BY ANTONIO MORENA E IVAN LAROTONDA
Sembra quasi una mannaia che volteggia minacciosamente sui Beni Culturali. Lavorare, oppure sonnecchiare aspettando lo stipendio a fine mese? Dilemma italico da sempre affrontato in chiave contraddittoria. Si assume un episodio di normale relazione sindacale, come quello della Reggia di Caserta, e lo si espande attraverso quegli specchi deformanti di una comunicazione politica che vuole essere protagonista a tutti i costi. Che un manager voglia stare fino a notte alta a lavorare è una cosa altamente positiva e lodevole, a patto che si ponga anche il problema dei turni e delle ore di lavoro in più che
chiede al personale di vigilanza o di custodia. Anche questo è parte del problema in un Paese dove il lavoro non è strapagato ma che sarebbe troppo pretenderlo gratis. La politica del fare, ma cosa ? Forse questo immenso patrimonio è soltanto un problema, un peso insostenibile per i vari governi che si susseguono e praticano l´impraticabile. In altre nazioni si applicano da tempo sistemi improntati sul managent-travel. Noi campiamo ancora con “ That’s amore”. Non ci sono stati cori di riprovazione quando fondi del Ministero dei Beni culturali sono stati deviati verso capitoli di spesa militari, tipo la missione italiana in Afganistan. Quasi come a dire è più importante calpestare gli scenari geopolitici mondiali che recuperare una immagine mondiale del paese ricco di bellezze e di cultura.. E´ proprio vero il senso della Nazione non esiste più, surclassato da una politica esibizionistica, da rock star. Ohhhh… povera Italia, terra di santi ed esibizionisti! Vorremmo un Paese normale, al passo con i tempi, con parità di diritti, senza esagerazioni e senza barzellette una politica che pensi a risolvere i problemi del sociale, delle comunità sempre più distanti dai palazzi del potere. Si tende troppo frettolosamente a cercare di mostrare le cose che non sono, dalla crescita, al recupero ma non sempre veritiero. Una Nazione spesso lacerata da beghe inutili e compromettenti che lasciano il segno di decisioni azzardate spinte dai patti politici. Il paese più bello del mondo dal KAOS perenne che ,anziché mettere in salvo l’albero con radici marce, si limita a sfrondarlo delle foglie secche.. E’ “tutto appost” siamo il nuovo che lavora dal giorno alla notte. A noi questo non ci convince, anzi se si pone attenzione ci accorgiamo che il bello del paese si è letteralmente trasformato in un brutto anatroccolo. Riprendiamoci il senso della giustizia, del coraggio …che ci è stato tolto con gli intrighi di palazzo, e che ci riporti al totale cambiamento. Il rischio è molto alto, ossia, che il carnevale riemerga dietro l´angolo.