LA SOTTOCULTURA CHE SI CONTENDE IL CAPODANNO

0

TERESA LETTIERI

Cosa è accaduto da un “anno che verrà” all’altro visto che la città di Potenza si conferma piazza di festeggiamenti Rai? Una beata ceppa, mi verrebbe da dire. Di tre anni fa ricordo, oltre le tifoserie, un repertorio di insulti che sfiorarono il grottesco: dal divertente augurio di temperature polari, come se Potenza fosse su una scogliera, alle minacce e agli scontri verbali davvero scandalosi. I commenti di questi giorni, solo i primi,  parlano di metrature di piazze più adeguate e di “passaggi e attraversamenti” del territorio lucano più proficui spacciati per turismo che disapproverebbero il capoluogo di regione, oppure reclamano la Val d’Agri come sito per “compensare” l’impatto delle estrazioni petrolifere. In mancanza di royalties si recupera almeno in divertimento. Una qualsiasi considerazione, oltre le ingiurie, latita. Nel frattempo Matera ha festeggiato la sua nomina, con tanto di eventi e fasti  nonché lo scorso capodanno; la regione ha cambiato orientamento politico e pure la città di Potenza, per davvero stavolta, visto che l’amministrazione precedente fu declassata a prova tecnica di destra, per poi continuare sulle vecchie tracce, fosse solo per riconoscenza all’unico buco tra i tanti presenti in città. Il bilancio dei tre anni non è entusiasmante, ma nemmeno singolare ed inaspettato. In realtà sarebbe stata utile una rivoluzione copernicana per innescare proprio un’altra visione. Figurarsi percorrerla. Ma per fare le rivoluzioni non basta il mal di pancia che tolleriamo più che bene. Non basta il vaffa che riusciamo a declinare ancora meglio e alla bisogna. Non basta un gruppo, un paese, una regione. Basta e sarebbe bastata proprio quella cultura che nutre, ormai ne abbiamo testimonianza, soprattutto  grafici e tipografi. Diventare capitale avrebbe significato, oltre gli eventi e le rappresentazioni, oltre i flussi di visitatori e i personaggi illustri, oltre i giapponesi e gli americani, registi ed attori compresi, cominciare a fare cultura sul serio. Per sé stessi, per il territorio circostante e limitrofo e per il Paese. E’ questo il senso di Capitale, per di più europea.  Certo, un compito gravoso, ma chi si titola a queste imprese così impegnative non solo nell’immediato, deve avere una struttura portante solida e organizzata nel tempo passato, presente e futuro affinché possa funzionare per gli obiettivi prefissati, tra i quali l’auspicata crescita. Scavalcare la curiosità sollevata da un sito patrimonio dell’Unesco singolare come i Sassi e che ha procurato un andirivieni di visitatori dal lontano Oriente, tra i più, avrebbe dovuto tradurre l’identità riconosciuta a livello mondiale in qualcosa di diverso da una testimonianza fugace, tipica nei nostri luoghi. E questo già nel passato. Invece, questa avventura da Capitale è partita da “un mordi e fuggi”, da uno scatto, un pranzo e forse un pernotto, guadagnando poco più nel corso del tempo e fino alla candidatura. Un po’ poco per passare da Bella addormentata a regina, nonostante il prestigioso titolo. Sempre al passato, in questo scenario, i lesti e lungimiranti pugliesi si sono organizzati, sfruttando la loro attitudine commerciale tanto nota fuori dai confini regionali, assicurando al loro territorio il presidio turistico attraverso Matera specchietto per le allodole ed infarcendolo di Valle d’Itria e profondo Salento, di Gargano e costa jonica. I lucani invece, hanno dimenticato di avere altro territorio,  oltre i Sassi, non solo contiguo ma fatto di due coste e di un entroterra esclusivo, di ghost town (che pure fanno economia oltre che paesaggio) e di scavi archeologici, di terre federiciane e masserie fortificate, di fragole e castagne, di calanchi e dighe per velisti. Quindi hanno marciato sul posto riempendo BB e alberghi,  musei e trattorie, consumando sul posto la cultura senza aprirla davvero all’esterno ma consentendo all’esterno di arrivarci in qualche modo per farsi fagocitare e passare alla comitiva successiva. Gli stanziali non materani hanno concentrato tutti gli eventi su Matera, dalla psicologia all’enologia, per consentire la conoscenza, per fare bella figura, per far traboccare le occasioni (una sala che straripa è sempre meglio di una sala mediocremente affollata). Come se, tolta la curiosità che non occupa solo il passato, ma presente e futuro a quanto pare, non ci fossero motivi sufficienti per ritornarci. Una convinzione così radicata nel lucano, imprenditore-turista-albergatore-ristoratore-guidaturistica-cittadino che sottrae importanza inconsapevolmente al valore intrinseco e visibile dell’esistente. Ma se non ci crediamo noi, chi volete che ci creda?! Il resto, quindi, è rimasto appannaggio di iniziative come “Capitale per un giorno”, dove una comunità esce dalla sua marginalità attraverso il più grande contenitore di Matera 2019, e si scopre appassionata, accessibile e collaborativa. Per poche ore, di un giorno all’anno, che obiettivamente sembra faccia avvitare su sè stessi.  Lo dimostrano gli insuccessi collezionati da progetti come “La storia bandita”  oppure “Magna Grecia. Il mito delle origini”, al netto del  Volo dell’angelo e del Ponte Tibetano, poveri orfanelli di una famiglia sterminata che avrebbe dovuto risollevarsi e fare il pienone profittando della sistematizzazione di un modello turistico lucano. I riti arborei continuano ad alimentare gli indigeni rimasti e qualche appassionato nord europeo in camper, i parchi vengono richiesto per rave party e le coste, per giunta sottoposte a vincolo, meta di pseudo-ambientali  percorsi musicali e cinematografici nutriti dalle royalties. Oggi Potenza si affaccia al nuovo capodanno e tra i commenti emerge l’ex segretario della Lega che intima la separazione di Matera dal resto del territorio per non aver ricevuto la conferma dell’evento. In spicci, da una parte la politica si assicura il potere con una marchetta che sostiene anche l’amministrazione attuale (in attesa di “quagliare” qualcosa) e dall’altra la medesima politica con lo stesso schieramento, temporaneamente dissociata per beghe interne, minaccia di tracciare una linea di confine lavorando non sul merito che Matera possiede e rappresenta ma su una paturnia di stagione. In sintesi, Matera non era pronta, è stata spinta in questa avventura con i risultati e una organizzazione sicuramente lodevole vista la partenza e il materiale disponibile, basta rifarsi ai progetti-pilastro, ai percorsi di co-creazione e networking (più impattanti sul futuro della città, per la verità, che sul presente visto che attualmente si sviluppano) ma è immobile se guardiamo al futuro, più cibo per la Puglia che per la Basilicata, addirittura preda che invece di metter su famiglia potrebbe lasciare solo spoglie. Per contro, è ricominciato il tifo, la noia, l’invettiva, la protesta e la gioia di chi, oltre casa e cotechino con la lenticchia, non poteva che sperare nel capodanno in piazza. Ma si sa, il lucano si accontenta.

 

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento