Barbara Lezzi è tornata in Basilicata da ministro per il Sud per capire come procede la situazione di Matera e , più in generale, per conoscere i temi e le emergenze della regione. Lo ha fatto con una presenza soft ma efficace, fatta di disponibilità del Ministero a collaborare per i problemi ancora irrisolti e subito la Vicepresidente Franconi ne ha approfittato per sottoporre il problema dell’edilizia popolare cui il Governo ha sottratto dei fondi che erano già destinati alla rigenerazione urbana di Bucaletto. L’occasione è servita alla Ministra per completare il suo pensiero per il Sud e per le politiche che servono a quest’area: innanzitutto la conferma che il 34 per cento delle spese di bilancio statale deve essere assicurato ordinariamente al Sud, e poi per ribadire il concetto che le regioni debbono programmare insieme, per evitare dispersione di sforzi e iniziative non omogenee. Un concetto che da queste colonne è stato espresso più volte nel passato , fino al punto di chiedere l’istituzione di un tavolo delle regioni meridionali come segmento della conferenza delle Regioni. Giorgia Meloni ha detto che queste proposte, soprattutto il 34 per cento, sono il segno che la Lezzi non va al di là del copia ed incolla di quello che Gentiloni ha fatto. Voleva essere perfida e invece le ha fatto un complimento. Non perché ha copiato Gentiloni ma perché ha fatto la persona seria che non va appresso agli slogan e al nuovismo declamato , non butta tutto alle ortiche per dire “ adesso arrivo io e cambio tutto”, non getta a terra il costruito come fanno i bambini sulla sabbia con l’intento di farne uno più grande e via tutti i giorni dell’estate a farlo e rifarlo, ma ha deciso di andare avanti, correggendo, emendando quello che va corretto e conservando quello che va conservato. Ben altro atteggiamento rispetto ad alcuni suoi colleghi che giocano a chi fa la bolla di sapone più grossa. Le correzioni date al lavoro dell’agenzia per la coesione, l’intervento più accentuato di invitalia a intervenire nei colpevoli ritardi locali, hanno dato il ruolo al Ministero di attento vigilatore della politica per il Sud e di organismo di coordinamento e di supporto delle politiche regionali. Dire, come fa la meloni, che il 34 per cento è poco e che Flli d’Italia propone al contrario il 50 per cento dei fondi per le infrastrutture è fare una operazione a somma negativa perché , nelle spese straordinarie, fesr e fondo di coesione, già gran parte del bilancio derivante dagli investimenti europei va al sud e nelle spese ordinarie il 34% deciso da Gentiloni si riferisce ai trasferimenti di spesa corrente in base alla popolazione esistente, cioè qualcosa come il 12 per cento in più di finanza trasferita rispetto ad oggi, che è quella in grado di incidere direttamente sulla vita delle amministrazioni e sulla qualità di vita delle popolazioni. Ecco, la barbara Lezzi ha dimostrato di stare con i piedi per terra, di non sparare cazzate per farsi bella e di non tornare indietro rispetto alla strada tracciata per il gusto di apparire come l’angelo salvatore. Questa è buona politica e speriamo che i cinquestelle tutti lo capiscano che è questa la strada per assumere una seria rappresentanza del Mezzogiorno d’Italia contro le furbizie e gli egoismi della politica nordista. Rocco Rosa
Gli obiettivi del Ministro
Spinta agli investimenti, pubblici e privati. E stabilizzazione del bonus al 100% per i contratti stabili per le imprese che assumono a tempo indeterminato nel Mezzogiorno, che altrimenti scade a fine anno. Sono alcune delle misure allo studio, e sponsorizzate dal ministero, per inserire nella manovra un «pacchetto Sud» che potrebbe includere anche un ampliamento della platea dell’incentivo per i giovani imprenditori «Resto al Sud».Contattata mentre trascorre la pausa ferragostana nel suo Salento, il ministro per il Sud Barbara Lezzi non entra nel dettaglio delle misure allo studio ma sottolinea la consapevolezza del banco di prova di settembre anche per il suo dicastero, chiamato a «disincagliare» il Mezzogiorno da una condizione di affanno strutturale. «Chiaramente – dice – nella legge di Bilancio ci saranno misure specifiche per il Sud e altre che, nel riguardare tutto il Paese, potranno avere un impatto positivo anche e soprattutto per il Mezzogiorno. Per quanto attiene alle mie specifiche competenze dirette, il caposaldo resta l’introduzione del 34% degli investimenti ordinari da destinare al Sud», visto che attualmente la percentuale di stanziamenti ordinari in conto capitale non supera il 29%. La misura che lega gli investimenti alla popolazione di riferimento (criterio che porta la quota per il Mezzogiorno al 34%) era stata già prevista con la legge di Bilancio per il 2017 ma «non attuata». Per il ministro, «oltre al settore pubblico, ai ministeri» una estensione del vincolo anche a «Rfi e Anas» rappresenterebbe «un punto di svolta. Se parliamo di opere e infrastrutture nel Mezzogiorno è essenziale per colmare un gap che ha bisogno di interventi diffusi: grandi e piccoli». Il «pacchetto Sud», sul quale il ministro non vuole aggiungere altri elementi, punterebbe comunque sul sostegno all’impresa, a partire dall’incentivo Resto al Sud. Dal suo avvio a gennaio, stando agli ultimi dati di luglio, sono state già presentate 11.420 domande di cui 3.422 già perfezionate (per 111 milioni di agevolazioni complessive) e 789 già approvate per 52,3 milioni di investimenti (l’investimento medio è di circa 66mila euro). A fronte di questi numeri la previsione è che Resto al Sud possa generare oltre 3mila nuovi posti di lavoro. L’obiettivo sarebbe quello di moltiplicare l’effetto positivo dell’incentivo, innalzando l’età di chi può fare richiesta, oggi fissata a massimo 35 anni. La misura peraltro, fanno notare in ambienti di governo, sarebbe già finanziata. Altro capitolo quello della decontribuzione, che al Sud è stata potenziata anche per il 2018 con un incentivo al 100% (con tetto a 8.060 euro) per le assunzioni stabili non solo di giovani, ma anche di over 35 disoccupati da almeno 6 mesi. Il «potenziamento» però scade a fine anno e l’intenzione sarebbe appunto quella di renderlo un bonus «permanente». Infine, si lavora anche a semplificazioni che consentano di snellire per procedure per l’uso dei fondi europei. Se è vero che non mancano sprechi e inefficienze, fanno notare fonti qualificate, va detto che spesso le amministrazioni periferiche vengono «ingolfate e strozzate» da un sistema burocratico la cui complessità appesantisce e rallenta le procedure. In questo contesto, diventa funzionale intervenire in contemporanea sul fronte interno e sul fronte europeo, con la Commissione. da la Gazzetta del mezzogiorno del 12 agosto 2018