L’INFLUENZA DI LEVI E LA BASILICATA OSSERVATA SPECIALE

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Per capire quanto Levi abbia influenzato l’informazione , bisogna rifarsi ad un pregevole lavoro fatto anni fa da Gaetano Fierro, il quale riassunse in un vademecum del lucano catapultati in Basilicata ad osservare la nuova terra degli indios .imagesEGKF6BLH
Friedrich G. Friedmann: fra gli studiosi che utilizzarono le occasioni offerte da fondazioni culturali per viaggi all’estero dopo la guerra. Più di qualcuno, dagli USA, scelse l’Italia meridionale, per gli stimoli e la curiosità che i libri come Fontamara di Silone e Cristo si è fermato a Eboli di Levi avevano suscitato.friedmann_friedrich_g_large
Friedmann arrivò nel ’50 in Italia, va prima da Carlo Levi che lo manda a Tricarico, poi si ferma a Matera, luoghi simbolici della condizione contadina. Egli vuole condurre una “indagine, capace di dare profilo analitico della situazione sociale, etica ed economica della popolazione e dell’ambiente”. Altri intellettuali come Adriano Olivetti (INU, UNRRA–Casas, organismi entrambi da lui presieduti) furono attratti dal Sud. Ne deriverà la più ampia indagine interdisciplinare, economica, sociale, urbanistica di quegli anni nel Mezzogiorno, utilizzata in parte dall’intervento straordinario pubblico. La Lucania apparve “come in contrasto assoluto con l’America”, il povero mondo contadino lucano non era il mondo delle grandi fattorie di agricoltori americani. Il mondo contadino “avrebbe dovuto essere riformato dall’America su di una base di tipo anglosassone con l’aiuto dell’iniziativa privata.
Il teatro più suggestivo della condizione contadina era rappresentato dai bassi, allora abitato ed alveo significativo di tutto un brulichio di contadini …
L’attenzione di John Davis fu rivolta su Pisticci “un misto di bizzarro e di ordinario” a prevalente economia agricola, con la ricerca Pisticci terra famiglia (Teda, Castrovillari).
Pisticci aveva una particolare tipicità: il raddoppio della popolazione nel secolo unitario, malgrado l’emigrazione e la continua lotta per la redistribuzione delle terre (matrimoni, ecc.).
Modello ideale per ogni tipo di ricerca, una marcata identità storico-culturale, la stratificazione sociale, le sue tradizioni di cultura popolare che già avevano richiamato l’attenzione di etnologi come Ernesto De Martino con Sud e magia.
L’analisi di Davis sulla vita di relazione a Pisticci, sui ruoli della famiglia e della parentela, del vicinato, e sui comportamenti prevalenti nella vita politica, risulta più documentata e convincente di altre di analogo impianto. L’antropologo forestiero, con solido mestiere ed occhio distaccato, rilevò e descrisse le basi culturali tradizionali della società pisticcese ed il pronto adattamento agli sviluppi più recenti, dalla vita impiegatizia alla nascita dell’industria.
Ne evidenziò la salda, arcaica istituzione familiare, il senso dell’onore dell’uomo, la forma di controllo sociale svolta dal vicinato: la comunità di donne che osservano, commentano, criticano il comportamento e l’onore, ossia le forme di successo, degli uomini.
Infine “i programmi di modernizzazione, l’industria petrolchimica nella sottostante Valle del Basento.
Donald S. 0690089000Pitkin altro americano che, come Friedmann (Matera), e George Peck (Tricarico), passò da Carlo Levi ad Aliano.
Ann Cornelisend a Torregreca (Tricarico), con l’esperienza di assistente sociale americana, la storia ed il comportamento dei suoi abitanti (la costruzione di un asilo infantile in un quartiere di case popolari, sullo sfondo la vita del paese). La Cornelisend giunge a Tricarico dopo la pubblicazione del “romanzo” di Rocco Scotellaro L’uva puttanella; agitatore politico, organizzatore culturale, assistente sociale, sindacalista ed ancora George Peck, per Tricarico, partì dalla microsologia per arrivare alla macrosociologia operativa.
È stato Franco Vitelli, sulla corrispondenza con i suoi amici in Italia (1953-1964) che ha poi ricomposto le sue ricerche, specie su Tricarico.
Edward C. Banfield, in una riflessione vivace e contrastata, produsse lo studio del 1955 su Chiaromonte con Le basi morali di una società arretrata, diventato famoso soprattutto per il “familismo amorale” (pubblicato nel 1961 e ristampato da Il Mulino nel 1976).Familismo-amorale-Banfield
  1. Sterling, fu analista acuto della riforma agraria, N. Colclough, indagò sui clan familiari, le clientele ed il peso della politica.
Ancora, in modo meno remoto, vi sono R. Leonardi, R. J. Nannetti, e R. D. Putnam che descrivono l’evoluzione della Regione e delle istituzioni politiche nei rapporti con lo Stato centrale e con gli enti locali, l’attenzione del conflitto ideologico, la forma di cooperazione attiva (la lottizzazione ed il consociativismo).

