LA “PALLACANESTRO LIBERTAS INVICTA” DEL PRESIDENTE PEPPINO SABIA

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di Nicola Bux

Le origini

Ho ripreso e sfogliato appunti, foto, ritagli di vecchi giornali, conservati in tanti anni di impegno nella pallacanestro, per rispondere all’invito dall’amico giornalista Rocco Rosa che, valorizzando i moderni strumenti del web, desidera promuovere, raccontare e far conoscere avvenimenti e personaggi importanti della città di Potenza. Una di queste storie è stata scritta  dalla “Libertas “ e dal suo Presidente Peppino Sabia.

La “Libertas” ha lasciato nello sport della Basilicata segni profondi, incancellabili per quasi 50 anni, e il compito di parlarne mi emoziona sempre, nonostante abbia già in passato parlato della nostra pallacanestro, collaborando con il giornalista Pino Gentile, al progetto dell’Amministrazione comunale di Potenza nel libro “Il sogno americano di una generazione del dopoguerra – Storia del basket potentino dai tempi eroici ai giorni nostri”.

Questa volta mi soffermerò maggiormente sulla figura dell’instancabile Presidente Peppino Sabia, che della “Libertas”, vera scuola di vita e di sport, già dagli anni 50 ne fece il suo più importante e passionale impegno.

In una fase di grande fermento della nostra società, egli aveva ben interpretato il momento storico, portando avanti,  gradualmente un progetto di attrazione e aggregazione di giovani potentini per dare loro l’entusiasmo necessario a superare le difficili prospettive di quegli anni.

Lo sport, nelle sue diverse articolazioni e come momento di crescita sociale, era per Sabia, che proveniva dalle fila dell’azione cattolica, una esigenza di intima dedizione ai valori della amicizia e dell’ascolto interpersonale.

Peppino Sabia era per tutti semplicemente “il Presidente”, vicino a tanti giovani e alle loro famiglie: amico, confidente, ispiratore, educatore, difensore, uomo esemplare, apparentemente burbero ed introverso ma sempre pronto a comprendere, a moderare e armonizzare le situazioni più tese.

Viveva in prossimità di un ambiente caratterizzato da ferrea competizione politica, fra destra e sinistra, o meglio, fra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, al tempo trincerato in  posizioni e valori fortemente intransigenti.

Tuttavia, lo sport per il Presidente Sabia doveva andare oltre ogni barriera, oltre le ragioni e le convenienze elettoralistiche e di propaganda politica, che tanti, a volte auspicavano, a volte criticavano. Alcuni potevano non condividere lo stretto legame fra “Libertas” e “Democrazia Cristiana”, ma nessuno non apprezzava  gli sforzi per rendere la società giovanile potentina più viva, più leale e più impegnata.

Le porte erano aperte a tutti, in un affratellamento di valori diversi: leale confronto di idee, educazione e rispetto nella competizione, impegno sano per lo spettacolo e il divertimento, sostegno passionale e corrette delle tifoserie e dei sostenitori, in una città ancora lontana da tante opportunità.

Sabia rincorreva, anche, un progetto di società sportiva in cui più discipline potessero coesistere e convivere in maniera armonica, dove poter ritrovarsi ed investire tempo, energie, entusiasmo e nuove professionalità.

Per questo, dopo alcuni anni dalla adesione alla Fondazione nazionale della “Libertas”, con una squadra di calcio, da lui stesso praticato, decise che l’interesse verso altre discipline sportive rientrasse pienamente nel suo progetto di gruppo, o meglio di una “Polisportiva“, che sarebbe stata “cosa” ben diversa, cioè più completa e forte, più apprezzata anche nelle relazioni istituzionali ed economiche con l’ambiente esterno.

L’atletica leggera, prima, e la pallacanestro, dal 1965, in aggiunta al calcio,  dettero definitivamente l’impronta alla “Polisportiva Libertas”, la quale negli anni successivi avrebbe visto rafforzare ulteriormente il proprio ruolo e le proprie credenziali, attraverso l’apertura ad altre discipline: il nuoto e la pallanuoto.

Potenza era in un momento di forte sviluppo sociale, economico e culturale;  cresceva come punto di attrazione per tutti i comuni della provincia; numerose famiglie si trasferivano per favorire la crescita occupazionale dei propri componenti, attratti prevalentemente dalle tante amministrazioni pubbliche locali e dalle nuove e moderne industrie appena insediate nei poli del Basento e Tito, al tempo degli interventi della Cassa del Mezzogiorno.

carta intestata Invicta

I potentini, e i lucani in generale, erano anche alla ricerca del benessere sociale oltre che economico, desiderosi di nuove conoscenze, nuove emozioni, nuovi stimoli, e dopo il cinema, soprattutto il calcio e alcune discipline sportive, nella fase di primo sviluppo,  rientravano nelle attese di tanti, sia come semplici tifosi, sia come protagonisti, ma sempre quale momento di riscatto e di crescita delle relazioni umane.

