L’uscita di Coviello dalla Lega ha paradossalmente contribuito a compattare il gruppo, quasi che andandosene ha fatto quello che doveva fare da coordinatore: tenere unita la squadra. Sarà la vicenda dei soldi da restituire , gestita male secondo alcuni, sarà che la sua posizione sembrava appiattita rispetto alla giunta, sta di fatto, dicono alcuni. che, da quando se ne è andato, nella Lega ci sono solo sorrisi . La versione alternativa a questa spiegazione, o illazione che sia, è che la defezione del capogruppo ha messo partito e consiglieri di fronte al pericolo di trovarsi con un pugno di mosche in mano , per cui si sono messe da parte i bracci di ferro su chi doveva issarsi un gradino sopra gli altri e si è cercato di difendere la sostanza del potere. Che oggi si riduce, ma di poco, rimanendo la maggioranza con un modulo 5-4-3 in cui la cifra più alta è ancora della Lega. A rendere più respirabile l’aria all’interno del partito di Salvini è stata anche la nomina di Zullino a vicesegretario operativo del partito, ancora sotto il commissariamento di Marti ma che può preludere anche ad una diversa articolazione degli equilibri complessivi. E che non si tratti solo di un contentino al consigliere venosino, ci ha pensato lo stesso Salvini che , in diretta a Retequattro ha commentato positivamente la nomina, dando un rilievo nazionale ad un fatto che normalmente viene rubricato con minore enfasi. Che possa essere un gesto di ricomposizione dell’intero partito, sono in molti a considerarlo, anche in vista del prevedibile rinnovo dell’ufficio di Presidenza del Consiglio e della Giunta regionale. Rinnovo che è fissato per l’autunno e che non può riflettere i nuovi rapporti numerici e i singoli equilibri interni nei partiti. Per la Lega il problema Cicala non è da sottovalutare. Se è costretto a lasciare la presidenza del Consiglio, non può certo rimanere a piedi e deve trovare un posto in giunta. Con la metà della maggioranza che aveva all’inizio, la Lega si era lanciata alla ricerca del terzo assessore, ma adesso una rivendicazione del genere è fuori luogo, soprattutto dopo che nel potere degli enti locali ha mietuto a mani basse. Gestire questo passaggio delicato comporta necessariamente allargare il perimetro delle cose che contano, dentro e fuori il partito. E forse potranno essere mortificate le aspirazioni del senatore Pepe a prendere le redini del partito: due cose non si possono avere e non è detto che il posto da parlamentare non possa entrare in discussione. Ad oggi si può dire che la Lega ha fermato la deriva, che Fratelli d’Italia ha rastrellato una maggioranza che gli consente di aspirare a qualcosa di importante( a patto che al momento delle decisioni non ci si divida, cosa affatto improbabile) e Forza Italia è entrata in difficoltà, per via del fatto che , facendo parte dell’esercito regolare, debbono limitarsi ad assecondare le strategie del Generale, sperando che non siano strategie personali ( come l’incontro con la Meloni ha fatto temere) ma siano strategie per rendere più forte la compagine in regione, cosa che per ora non si intravede all’orizzonte. Rocco Rosa
LA SITUAZIONE POLITICA REGIONALE: LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA
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