La posta in gioco nella crisi sanitaria.

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In questi giorni stiamo assistendo al fallimento dello Stato delle Autonomie, l’infezione da coronavirus ha fatto saltare la narrazione degli ultimi decenni tutta improntata alla bontà del decentramento amministrativo e dell’autonomia regionale. L’argomento principale a favore dell’autonomia è stato che le Regioni essendo vicine ai cittadini avrebbero, meglio dello Stato centrale, risposto alle loro istanze. L’autonomia regionale, oltre che sull’art. 117 della Costituzione, si fonda sui trattati istitutivi dell’Unione Europea i quali attribuiscono un ruolo fondamentale alle autonomie locali nella costruzione del progetto europeo. Che il regionalismo manifestasse falle appariva chiaro già da tempo, ad averne mostrato i limiti sono state le crisi economiche e finanziarie che si sono succedute in questi anni le quali hanno evidenziato come la mancanza di una visione programmatica dello Stato centrale abbia reso più difficile la fuoriuscita dalla crisi. Gli strumenti di politica economica adottati dai Governi centrali per far fronte alle crisi che si sono succedute in questi anni hanno agito dal lato dell’offerta stimolando la competizione tra sistemi economici e sociali locali ed evitando accuratamente interventi diretti in economia attraverso massicci investimenti pubblici capaci di rimettere in moto l’economia. Nel rispetto dei vincoli rivenienti dai Trattati UE l’intervento pubblico ha sempre e soltanto assecondato il mercato sperando che regolamentandolo i fattori della produzione sarebbero stati impiegati favorendo la crescita. In questa logica rientrano gli interventi legislativi miranti alla riduzione della spesa pubblica per il sociale e alla progressiva privatizzazione e messa sul mercato di diritti sociali fondamentali e non negoziabili come appunto il diritto alla salute. Il ridimensionamento del ruolo dello Stato in settori come quello sanitario ha creato occasioni di investimento privato con conseguenze che appaiono sempre più evidenti e cioè l’inefficienza del mercato e dell’autonomismo regionale che nel contesto attuale appaiono interconnessi. La differenza tra sistemi territoriali, pur nell’ambito di una cornice di tipo generale come prevedono le modifiche al Titolo V della Costituzione, ha prodotto effetti deleteri sull’intero sistema nazionale. Come ha scritto Naomi Klein in Shock Economy le situazioni di crisi, a volte create anche artatamente attraverso abili operazioni mediatiche, hanno la funzione di imporre alla società scelte altrimenti incettabili. Nei suoi scritti, sempre ricchi di riferimenti, la Klein fa riferimento a una molteplicità di eventi verificatisi a livello mondiale soffermandosi sugli USA, se applichiamo la stessa metodologia della giornalista canadese all’Italia, non è affatto difficile individuare alcuni momenti della nostra Storia recente che hanno condizionato la società italiana facendo passare provvedimenti altrimenti inaccettabili. Appare sempre più evidente che da questa crisi sanitaria la società italiana, l’assetto istituzionale e le politiche economiche ne usciranno cambiate. La nomina da parte del Presidente Conte dell’economista Mariana Mazzuccato a consulente per le politiche economiche lascia ben sperare. Il pensiero della Mazzuccato ben delineato nei suoi saggi, “Lo Stato innovatore ”, “Ripensare il Capitalismo”, “Il valore di tutto”, prova che potremmo essere in presenza di un mutamento di paradigma. Dagli attacchi della Lega e dei governatori della Lombardia e del Veneto è facile dedurre che gli interessi economici, finanziari, territoriali e mediatici da essi rappresentati sono incompatibili con le ipotesi di soluzione alla crisi del Governo Conte. L’azione di sciacallaggio condotta contro il Governo Conte è palese, non ha bisogno nemmeno di essere interpretata, e sembra far presa su un’opinione pubblica disciplinata da anni di individualismo e  di antipolitica . La crisi sanitaria comporterà dei costi e la domanda alla quale la politica dovrà dare una risposta è: a carico di chi saranno? La possibile risposta del Governo è, appunto, nella nomina dell’economista Mazzuccato a consulente del Governo Conte, nomina che non è stata presa bene dai media di opposizione al Governo. Cito per tutti l’articolo di Luciano Capone giornalista de il Foglio che  scriveva il 29 febbraio scorso: “Oddio, Mariana Mazzuccato”. Ciò che l’economista pensa della Lega lo ha dichiarato più volte.  L’11 Agosto del 2019 così si esprimeva in un’intervista rilasciata a la Repubblica online << Con Salvini premier il Paese sarà più diseguale, meno sostenibile e prigioniero dell’intolleranza razziale>>  << Le ricette economiche populiste puniscono i più deboli >>. Navigando in rete è possibile leggere altre dichiarazioni della Mazzuccato che non piacciono agli interessi rappresentati dalla Lega. Le idee che circolano nell’entourage del Presidente del Consiglio Conte non sono di gradimento al blocco di potere Padano e ai clientes sparsi nel resto dell’Italia, questa è la ragione degli attacchi al Governo. La nomina della Mazzuccato  a consulente economico del Governo Conte lascia intendere che le spinte localiste e l’ideologia neoliberista, dopo essere state per decenni assecondate e rincorse, potrebbero trovare un freno se non addirittura un cambio di marcia. A distanza di qualche decennio si sta scoprendo che la Democrazia non si rafforza con l’autonomismo ma solo recuperando ruolo e funzioni dello Stato centrale. La Democrazia si regge su un principio molto semplice che è quello dell’uguaglianza dei cittadini. Tale principio non ha nulla a che vedere con il mercato che sancisce esattamente la regola contraria, quella della disuguaglianza, e non ha nulla a che vedere nemmeno con il regionalismo padano. L’emergenza dovuta al coronavirus ha fatto esplodere le contraddizioni presenti nel sistema e il conflitto tutto interno ai ceti dominanti circa le scelte politiche da fare per superare, sì, la crisi sanitaria ma soprattutto la crisi economica che la precede di gran lunga. Sul piano politico si tratta di capire in che modo forze politiche attente alle questioni sociali si possono inserire in questo conflitto per far si che le future scelte siano in qualche modo utili a ripristinare il ruolo dello Stato in funzione di politiche di uguaglianza e di giustizia sociale.  Sostenere il Governo Conte appare, dato il contesto, l’unica cosa sensata da fare ed è questa la ragione per cui non condivido le critiche che vengono da alcuni ambienti di Sinistra che dimostrano di non essere in grado di cogliere le contraddizioni dei tempi favorendo in questo modo istanze autonomiste e mercatiste della Lega e degli interessi che essa rappresenta.

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Sull' Autore

Gerardo Lisco

Capo Unità Org.Amm. presso Ferrovie Appulo Lucane Ha studiato Giurisprudenza presso Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Sociologia presso l'Università di Salerno

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