2019, LA STORIA PASSA PER POTENZA

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Il prossimo è un anno decisivo per le sorti non solo di Matera, ma della Basilicata tutta. Insisto da tempo sulla necessità che questa incredibile finestra spazio temporale, aperta dalla testardaggine di un gruppetto di geniali operatori pubblici e culturali, debba essere attraversata con convinzione per passare in una nuova era, prima che si chiuda per sempre.
La città di Potenza mi sembra abbia colto il senso di quanto sta per accadere. Il mondo associativo e di operatori della cultura si è da alcuni anni impegnata – e senza che se lo siano detto fra loro – ad assicurare alla città un livello più che dignitoso di iniziative di ogni genere, a costo zero, dato dal cronico dissesto della amministrazione comunale, forse ora ufficialmente terminato. Ho più volte assistito ad operazioni congiunte, di prestito solidale di energie e spazi, fra realtà associative locali. Gli eventi della festa di San Gerardo, la Notte Bianca del Libro, il TEDx,  la musica, l’arte di strada, i festival e le mostre, la stagione concertistica e gli eventi teatrali, costituzione di Fondazioni e Comitati: tutto o quasi gestito con risorse risicate, quando non totalmente assenti.
Cosa accadrà nel 2019, a Potenza? Cadono in questa annualità così speciale due ricorrenze da non perdere: i 1000 anni dalla morte del vescovo Gerardo Della Porta, santo patrono della città di Potenza, e – per mischiare sacro e profano – i 100 anni dalla fondazione dello Sport Club Lucano, dal quale sarebbe nato negli anni successivi il Potenza Calcio, croce e delizia di un nutrito gruppo di tifosi.  Restando nella metafora della finestra, provo a fare una ipotesi di percorso per scalare il muro, aprirla e passarci attraverso, mettendo a frutto quanto sta già accadendo.
Serve ovviamente un supporto istituzionale. Il Comune dovrebbe forse destinare un funzionario al coordinamento amministrativo delle attività da mettere in cantiere. L’ideale sarebbe un comitato nel quale ci fossero anche consiglieri comunali e rappresentanti dei suddetti operatori culturali e del mondo associativo cittadino, un organismo snello in grado di scrivere programmi e assumere decisioni operative. Ma mi spaventano abbastanza
a. da un lato, le lungaggini amministrative e politiche necessarie per giungere all’obiettivo (e qualche sotterranea lotta di potere);
b. dall’altro, l’idea che gli eventi per il 2019 non interessino, in fondo, a nessuno, e che le decisioni importanti da prendere restino impantanate in un comitato improduttivo ma dal quale non si potrebbe prescindere.
Serve che le idee partano dal basso. Serve interpellare la comunità, fisica e digitale, per mettere in fila 10 idee forti, da realizzare con sforzi congiunti fra amministrazione e associazioni, e 100 idee collaterali, da realizzare a cura dei potentini di buona volontà. Serve dare a tutti la possibilità di portare il proprio contributo, di sentirsi parte di una festa collettiva e partecipata.
Serve una eredità. Usare l’occasione del 2019 per imparare qualcosa che rimanga, serve che il metodo che verrà utilizzato, e le cose che verranno realizzate, lascino un segno, una competenza nuova, qualcosa di cui farsi forti anche nel 2020 ed in anni successivi. E questa, con ogni probabilità, è la traccia più difficile da scrivere. La finestra più difficile da sfondare.
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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.


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