LA TENSIONE TEATRALE DI D’ANNUNZIO

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LUCIO TUFANO

Anche se per il possibile discorso sullo Sconfittoriale non appare opportuno collegarsi alle solite epiche militari, se non esistono appositi riferimenti utili sul piano della trattazione del tema che, già per suo conto, presenta le sue difficoltà per come verrà adottato a proposito dei poeti e degli artisti lucani nel contesto della storia meridionale, occorre premettere come la stessa nozione di Vittoria sia andata deteriorandosi al passo delle umane vicende, sbiadendosi gradualmente del suo romantico bagliore dopo i costi, i drammi e le stragi di popoli che essa ha potuto comportare a vinti ed a vincitori, e di cui non è mai possibile pronunciarsi in merito. Vi sono battaglie dagli esiti tutt’altro che chiari come Salamina, Arsela, Canne, Crécy, Agincourt, Austerlitz, Waterloo, Sedan, Stalingrado, El Alamein per le quali si impone alla nostra coscienza la riflessione sui criteri e sul peso di perdite e di sofferenze umane che hanno gravato sul bilancio materiale delle vittorie e delle sconfitte, quello dei territori conquistati o persi, il saldo delle riparazioni e delle indennità di guerra. Tutto il cerimoniale che sancisce il sacrificio globale di una vittoria, i rituali della resa, trionfi, sfilate, esibizioni di trofei, creazione di monumenti commemorativi, sono indizi concordi che ci fanno decidere senza esitazioni. Si sono registrati nei secoli il degrado ed i declassamenti della vittoria, fino ad Hiroschima e Nagasaki. Perciò, nella Grecia antica si preferiva assegnare la palma della Vittoria a quella parte dei contendenti in grado di innalzare un trofeo dei propri morti, e nell’Europa Medioevale – come racconta Georges Duby 1 – la battaglia assumeva le forme di un torneo, espressione del “giudizio divino”, nel senso che bastava impadronirsi del campo come segno di superiorità e constatare la fuga del nemico come sconfitta. Solo in tempi meno remoti e più recenti non v’è stata vittoria senza la distruzione del nemico in eserciti e popolazioni civili. Fra l’altro il vincere una battaglia o il vincere una guerra non fu la medesima cosa, tant’è che ad Annibale veniva contestato il fatto di saper vincere ma di non avvalersi della vittoria. A tale convincimento ci sovviene il proverbio inglese per cui si possono perdere tutte le battaglie tranne l’ultima. Con questo non si vuole sottolineare che il poeta debba perdere tutte le sue battaglie, bensì se non si avvale di opportuni meccanismi di favore, della amicizia e del sostegno del Potere o del centralismo dei media, della televisione e dei grandi editori egli non avrà mai successo e rimarrà ignorato dalle generazioni future. Ma veramente Gabriele D’Annunzio riuscì a raggiungere o credette di raggiungere la gloria e l’immortalità e abbracciare l’infinito o dovette poi ritirarsi e fuggire? È stato proprio un vittorioso come ha voluto ostentare al mondo ed ai posteri? In realtà – come sostiene Kierkegaard – egli fu sconfitto dalla noia, perché non riuscì ad uscire da sé stesso e non si abbandonò al caso, bensì visse secondo un partito preso, i suoi pensieri fissi, concependo il piacere come un momento unico, supremo, fuori dal tempo che non può continuare, giacché possedere una donna significa entrare nella realtà, non essendovi nulla di più tedioso …, e determinando con la intelligenza le passioni ed i fatti, uccidendo l’imprevedibile futuro. Le ragioni della sconfitta, anche per lui, sono più autentiche e radicali, giacché ogni battaglia del talento o del poeta contro la noia è perduta in partenza. Quando sembra che cominci a sedurre non si riesce a sfuggirle, giacché l’iperbole o lo scatto del paradosso che l’annienta, il moto lento ed ambiguo del divertimento, del piacere, l’euforia di vittoria, l’atteso processo della sua scrittura, delle sue gesta eroiche,(1)  dei suoi trionfi, sono a loro volta imbevuti di noia, perfino quell’immenso sepolcro del Vittoriale è un tempio dedicato alla noia. Nella poetica del “vincitore D’Annunzio” si evidenzia il carattere, un giocoso saltatore da una sensazione all’altra, il mutare tema secondo l’umore o addirittura l’arbitrio, il modo rischioso di giocare con la vita, con le cose, gli eventi con le donne, la mobilità e la pervicacia dello spirito, la facilità della parola, la ricerca dello splendore e della perfezione formale, la tendenza al prezioso, al rituale, all’estetizzante, tutte vocazioni che si ravvisano nel suo Stelio Effrena, protagonista del suo romanzo “Il Fuoco”. Insomma le sue opere sono espressione di una sanguigna gioia di vivere, di una spinta irresistibile al piacere, all’onore, al possesso, la sua tendenza ad inebriarsi con il delirio delle sensazioni e dei sentimenti, e del suo fuoco, della sua ricchezza di energie vitali e della sua chiarezza … Istrione, sensuale, focoso, vano, con lo spirito elastico del giocatore, un poeta che sa e vuole godere la vita, ma che medita anche sulla caducità dell’amore e sull’inganno dello splendore, sognatore pieno di fantasia ed osservatore attento. Un poeta che con lo spirito di iniziatore, di passionale è a livello di pathos, la sua vanità si irrigidiva nell’atteggiamento. Gli occhi sbarrati e prominenti, fissi verso lontananze vittoriose che solo lui intravedeva, come ben si addice ad un grande uomo di comando; poeta sognatore e pieno di energie. Una tensione teatrale, la continuità della posa, il capo eretto nel gesto audace di chi si prepara all’azione eroica, con una immaginazione ed una intelligenza che composero tra le tante utilità del personaggio, in un certo senso anche quella del Regime mussoliniano.
1 G. Duby. “La domenica di Bouvines”. 
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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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