Quando si farà la storia di questi tempi politici, si capirà quanto sia stato grande lo sbaglio di chi ha messo Di Maio nelle braccia di Salvini: l’uno , Berlusconi, lasciandosi convincere ad un esperimento che lo escludeva dalla guida , l’altro Renzi, chiudendo le porte di una alleanza di necessità ancora prima che i cinque stelle bussassero. Oggi si scopre il disastro politico combinato,con una alleanza tra lupo e agnello che non poteva finire se non in un modo, il primo che sbrana l’altro. E questi rapporti di forza, li si possono porre a misura di un’altra diseguaglianza: il Nord ricco che vuole correre senza pesi e che vuole costringere Salvini a non mediare con gli altri portatori di interesse, e il Sud che si trova con una rappresentanza politica frantumata e debilitata. La geografia politica che esce dal voto europeo è l’immagine nitida di un’Italia che sta mettendo in seria discussione l’unità del Paese . Delle tre forze in campo, l’una corre veloce con il vento in poppa , l’altra si è infranta contro gli scogli per incapacità di comando, e la terza riprende la navigazione dopo un fugace rimessaggio , durante il quale si sono messe toppe varie ad uno scafo vecchio. Quest’ultima , più che una nave da guerra, sembra si muova come una nave da crociera, nel senso che ha preso nelle grandi città il ruolo rassicurante che teneva la Dc, con la rappresentanza di una media borghesia che vuole stare in Europa, non vuole avventurismi, ha studiato quanto basta per capire i pericoli di un rinascente fascismo ed è deluso dall’insipienza dei vincitori delle politiche. Tutto questo, insieme al volto sorridente e pacioso di Zingaretti, hanno catturato un consenso che è tutto fuorchè della sinistra classica, molto più vicino al moderatismo di centro. Il messaggio dell’unità lanciato da Zingaretti e osservato da tutti, Renzi compreso, è servito a rimettere in galleggiamento la nave, ma la direzione è ignota . Che possa rivolgersi a Nord è da escludere, visto che quei mari sono da sempre riserva di pesca di una destra egoista e ingorda; che possa coltivare il suo bacino di centro è poca cosa in un Paese nel quale le differenze si sono allargate e richiedono riforme in senso di coinvolgimento, di redistribuzione e di politiche unitarie. Che possa fare rotta al Sud per rafforzare la struttura di una base sociale che rivendica sviluppo, sarebbe la decisione più logica e che , se affidata ad una rotta ben studiata, potrebbe portare ad una inedita riedizione di un centrosinistra nel quale la sinistra di una volta si trova a giocare il ruolo del centro ed i cinque stelle a portare le energie di una nuova sinistra. Per far questo ci sarebbe bisogno di un segnale che parte da Roma e che metta fine ad un esperimento di convivenza innaturale . E ci vorrebbe uno Zingaretti che non si perda nel mare della indecisione. Rocco Rosa
LA SVOLTA E’ AVVENUTA. ORA BISOGNERA’ SVEGLIARSI
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