LA SANITA’ CHE DISCRIMINA IN BASE AL PORTAFOGLI

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La prima strozzatura che discrimina chi può curarsi da chi non può farlo avviene già dal medico di famiglia, quando , insospettito da qualche anomalia, prescrive una serie di esami , all’elettrocardiogramma, alla spirometria, all’ecografia, al doppler, alla radiografia. Sulla rapidità con cui questi esami vengono fatti si gioca buona parte delle possibilità di intervenire per tempo per quelli che manifestano una malattia, ma, nonostante ci siano norme che consentono una corsia più rapida per determinati esami nel sospetto di una malattia tumorale, tra autorizzazioni, visite specialistica e prenotazione il tempo passa e difficilmente riesce a mettersi al passo con le esigenze delle persone di curarsi il prima possibile. Su questo nodo si sono organizzati gli interessi privatistici di molti medici, i quali  sono in grado, a pagamento, di dare risposte in giornata o in 48 ore. Da qui la separazione dell’utenza, tra chi può pagare e farsi in uno o due giorni tutti gli esami necessari, consultare uno specialista e arrivare ad una diagnosi precisa e chi , non potendolo fare dal punto di vista economico, si siede nelle decine di panchine presso i vari servizi pubblici ad aspettare di essere chiamato. Intervenire su questa discrasia, è i primo passo per una sanità del territorio, cioè una sanità che è in grado di indirizzare il paziente verso servizi specialistici con una diagnosi già conclamata, e che ,in ospedale, potrebbe fruire delle necessarie indagini più complesse ai fini della risposta clinica o chirurgica alla patologia. La mancanza di questa scrematura iniziale è decisamente costosa per il sistema sanitario, perchè o  la gente si ricovera d’urgenza per saltare tutta la trafila privatistica  delle indagini e affidarsi all’ospedale anche per la parte degli accertamenti diagnostici , con notevole aggravio per le strutture ospedaliere, oppure arriva in ospedale quando il danno si è allargato anche per i ritardi che le liste d’attesa provocano. In questi mesi è arrivato in porto una vecchia richiesta della FIIMG, la federa<ione dei Medici di famiglia , che il Minisitro Speranza ha opportunamente sposato: dotare questa prima linea della salute di attrezzature adatte agli accertamenti diagnositici indispensabile per la corretta prosecuzione dell’iter sanitario, ma la dotazione finanziaria è talmente simbolica ( 250 milioni) da far temere che la sostanza del problema non verrà intaccata. Qui entra in ballo la Regione Basilicata che, negli interventi dei nuovi governanti, ha sempre messo la sanità ddi base e quella distrettuale tra gli obiettivi da perseguire. Ebbene , quale  migliore occasione sia per rimpinguare il fondo nazionale, sia per studiare soluzioni alternative e anche provvisorie per far decollare il nuovo sistema: Quella ad esempio di ricorrere ad un accordo con le strutture privatistiche della sanità lucana e contrattare questi interventi , alle tariffe minime e a condizioni predeterminate sulla qualità e sulla responsabilità delle risposte. Sarebbe un modo per aggredire subito il problema e aspettare che negli anni, minimo cinque, il sistema pubblico della prima linea del fronte si organizzi con una rete efficiente e che metta insieme varie professionalità. Proviamo ad aprire questo discorso con le categorie interessate e vediamo che cosa è in grado la Regione di inventarsi come best practice. Anche perchè l’Assessore Leone non è convincente quando teorizza in astratto un miglioramento della quota che il privato tiene in sanità. I tetti vanno bene come sono, almeno fino a quando non si tara la produttività del pubblico e si capisce dov’è il limite oltre il quale le strutture del sistema non ce la fanno. Però ,per un progetto speciale che assicuri l’organizzazione diagnostica di prima risposta, un aiuto dalla sanità privata può essere compreso e giustificato dai risultati. Rocco Rosa

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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