Il futuro del Sud è legato alla preliminare eliminazione di un grande ostacolo che impedisce un dibattito equilibrato ed equo: la distorsione dell’informazione e la sua strumentalizzazione voluta e pianificata da una strategia della classe economica dominante. Un ostacolo che riduce tanti giornalisti, le cui penne a volte sono prestigiose, a servire non la verità ma la convenienza dei padroni, di chi paga il giornale , di chi li controlla e di chi lo indirizza. Questa distorsione ha rappresentato , dalla istituzione delle Regioni, nel 1970,lo specchio deformato di un Sud incapace, preda di voraci appetiti e che dilapidava le risorse. Certo, è un fatto chel’incapacità della classe politica e la loro inadeguatezza nel leggere la realtà, hanno consentito che le risorse che toccavano al meridione venissero trasferite al Nord, con una spesa storica che manteneva i servizi esistenti e non si curava di crearli lì dove non c’erano. Così che 800 miliardi in questi cinquant’anni di regioni sono stati letteralmente scippati al Sud e ancora oggi si deve lottare per avere, non quello che è stato sottratto ma almeno quello che toccherebbe in base al criterio della popolazione, e cioè il 34 per cento. Come si fa a modificare questa situazione? Semplicemente incalzando chi ci rappresenta a tutti i livelli, parlamentare, regionale, comunale, a denunciare pubblicamente questa situazione, con iniziative congiunte, unitarie, che passino sopra i colori delle casacche e parlino il linguaggio della stessa gente. Denunciare questa sperequazione è dovere di ogni eletto, in ogni sede e in ogni occasione. Vi proponiamo un documento della Circular Research foundation che sintetizza opportunamente questo dovere civico e che dovrebbe essere ripreso in ogni ordine del giorno che le Istituzioni sensibili al problema volessero portare all’attenzione del Governo.
L’emergenza sanitaria da Covid-19, se da un lato ha unito l’intera nazione sottoponendola contemporaneamente a disposizioni e restrizioni imposte in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, dall’altro ha nitidamente riacceso il dualismo Nord-Sud, basandolo su nuove motivazioni di “scontro”. Sembra essere riemersa una “frattura” mai saldata.
La narrazione del Sud, da sempre incentrata sul clichè della “inferiorità” dei meridionali, non si è smentita neppure davanti alla virtuosità di un popolo che si è dimostrato, invece, disciplinato e civile nel rispetto delle regole, mettendo anche in luce, durante la pandemia, le sue eccellenze nel campo medico.
Per il Nord la conoscenza del Sud è tuttora condizionata dal perpetrarsi di una narrazione distorta, sebbene l’emergenza sanitaria abbia evidenziato l’enorme potenziale del Sud, che, viceversa, costituisce una riserva ed una risorsa per l’intera nazione.
Lentamente si diffonde l’idea di un “nuovo miracolo economico italiano”, che tuttavia potrà verificarsi solo passando dal rilancio del Mezzogiorno. Il Mezzogiorno dovrà essere trasformato nell’altra locomotiva italiana.
Il rilancio dell’intera nazione sarà possibile solo se ci saranno due motori, uno al Nord e l’altro al Sud.
L’idea appare condivisa dall’OBI (Osservatorio Banche Imprese) che sostiene che: “l’Italia non potrà uscire dal tunnel della bassa produttività, basso sviluppo, bassa produzione di ricchezza, scarsa coesione e della povertà se non si metterà in circolo il Mezzogiorno d’Italia. Perché, intanto, possiamo pensare a un nuovo miracolo, in quanto abbiamo enormi risorse e potenzialità in stand-by che attendono di essere messe in circolo, da qui l’idea di trasformare il Mezzogiorno in locomotiva”.
Il Sud non può più essere falsamente rappresentato come un problema per il paese.
Il Sud non può più essere falsamente rappresentato come una zavorra.
In questo momento di crisi sanitaria, cui seguirà una crisi economica e sociale di dimensioni epocali, il Sud, con i suoi assets, costituisce l’unica soluzione al problema.
È un dato che la crescita dell’Italia, con la sola locomotiva Nord, è sempre ultima rispetto agli altri paesi europei, e nell’ambito delle regioni più sviluppate dell’Unione, la Lombardia continua a perdere posizione. È un dato che la crescita del Sud conviene anche al Nord. Continuando ad affamare il Sud, il Nord perderebbe un mercato di 21 milioni di persone. Ed invece, con il meccanismo della “spesa storica”, in base al quale lo Stato spende dove ha sempre speso – ovvero al Nord -, il Sud viene privato ogni anno di cospicue risorse che pur gli spetterebbero.
Per il rilancio del Sud, oramai propedeutico al rilancio dell’intero Paese, la spesa dello Stato per il Meridione dovrà essere “spesa per investimenti” e non più “spesa per assistenzialismo”.
Non è più sostenibile la strategia di quanti ritengono che il Sud possa esclusivamente costituire il nuovo bacino di risorse umane, prezzolate a servizio delle imprese del Nord.
I nostri giovani devono poter lavorare al Sud, per imprese del Sud. Ed hanno il diritto, a parità di condizioni di contesto, di fare impresa al Sud.