbiamo una situazioni a macchia di leopardo, o meglio abbiamo campioni di industria isolati, che non fanno rete e non producono un sistema industriale evoluto. Eppure ,nonostante questi fatti, la basilicata è riuscita ad esprimere alcune eccellenze che non vanno sottovalutate: i lea ( i livelli essenziali di assistenza) sono tra i migliori in Italia e i primi al Sud, i tassi di scolarizzazione sono alti e il rafforzamento dell’Università diventa un fattore di attrazione non indifferente per l’attività imprenditoriale che voglia allocarsi in Basilicata. Nota dolente ,l’infrastrutturazione che è al 30 per cento dell’indice europeo di competitività. Come può innescarsi un circolo virtuoso di sviluppo? Bisogna partire da uno sviluppo locale inclusivo cercando una specializzazione produttiva prevalente capace di creare indotto ( vedi la cultura ed il caso Matera) , ingigantire il fattore Territorio in cui convivono la buona qualità, un buon sistema di relazioni, la capacità di aggregarsi e cooperare, premessa delle filiere produttive locali, la svolta per una economia ecosostenibile. Accanto a questo una politica seria di attrazione industriale, basate sulle convenienze allocative ( istruzione, energia, semplificazione amministrativa, servizi, innovazione e ricerca) e, last but non laest, il rafforzamento della coesione sociale, la valorizzazione delle competenze, l’attrazione di capitale umano attraverso la meritocrazia. E qui casca l’asino, verrebbe da dire! La speranza è comunque dura a morire. R.R.
LUCA BIANCHI: LA BASILICATA? COSI E’, SE VI PARE
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