La Sinistra orfana del PD?

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Alla domanda se, dopo la scelta del PD di Letta di stringere un accordo con Calenda e i radicali di + Europa, la Sinistra sia orfana del PD la risposta non può che essere un NO secco. A parte l’intermezzo rappresentato dalla Segreteria Bersani e, in minima parte, dalla Segreteria Zingaretti, l’accordo sottoscritto con Calenda e + Europa è l’ovvia conclusione dell’evoluzione in senso liberale del partito avviata da Veltroni, continuata con Renzi e portata a termine da Letta. La componente di sinistra presente nel PD, in prevalenza di provenienza PCI, è solo il residuato  di un epoca ormai lontana. Il PD a guida Letta è lo stesso di Veltroni e Renzi lo si evince dal posizionamento politico, dalle alleanze, dalla vocazione maggioritaria, dal target elettorale al quale si riferisce. Solo l’alleanza con il M5S e LeU avrebbe potuto ancora tenere il PD nell’area di centrosinistra. Veltroni all’epoca si alleò con i Radicali e con Italia dei Valori di Di Pietro, cercò lo sfondamento al centro con la candidatura di industriali come Calearo, marcò il campo a sinistra facendo appello al voto utile, all’antifascismo e alla deriva populista rappresentata, in quel caso, da Berlusconi. L’appello ebbe successo, infatti la sinistra non riuscì nemmeno a portare  propri rappresentanti in Parlamento inchiodata al 3% dei consensi. La politica di Veltroni può essere racchiusa in quel <<ma anche>> che caratterizzò ogni fase della sua campagna elettorale. Renzi, dopo le elezioni perse dalla coalizione “Italia Bene Comune” , alle elezioni europee fece meglio con il PD che superò il 40% dei consensi su una partecipazione al voto che si attestava al 50% degli aventi diritto: in effetti Renzi, alle elezioni europee, confermò gli 11 milioni o poco più di voti presi dal PD di Veltroni alle elezioni politiche. Già con Renzi il contesto sociale e politico era cambiato in modo profondo. Alle elezioni politiche del 2018 il PD si presentò in coalizione con Scelta Civica e altre liste minori, nel suo complesso la coalizione prese il 22% o poco più dei consensi e 7,5 milioni di voti.  La percentuale  di voti che i sondaggi attribuiscono in questi giorni  al PD è la stessa del 2018. L’obiettivo di Letta è quello,  attraverso l’alleanza con Calenda e con Art. 1, di recuperare il consenso raggiunto  da Veltroni e Renzi  per poi partire da questo dato per rilanciare il PD come soggetto politico di centro aperto a possibili coalizioni con entrambi i lati del Parlamento. A differenza delle altre tornate elettorali quando il richiamo all’antifascismo aveva il suo appeal,  il contesto sociale è cambiato e non penso che possa incidere significativamente sul risultato. Lo stesso appello, lanciato da vari costituzionalisti, al voto utile  al fine di evitare che il centrodestra possa avere una maggioranza tale da poter modificare unilateralmente la Costituzione non troverà terreno fertile. In questi anni proprio il PD ha apportato modifiche alla Costituzione tali da stravolgerne senso e significato storico. La vittoria del movimento referendario contro la riforma voluta da Renzi, o “deforma costituzionale” come la definì  Felice Besostri,  la si deve al fatto che il referendum venne trasformato in un voto politico pro o contro Renzi.  Sempre in materia di modifiche alla Costituzione non bisogna dimenticare che l’iter per l’approvazione del regionalismo differenziato  è molto avanti e ad averlo avviato sono state Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, regioni guidate tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra per cui l’essere a favore o contro le , eventuali, riforme alla Costituzione attraversa trasversalmente tutti gli schieramenti. Il punto è che la società italiana è cambiata e molto in questi anni. I grandi riferimenti politici e culturali non ci sono più. I richiami a Berlinguer e Moro lasciano il tempo che trovano: entrambi appartengono ad un’altra epoca. Da allora è passato mezzo secolo, è  finita la Guerra fredda, le grandi narrazioni ideologiche sono andate in crisi, il capitalismo occidentale ha abbattuto le frontiere, la società è stata destrutturata, individualizzata, le innovazioni tecnologiche hanno inciso  sul sistema produttivo con la nascita di nuove professioni legate ad esse,  precarietà è flessibilità sono diventati un vero  proprio stile di vita sinonimi di libertà individuale. Ci sono voluti un paio di decenni per scoprire che precarietà e flessibilità, salvo poche eccezioni,  non sono sinonimi di libertà individuale ma strumenti di sfruttamento e di controllo delle elitè sulle masse.   Il Progressismo non ha più nulla a che vedere con l’idea di Progresso legata al miglioramento delle classi sociali subalterne e marginali. Il Progressismo viene inteso come sviluppo della propria individualità. La questione ambientale, la questione del lavoro, la ricerca di cibi macrobiotici o a km zero, la fluidità di genere , i diritti LGBTQ+ , l’ossessione del politicamente corretto con la paura della proletarizzazione sono tutti elementi di una narrazione progressista che riguarda appunto la dimensione individuale e non quella collettiva. Questa nuovo componente sociale è strettamente legata alla classe media tradizionale che si difende arroccata nei propri fortini ben definiti dalle “ZTL”. Dal punto di vista numerico questo pezzo di società non è maggioritaria, una parte di essa sceglie di votare per le destre tradizionali  conservatrici sia per questioni valoriali, sia perché, per ragioni di ordine pubblico, si sente più difesa dalla destra Conservatrice che  da un Centro Progressista. Il PD ha scelto di diventare la forza politica di Centro Progressista. Che fosse questa la scelta definitiva era scontato, era l’ovvio approdo di un percorso iniziato con la sua nascita. La trasformazione naturale del PD ha lasciato a Sinistra degli orfani. Alcuni di questi preoccupati soprattutto del proprio destino personale, altri perché hanno veramente creduto che il PD potesse continuare ad essere parte del centrosinistra.  La scelta di Letta aiuta a fare chiarezza, ponendo fine all’ambiguità di fondo che ha caratterizzato il PD sin dalle origini: il PD non è di Sinistra. Perciò la Sinistra non deve sentirsi orfana del PD, non serve . Non servono “campi larghi” , servono scelte di campo chiare e nette, solo partendo da queste ultime è possibile ricostruire e riorganizzare il “campo della sinistra”.

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Sull' Autore

Capo Unità Org.Amm. presso Ferrovie Appulo Lucane Ha studiato Giurisprudenza presso Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Sociologia presso l'Università di Salerno

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