 

Tutto per Fierro parte “dallo straordinario fascino esercitato dal libro del Cristo di Carlo Levi, e, saggio nel suo saggio, parte dalle condizioni del Piano Marshall,” * il piano di aiuti all’Europa promosso e finanziato dal Governo americano nel quadro dell’OECE ed in una prospettiva della politica di intervento nel Mezzogiorno, dei progetti di sviluppo della comunità e quindi la presenza di èquipes interdisciplinari, di tecnici ed operatori socio-culturali, la ricerca, la centralità dei programmi di formazione.
Il paese del latifondo o dell’economia di sussistenza, la condizione contadina diventano un momento di verifica dell’ideologia “antiurbana” dell’opposizione radicale e romantica della metropoli.hqdefault
Il libro di Levi, come fonte letteraria per la ricerca antropologica non nuova negli Stati Uniti, infatti Robert Redfield per descrivere la filosofia del retto vivere dei contadini si servì, sulla scorta del Francis, addirittura delle Opere e Giorni di Esiodo.
Le avvisaglie di questo improvviso interesse verso le comunità contadine del Mezzogiorno si avvertono già in occasione del viaggio di Carlo Levi negli Stati Uniti d’America. Infatti nel 1947 prima ancora che fosse pronta la versione inglese del libro, già era conosciuto in particolari ambienti ebraici o italo-americani, Levi aveva intravisto nella cultura contadina lucana un complesso di valori che non bisognava distruggere. La scoperta con tutti i risvolti di ordine culturale-religioso, corroborata anche dalla pubblicazione delle riflessioni gramsciane sulla cultura popolare, va a rinforzare l’azione politica dei progetti di riscatto delle masse contadine.
Si crearono così, specie per le pubblicazioni di Scotellaro, di Musatta, di De Martino, di Rossi Doria, di Musotti e di tanti altri, mode e rendite culturali inestinguibili che da quegli anni a tutt’oggi costituiscono la tematica, sul piano antropologico e sociale del c. d. neorealismo nella poesia, nella pittura, nella letteratura e nella cinematografia, anche una sorta di finzione onnipresente, praticata fino all’ossesso, di una sorta di fossa comune della cultura regionale, “la falsa coscienza” di chi si ostenta a ricalcare i vecchi canoni leviani pur di conservare la leadership della cultura nella regione, nella convinzione di ottenere sempre il compiacimento donna-suddi quelle forze politiche e di quelle ideologie che hanno enfatizzato al massimo grado il Levi e la sua denuncia.
È per questo che Fierro parla di “miti” nel suo “Laboratorio” a proposito delle prime esperienze degli studiosi degli anni ‘50 «il dibattito più che orientarsi verso l’analisi delle contraddizioni della società, che avrebbe ricondotto fatalmente a riconoscere gli errori politici commessi dalle classi dirigenti dal Risorgimento al secondo dopoguerra, si orienta verso la produzione affascinante (la definisce Fierro) di “miti” nel tentativo di individuare – così come era avvenuto nell’America della fine dell’800 – una “nuova frontiera” oltre la quale sperimentare modelli alternativi alla civiltà capitalistica e urbana».
Si affermava così la spinta missionaria al recupero civile della realtà agricola «nell’obiettivo ambizioso di non disperdere, ma di valorizzare e tramandare tutto il patrimonio dei suoi valori». Tutto in funzione delle inchieste, degli studi, degli appelli presenti nella letteratura socio-politica che aveva come oggetto la Basilicata.Sud-e-magia
Il latifondo e l’economia di sussistenza, ragioni storiche della miseria sociale ed ambientale, assurgono a verifica antiurbana, ad opposizione radicale e romantica contro la città e contro lo Stato, proprio come Mario Alicata, nel 1954 in Cronache Meridionali, aveva paventato, facendo della città la fortezza dell’iniqua amministrazione, l’anticamera ed il domicilio di quel potere predatorio e parassita, fiscale e giudiziario, che bersaglia per le campagne, le spremeva e le ignorava, relegando il popolo contadino alla emarginazione ed alla miseria.
E qui occorre capire come la didattica messianica del Levi – il rabbino levita – abbia provocato la venuta in Basilicata d’indagatori di tutta la realtà contadina, affetti da curiosità antropologica, come Friedmann, Banfield, L. W. Moss, W. H. Thomson, certamente dotati di quella sensibilità indispensabile a recepire il forte messaggio leviano.
È quindi assai possibile che ogni mitizzazione del mondo contadino agisse sia in direzione del passato atemporale ed arcaico, sia in direzione del futuro, verso la rigenerazione e l’inizio del mondo nuovo, l’avvenire ed il realizzarsi dell’uomo, come riscatto di una classe, di una condizione. È qui che si instaurò una strana simbiosi tra il messianismo ebraico ed il fondamentalismo marxista.
Per Il Grande Ritorno – antologia del genocidio – Un mondo che ha resuscitato con le consuetudini, la mentalità, la inventiva un osservatore come Carlo Levi, il quale non limitandosi ad osservarlo, ne rivelava gli ambiti più reconditi – esaltando come civiltà – ed ideologizzando il bisogno di riscatto al di là dei fenomeni eversivi del passato. Un mondo gravemente disturbato e distolto evidentemente dalle sue più profonde opere di meditazione, di credenza, d’inventiva, di esecuzione d’opera, della sua attiva rassegnazione foriera di “risorse culturali”, d’imprevedibile originalità, d’incognite e di quelle sensazionali capacità che oggi – secondo i teorici del grande ritorno del recupero della memoria-territorio sarebbero persino in grado di produrre ricchezze.
Questo popolo fu fatto confluire in quell’altro inferno, quello dell’organizzazione collettiva, della “c. d. elevazione proletaria” e d’inserimento nelle fabbriche, nelle cooperative, nell’edilizia, non assolvendolo dalla sua originaria subordinazione, bensì opprimendo la sua congenita libertà, il suo estro, la sua individualità, proprio in una strana analogia del genocidio, morale e statico.
*dalla prefazione di Sergio Zoppi