Negli anni 50 e 60, anche gli interventi strutturali rispondevano bene. Il Comune migliorava le dotazioni dello stadio Viviani per renderle fruibili non solo per il calcio ma anche per l’atletica leggera e per il tennis; la Federazione Italiana Gioco Calcio era impegnata ad allestire un nuovo campo di calcio oltre il fiume Basento; il CONI  allestiva, nel Parco di Montereale, una delle più grandi e moderne palestre sul territorio nazionale dell’epoca, attrezzate per pallacanestro, pallavolo, pugilato, ginnastica; le scuole e le parrocchie allestivano campi di calcio, pallavolo, basket, e nei primi anni 70 arrivava anche il Palazzetto della Piscina comunale con numerose altre strutture mutidisciplinari.

Proprio il palazzetto del CONI diventava punto centrale delle discipline sportive al coperto, ma bisognava imprimere una accelerazione alla qualità organizzativa delle squadre per meglio competere con altre città.

In particolare, nel basket, occorreva, cioè, passare da una “pallacanestro pionieristica” sui campi all’aperto e con tabelloni di legno, a quella più dinamica e spettacolare, puntando sulla accresciuta professionalità degli addetti ai lavori, investendo in corsi di addestramento per allenatori e preparatori tecnici, creando centri di avviamento per bimbi e ragazzi, trovando alleanze con le scuole e le parrocchie giovanili.

Il Presidente Sabia intendeva raccogliere queste nuove sfide ed esigenze, un po’ represse per mancanza di risorse, ponendo al centro degli interessi della “Libertas” una pallacanestro nuova, più diffusa e conosciuta, al pari della sua già affermata squadra di calcio, nella quale portare le famiglie e i bimbi in palestra, riempire di tifosi la tribuna del CONI, far parlare le nuove testate giornalistiche e le televisive locali, il telegiornale della  terza rete, i tanto quotidiani nazionali che dedicavano grande e crescente attenzione alla pallacanestro.

Questi erano i punti cardini del suo programma e nel 1965 colse un momento favorevole: la Federazione Italiana Pallacanestro stava modificando l’assetto delle sue articolazioni, aggiungendo, per la prima volta nella sua storia, alle sue tradizionali serie di vertice nazionale, serie A e serie B, anche altre articolazioni  interregionali: la serie C e serie D.

La Libertas di Potenza, con l’aggiunta del nome “Invicta” veniva iscritta nella F.I.P. col codice 0333, uno dei più antichi numeri nel panorama nazionale, ed ammessa al primo campionato nazionale di serie C, unitamente a squadre di materane, pugliesi e molisane.

Il Presidente Peppino Sabia ebbe un ruolo fondamentale in questa scelta, anche politica, perché occorreva assicurare la tenuta finanziaria del progetto, attraverso alleanze utili e proficue, per sostenere costi significativi in un contesto territoriale molto più ampio rispetto al calcio della “Libertas Potenza”, rimarcando comunque la necessita che anche la pallacanestro mantenesse ben chiara la rotta del dilettantismo, senza troppi sogni piramidali e altisonanti.

La Democrazia Cristiana, nell’ambito della quale operava la “Libertas”, come associazione sportiva nazionale di riferimento, e soprattutto l’Onorevole Emilio Colombo, come Presidente Onorario della Polisportiva, diventavano i primi garanti non solo di questo progetto, ma soprattutto i primi sostenitori di una programmazione di lungo periodo.

Gli interessi elettorali, politici, sociali di un fenomeno di aggregazione, come questo descritto, nonché i crescenti interessi di imprenditori locali, disposti a farsi apprezzare e soprattutto conoscere, rappresentavano la linfa vitale di riferimento, concretizzandosi dal punto di vista pratico in: contributi finanziari, sponsorizzazioni, campagne di propaganda, informazioni pubblicitarie su arredi e attrezzi di palestra, donazioni di materiale ed ausili.

In sintesi, le risorse diventavano fondamentali per la crescita del basket locale e per l’intera Polisportiva, potendo finalmente incidere su una programmazione finalizzata e coerente agli obbiettivi da raggiungere.

Il Presidente Peppino Sabia aveva intuito la formula giusta, che dava smalto ad un movimento cestistico, capace di favorire nel tempo il ricambio generazionale di giocatori ed allenatori locali, fino a sperimentare gradualmente, ma solo più avanti, negli anni 80, qualche timido modello organizzativo meno dilettantistico nei confronti dei protagonisti in campo – calciatori, cestisti, allenatori – solo per il necessario fine di reggere all’alto livello di competizione con altre città, dove il tessuto economico imprenditoriale aveva accelerato la natura professionistica anche nel basket.  CONTINUA

 

 

 

 

 

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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