LA TERZA ETA’ IN QUEL DI MATERA

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 Margherita Marzario

Matera: in una strada del centro urbano, un anziano signore aiuta amorevolmente la moglie, impedita, a sedersi in macchina. E, poi, ti viene in mente che l’amore è proprio questo: sedersi accanto a qualcuno per condividere, sedersi di fronte per dialogare o chiarire, farlo sedere nel proprio cuore per custodirlo e continuare la strada insieme e ovunque porti!

Durante la lunga messa della Passione di Gesù in una delle più belle chiese della città, una signora, attempata ma tanto vispa, sveglia l’anziano marito fattosi prendere dal sonno. Così potrebbe essere nella realtà della coppia: l’uno dovrebbe fare attenzione all’altro e richiamarlo quando si lascia andare per riprendere, insieme, la fatica e la veglia quotidiana.

Un uomo, alto e nel pieno vigore dei suoi anni, porta abitualmente a spasso nell’isolato la madre, anziana, vedova e colpita dal morbo di Alzheimer. Ella segue di un passo indietro il figlio, è assente, persa nella sua memoria senza presente e senza futuro. Non si scambiano una parola, ma il contatto delle braccia scambia calore e il meglio, il massimo che si possano scambiare nell’arco dello stesso amore. Il tramonto (della vita) è un declino ma non la fine, dà una nuova luce e nuovi colori, è l’inizio di un’altra dimensione spaziale, temporale ed emozionale per chi lo voglia vivere.

Un’anziana madre: “Cerco il volto di mio figlio tra le persone”. Negare la madre, negarsi alla madre: una delle peggiori atrocità che possa commettere il sedicente essere umano!

Una dolce e minuta anziana affetta dal morbo di Parkinson, nonostante i tremiti incessanti e incontrollabili della testa e delle mani, è presente a quasi tutti gli eventi culturali della città, in particolare ai concerti. La vita è un concerto da seguire e sentire sino alla fine (pur con alcune note stonate, qualche strumento scordato o altra défaillance), sin quando i musicisti se ne vanno definitivamente, dopo aver concesso magari anche qualche bis!

Un’anziana moglie porta a braccetto il marito che arranca avendo evidenti problemi di deambulazione. Le coppie di una volta: insieme nella buona e nella cattiva sorte, nella corsa e nel corso della vita.

Di prima mattina, nella bruma autunnale, una coppia di anziani coniugi, a braccetto e traballanti, lungo una delle vie principali si avvia verso il laboratorio di analisi cliniche. Anche nella vita di coppia, di tanto in tanto, bisognerebbe fare un’analisi di controllo per esaminare come va, anziché lasciarsi andare alla prima difficoltà e gettare alle ortiche quello che c’è stato e potrebbe esserci ancora!

Due coniugi anziani, di altri tempi, escono al primo fresco autunnale: l’uno più minuto dell’altro, l’uno più curvo dell’altro, camminano andando avanti di un passo alternandosi l’un l’altro. Coppia: sfidare i tempi, ogni tempo, con le proprie differenze, avvicinandosi e armonizzandosi ma senza annientarsi o appiattirsi!

Dall’autobus scendono due coniugi parecchio anziani e malfermi sulle gambe. Lei si appoggia alla spalla di lui, sceso per primo, per trovare sostegno e, poi, traballanti si avviano verso dove devono andare. “Coniugi”, “uniti dallo stesso giogo”, così si affronta meglio il peso della vita!

In ospedale un figlio lascia l’anziana madre sulla sedia a rotelle con la badante (o si preferisce accompagnatrice o dama di compagnia?) e se ne va freddamente e lestamente per prendere l’aereo e tornare nella sua sede. È vero che i figli devono prendere il volo ma è anche vero che potrebbero rimpiangere amaramente il tepore e l’odore del nido familiare, soprattutto se lasciato in malo modo.

Incontrandosi un anziano saluta un altro dicendo: “Ti vedo bene!”. “Ti vedo bene”, una piccola e semplice formula di bene per instillare una pillola di bene in un mondo in cui si è sempre più invisibili, invisi e invidiosi.

Un passante, attempato, claudicante, “tracagnotto”, con pochi capelli dietro, tinti di rossiccio e un riporto laterale inguardabile. E ti viene subito in mente il saggio di Luigi Pirandello, “L’umorismo”, sul sentimento del contrario, in cui rifletteva su quella donna anziana che si truccava. E anche tu ti chiedi se quel signore stia inseguendo l’ormai andata giovinezza o stia cercando l’accettazione di se stesso o da parte degli altri.

Un uomo anziano e con mani tremanti recupera dal cassonetto della raccolta differenziata alcune riviste. Ognuno raccatta e ricicla quel che può come si fa, talvolta, con le relazioni ed emozioni!

In un periferico quartiere popolare un uomo più che anziano, affacciato al suo balcone, mantiene il cagnolino accovacciato sul parapetto. Due solitudini che si fanno compagnia cercando di scaldarsi il cuore nel tepore pomeridiano “all’ombra dell’ultimo sole”.

Di prima mattina, quando è ancora tutto bigio e umidiccio, una macchia di colore e calore: un anziano in là con l’età cambia apposta la mano su cui si appoggia al bastone per farsi il segno della croce dinanzi ad una statua della Madonnina, punto di riferimento per la città. E pensare che, oggi, non si porta rispetto nemmeno alle persone in carne ed ossa!

“Le rughe della vecchiaia formano le più belle scritture della vita, quelle sulle quali i bambini imparano a leggere i loro sogni” (lo scrittore francese Marc Levy). I bambini sono la bellezza e l’incertezza della vita, gli anziani sono la fragilità e la volatilità della vita. In mezzo ci sono molti di quelli che perdono tempo senza dare senso al tempo.

 

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Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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