LA SECESSIONE DEI RICCHI

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La secessione dei ricchi del Nord dai poveri del Sud ( la chiamano autonomia differenziata) è un progetto promosso dalla Lega, che consiste nel consentire alle regioni ricche (per adesso il Veneto la Lombardia e l’Emilia Romagna, a breve anche Friuli ed altre regioni) di trattenere il cosiddetto sovragettito fiscale (lo chiamano anche residuo fiscale: ciò che viene versato in più di tasse rispetto alle rimesse che il territorio riceve dallo Stato – in questo articolo c’è un istogramma nel quale viene efficacemente rappresentato il fenomeno).
Facciamo un esempio. Poniamo che il Veneto e la Basilicata abbiano bisogno di 100 per finanziare la macchina statale che garantisce i servizi ai cittadini (welfare).
II ricco Veneto paga tasse per 200 e la povera Basilicata per 50. Ciò vuol dire che il Veneto ha un sovragettito (residuo fiscale) pari a 100 e la Basilicata ha un residuo fiscale negativo pari a 50.
Lo Stato, dunque, prende il 50 che manca alla Basilicata dal residuo fiscale del Veneto e lo versa alla Basilicata. E la Basilicata utilizza quei soldi per mantenere aperte scuole, ospedali e uffici pubblici che, altrimenti, dovrebbero chiudere. Idem per le altre regioni.
Detto questo, il progetto della Lega consiste semplicemente nell’impedire che il residuo fiscale del Nord vada a perequare la povertà del Sud. E, per effetto di questa cosa, intende abbassare le tasse solo nelle regioni ricche del Nord. Questa cosa si chiama <<riserva di aliquota>> ed è lo strumento che intendono utilizzare per fare la flat tax solo al Nord. Altro esempio.
Il Veneto versa 200 e ha bisogno di 100. Pertanto, se trattenesse 200, potrebbe dimezzare la pressione fiscale sui cittadini del Veneto che, anziché pagare 200, potrebbero pagare solo 100.
Pertanto, se questa cosa andasse in porto, si avrebbe la situazione paradossale di un ricco Nord che pagherebbe tasse più basse e un Sud povero che pagherebbe tasse più alte senza comunque poter garantire il welfare.
Un ulteriore effetto della secessione del Nord sarà la regionalizzazione dei ruoli statali dei dipendenti pubblici che, secondo quello che promettono, dovrebbe comportare un aumento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici che lavorano al Nord.
Il m5s si è opposto (debolmente) a questa cosa, dicendo che la secessione si farà, ma sulla base della spesa storica. Che è un altro meccanismo capestro introdotto dalla legge De Rio. Tale meccanismo è basato su 2 principi: l’invarianza di spesa e la spesa storica. Traduco. Le ricche regioni del Nord hanno ottimi servizi ( per esempio, tanti asili nido e tante scuole dell’infanzia a tempo pieno) che costano un sacco di soldi. Il Sud, invece, ha pochi servizi (per esempio pochissimi asili nido e pochissime scuole dell’infanzia a tempo pieno).
Secondo le disposizioni contenute nella legge De Rio (alle quali si appella Di Maio) il Nord ha diritto a continuare ad avere un sacco di soldi dallo Stato per mantenere i servizi già attivati e il Sud continua ad averne pochissimi (per continuare a finanziare quel poco che ha) e non potrà averne di più. In ciò essendo condannato (il Sud) a non potere mai ottenere l’attivazione dei servizi che mancano. In pratica sia il Veneto che la Basilicata continueranno ad avere dallo Stato gli stessi soldi (invarianza di spesa) e gli importi saranno pari a quelli che hanno ricevuto negli ultimi anni (spesa storica). Molto al Nord, poco al Sud: tanti servizi al Nord e pochi servizi al Sud. Per sempre.
Con la secessione andrà anche peggio. Perché il Nord si terrà tutti i soldi delle tasse (dall’80 al 90% del gettito fiscale territoriale nel suo insieme) e le regioni povere, Basilicata in testa, non potranno finanziare nemmeno quel poco che hanno. Perché avendo un residuo fiscale negativo, non ricevendo quello che manca dallo Stato, non avranno materialmente i soldi per tenere in piedi la baracca.
Ciò significa chiusura degli ospedali periferici, riduzione dei servizi negli ospedali centrali (per es. Potenza e Matera), allungamento spaventoso delle liste di attesa, chiusura delle scuole nei paesi, licenziamenti in massa nella Pubblica amministrazione o trasferimenti d’ufficio fuori regione, crollo dei consumi e chiusura degli esercizi commerciali. Insomma, un disastro di proporzioni epocali. Siete proprio sicuri di volere questo, genti del Sud?

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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