 

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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    Giovanni Grassani il

    Sabato 14 gennaio 2017 è stato inaugurato l’archivio storico del comune di Grassano , in attuazione di un progetto del GAL Bradanica che si “propone di individuare e di censire le numerose fonti documentarie conservate nei diversi archivi del territorio”. L’archivio è stato intitolato al Prof. Gaetano Ambrico (12 ottobre 1917-14 ottobre 2007), illustre cittadino di Grassano, che fu eletto deputato nella I legislatura repubblicana (1948-1953). Componente della commissione parlamentare sulla miseria istituita nel 1952 e presieduta dal socialdemocratico Ezio Vigorelli, indagò le problematiche del mondo contadino delle aree interne del materano (Camera dei deputati, 1954; Fiocco 2004) e fu direttore dell’indagine multidisciplinare realizzata su Grassano, uno dei comuni scelti come campione in quella Inchiesta parlamentare sulla miseria. L’obiettivo era di offrire al legislatore una descrizione scientificamente documentata della situazione sociale, economica e sanitaria di quella comunità per preparare una risposta da parte dei governanti che fosse efficace rispetto alla reale situazione di miseria in cui versava la popolazione. I risultati di questa inchiesta sono pubblicati negli atti parlamentari del 1954 che costituiscono una fonte ricchissima di conoscenza della della reale situazione del nostro territorio in quegli anni. Auspichiamo una rinnovata attenzione su questo filone di studi e soprattutto sul metodo suggerito dal nostro grande concittadino, di cui quest’anno ricorrerà il centenario della nascita.

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