la Sinistra non sia più un tabù

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Serve un partito moderato, solidale, riformista ed ecologista, e perché no, di sinistra. E’ questo che intende Zingaretti quando dice di voler riformare il PD per tenere tutti dentro?

Intanto bisogna avviare fin da subito un’opera culturale di sdoganamento della parola “Sinistra”  visto che per anni alcuni dirigenti del Partito Democratico si sono vergognati perfino di definirsi di sinistra, e poi iniziare a promuovere azioni concrete per riportare al centro dell’agenda di Governo tutti quei temi di sinistra, appunto, sul piano sociale, occupazionale, del diritto, del lavoro e sopratutto ecologisti cui l’ex premier Renzi, nel suo breve mandato, ha inferto colpi mortali, costringendo milioni di elettori a rivedere le proprie posizioni elettorali. Un regalo alle opposizioni che hanno potuto occupare uno spazio libero pur non avendo alcuna affinità con i temi che in quello spazio un tempo trovavano risposte.

E’ bastato ritornare a parlarne perché gli elettori facessero scelte diverse rispetto al 2018. Mi riferisco alle elezioni in Emilia Romagna, cuore pulsante del popolo di centrosinistra, dove, il PD, epurato da fronde liberiste, è ritornato a vincere. L’ha fatto nelle periferie, proprio lì dove aveva miserevolmente perso consensi. Ha vinto anche grazie alle sollecitazioni e all’impegno di migliaia di persone scese in piazza con le sardine che in poco tempo e senza grandi mezzi finanziari hanno saputo conquistare spazi e simpatie di milioni di elettori i quali sembravano essersi persi definitivamente e che invece, grazie ad una prospettiva di futuro, le Sardine, hanno riportato in piazza e soprattutto alle urna.

Il centrosinistra in Emilia ha preso voti perché ha ricominciato a parlare di temi ecologisti, di ambiente, di emergenza climatica, di solidarietà, di sicurezza e di lavoro. Lo ha fatto con competenza, pacatamente, con uno sguardo all’Europa e con l’altro agli Italiani, denunciando, dove opportuno, politiche Europee irragionevoli, senza il terrore di inimicarsi per questo i burocrati di Bruxelles. Un nuovo paradigma valoriale che nulla ha a che vedere con il sovranismo delle destre. Disperdere questo patrimonio e vanificare lo sforzo e l’impegno di tante persone sarebbe sì un delitto. Un’aberrazione di cui in primis il segretario del PD non può permettersi di farsi carico per assecondare le sirene interne al suo partito che continuano a predicare l’autosufficienza, magari per agevolare la risalita nei sondaggi dell’ex segretario fondatore di Italia Viva a cui, con tutta evidenza, continuano a strizzare l’occhio in attesa di completare l’opera di distruzione della sinistra italiana. Non devono farlo gli altri movimenti e partiti che si rivedono nell’ambito del centrosinistra.

L’impegno categorico per vincere la battaglia di civiltà nel nostro paese è quello di continuare a dar voce a quelle piazze recuperando lo spirito e l’entusiasmo di chi è ritornato a popolarle. Parlare con la gente dei problemi della gente, guardandola negli occhi senza il filtro dei social per lo più affidati ad esperti manager della comunicazione. Esperti comunicatori pagati per cavalcare keyword in grado di attrarre pubblico disarmato e distratto dai problemi quotidiani. Bisogna ritornare a parlare con la gente offrendo non solo vane speranze, ma proponendo soluzioni possibili di breve medio periodo.

Una ripartenza, dunque, che interessa l’intero centrosinistra, senza distinzione di sigle, per ridimensionare i novelli statisti cresciuti in rete grazie a twittate d’effetto e algoritmi “bestiali”.

L’ha capito Zingaretti, segretario del PD, il quale ha manifestato la chiara volontà di voler evolvere il suo partito in un nuovo movimento politico, evidentemente di centrosinistra, aperto al dialogo con le forze sociali sopratutto in grado di mettere in campo politiche per recuperare quel gap tra primi e ultimi sempre più emarginati. Un movimento assolutamente ecologista che sia in grado di avviare con competenza quell’attesa transazione energetica che consenta al paese di superare le fonti fossili tanto care alla Lega e un po’ anche a Renzi. Un grande partito che prediliga un modello di sviluppo solidale, progressista ed ecosostenibile. E’ questa la sfida lanciata dal segretario del PD?

Se così fosse sarebbe auspicabile che avvenga nel più breve tempo possibile. L’Italia ha bisogno di un nuovo piano Marshall dell’economia, del lavoro, per l’ambiente e l’agricoltura. Il paese è ad un punto di non ritorno e le aspettative tradite degli ultimi governi hanno condizionato umori e atteggiamenti degli Italiani trasformando un popolo laboriose e solidale in un cumulo di individualità ed egoismi che non rappresentano né la storia né le nostre tradizioni.

Sarà possibile farlo cambiando solo simbolo e nome al PD?

Giuseppe Digilio

 

 

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