LA STORIA DELL’ARTIGIANATO LUCANO NELLE POLITICHE REGIONALI

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Nelle prossime settimane uscirà nelle librerie italiane il nuovo Saggio sulla “Storia dell’Artigianato lucano”, una sorta di “Opera Omnia” (Edizioni IL SEGNO 2025) di oltre seicento pagine, non un romanzo, ma, una vera STORIA, un vero Racconto e una vera Raccolta di sprazzi di memoria, di esperienze vissute, di buone pratiche, di criticità, di casi studio, di puntuali analisi e ricerche nel e sul campo della pianificazione e gestione degli interventi formativi, della progettazione sistemica, dell’utilizzo dei testi, delle tabelle, degli organigrammi e dei numerosi riferimenti a leggi e delibere regionali. Gli anni Novanta, il decennio che va dal 1990 al 1999, rappresenta il terzo decennio di esistenza della Basilicata nel suo carattere costitutivo di Regione a Statuto Ordinario. All’inizio degli Anni Novanta la Regione Basilicata raggiunge, per così dire, la sua età adulta con la guida illuminata e chiaroveggente del suo primo presidente, il prof. Vincenzo Verrastro. Un Presidente che aveva adottato per il proprio futuro e che, nel corso del suo primo decennio(1970/82) di vita istituzionale, stava costruendo con la necessaria gradualità ma con altrettanta ferma lungimiranza, un modello di società che avesse come proprio centro motore l’artigianato, la piccola impresa, l’iniziativa locale. In tale visione strategica, a base dell’identità della costruenda realtà regionale, erano posti due fondamenti: l’autonomia nell’assumere e condividere le decisioni politiche e sociali e la larga disponibilità delle risorse umane e materiali offerte dal territorio, per costruire il proprio futuro. Questa visione trovò la sua prima attuazione nella decisione assunta dal governo regionale di attribuire all’artigianato uno stato giuridico di rilevanza pubblica; di riconoscere l’artigiano quale cittadino portatore di istanze di interesse pubblico e, quindi, quale portatore di diritto a fruire di servizi pubblici specifici. E nel dare forma e sostanza a tali indirizzi politici, il governo regionale assunse coerentemente la decisione di istituire uno specifico ente regionale di servizi per lo sviluppo dell’Artigianato: “L’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Artigianato, A.R.S.A”, istituita nel 1978 e successivamente alla fine degli anni ottanta e agli inizi degli anni novanta i Mega Interventi Formativi di successo (FSE/Ministero del Lavoro) tratti, attinti e mutuati dal e sul virtuoso principio della “Bottega-scuola”. Questa lungimiranza, questa chiaroveggenza cozzò con le decisioni assunte dal Governo nazionale che nei fatti si dimostrarono pretestuose perché il Piano strategico improntato sulla industrializzazione delle nostre aree terremotate furono governate direttamente ed esclusivamente dal Ministero preposto in aperta negazione dei principi costituzionali della sussidiarietà inter-istituzionale, negando le competenze regionali in materia di qualità dello sviluppo per il proprio territorio e nell’adempimento dei controlli di efficacia e di efficienza sui progetti finanziati ed attuati dal governo nazionale, che in realtà si rivelò solo come un sistema che agevolava le imprese industriali, prevalentemente quelle del Nord, non esclusa una certa Confindustria meridionale, insieme interessate ad approfittare dei lauti finanziamenti concessi dal Governo nazionale. E il motore di tutto il sistema, che sorreggeva quel Piano ministeriale, era posto proprio nel sistema scellerato di incentivazione per miliardi di lire di contributi a fondo perduto;  estrema “flessibilità”, senza una dovuta e riconosciuta analisi costi/benefici, nel mentre i tassi d’interesse passivo pagati dalle nostre piccole imprese non erano mai inferiori al 15% annuo e che, con l’aggiunta di balzi e balzelli e commissioni varie, potevano arrivare anche al 26-30%. Situazione questa che pareva confermare, fin da subito e in seguito ampiamente avvalorata dalla realtà degli atti e dei fatti, l’affermazione di coloro che sostenevano che quel Piano industriale era un tristissimo circolo vizioso, un malefico corto circuito: i ricavi a vantaggio dei pochissimi sedicenti industriali e i costi a carico di tutta la popolazione meridionale.(transeat sul deserto industriale odierno) Ed era quindi naturale, per chi viveva di ingenuità e di promesse, in quei giorni di fine Anni Ottanta, che l’attesa del nuovo decennio, gli Anni Novanta, si caricasse di sogni di speranza; la speranza di un profondo rinnovamento per la ricostruzione post-terremoto e del miglioramento di tutto l’ordinamento politico, sociale, economico, istituzionale, amministrativo.(vedi Leggi nn. 142/90 e 241/90) E l’attesa di un decennio che fosse portatore di ulteriore crescita del mondo artigianale e di una radicale riforma della gestione industriale, era animata e sostenuta anche da echi di ben più vasta risonanza dell’orizzonte locale e regionale, quando si considerava che quello in arrivo, gli Anni Novanta, era l’ultimo decennio del ventesimo secolo; l’ultimo decennio del secondo millennio e il tempo d’ingresso al terzo millennio. Orizzonti nuovi illuminati dalla speranza di tempi nuovi per la Basilicata, per l’Italia, per il Mondo. Ma…; ma ben presto quella attesa si rivelò vacua e falsa a chi ha vissuto personalmente lo scorrere dei nuovi Anni Novanta. Fin dalla prima metà degli Anni Novanta si dovette prendere atto che la tanto attesa riforma dell’ordinamento politico, sociale ed economico altro non era che lo stravolgimento del sistema regionale delle politiche in materia di artigianato e degli interventi pubblici mirati alla creazione di nuova occupazione. Tanto grave tradimento delle attese come effetto di due dinamiche politiche, tra di loro in netto contrasto: da una parte, la cancellazione dal Piano F.P. 1993 del Mega Progetto Artigianato e la soppressione dell’ARSA “Azienda regionale per lo Sviluppo dell’Artigianato”, con cui, tra l’altro, si cancellava dall’ordinamento giuridico ed amministrativo l’artigianato come soggetto di interesse pubblico, unitamente alla contemporanea soppressione dell’IBRES, “Istituto di Basilicata per la ricerca economica e sociale”, dall’altra parte, la parte avversa, l’arrivo in Basilicata della FIAT a Melfi, con un grande stabilimento, il più grande d’Europa, di certo il più grande e il più tecnologicamente avanzato d’Italia, e contemporaneamente l’arrivo in Val d’Agri dell’ENI – l’Ente Nazionale Idrocarburi, per l’estrazione di petrolio e gas, con accordi già stilati per la produzione consentita di ben 104.000 barili al giorno di petrolio. Forse a chi ha vissuto i primi anni Novanta, fin dal primo anno, e poi anno dopo anno, giorno dopo giorno non appariva chiara la realtà che si stava realizzando in Basilicata, non poteva essere compreso lo stravolgimento economico e sociale, e, prima di quello economico e sociale, il ribaltamento dello stato repubblicano e democratico, che si stava progettando e realizzando a danno del popolo lucano.Quegli anni, gli Anni Novanta, che erano stati celebrati da una certa politica come gli anni delle “magnifiche sorti e progressive” di risorgimentale memoria, in realtà sono stati per l’Ente Regione e per il popolo lucano una iattura di proporzione incalcolabile che paghiamo amaramente oggi con l’assenza totale di una Visione politica, con una terrificante Mediocrazia politica e amministrativa, con un Management “importato”, con uno Spopolamento patogeno, con Orridi Stupri territoriali e con Inarrestabili Fughe delle Nuove Generazioni, dei Talenti e dei Cervelli. Quegli anni hanno costituito il tempo nel quale, con un’opera lenta ma progressiva di ‘mitridatizzazione’, di avvelenamento sistematico in dosi omeopatiche, non solo della struttura ordinamentale pubblica ma anche dell’intelligenza civile e della coscienza sociale, è stato portato a termine un disegno mostruoso: la Basilicata, con tutte le sue immense risorse del suolo, del sottosuolo, dell’ambiente e dell’aria, è stata consegnata nelle mani di una oligarchia/plutocrazia senza nome e senza dignità, e i destini di un intero popolo sono stati sacrificati agli interessi di pochi oligarchi/plutocrati. Mitridatizzazione che ha seriamente investito e coinvolto anche la nostra UNIBAS, Università ormai avviata in un lento e inesorabile declino e in una prossima, umiliante e definitiva chiusura. Amen.
Armando TITA ,Sociologo e Saggista
Luigi MAGNO ,Già Responsabile ARSA “Vulture Alto Bradano” e Professore di Scienze Umane
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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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