LA TIFOSERIA POTRÀ ESSERE L’ ALLEATO DI CAIATA

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Giovanni Benedetto

È finito il primo ciclo targato Caiata.
Un ciclo basato su risultati sportivi e che ci hanno sorriso portandoci ,dopo solo un anno, in serie C e conseguendo due piazzamenti nei Play off .
Alla base dei risultati sportivi ci sono una società e un’organizzazione, prima inesistenti , premesse essenziali per programmare e per raggiungere i traguardi ottenuti.
Siamo entrati nel secondo ciclo, nella seconda fase a gestione Caiata con obiettivi che la società non ha ancora determinato .
Conosciamo i problemi economici organizzativi sollevati dalla societa’ e lo spirito di sacrifici con cui si appresta ad iniziare il prossimo anno, lungo il quale persiste l’incertezza alla presenza degli spettatori sugli spalti.
Le richieste di aiuto rivolte al mondo politico, economico e del professionismo locale hanno trovato risposta solo da parte dell’amministrazione comunale e regionale con promesse di contributi, poca cosa, rispetto alle voci di bilancio di una società di lega pro.
Caiata, nonostante i vari contatti, non ha trovato ne’ soci e né sponsor per allargare la base societaria.
Ciò costituisce la riprova che ci troviamo davvero in una piazza che solo per partecipare alla serie C necessita di sacrifici enormi ed investimenti a rischio che una sola persona al comando non può sostenere nel tempo.
Moltissimi presidenti di altre società hanno il sollievo di essere affiancati da un minimo tre, quattro soci che arrivano a detenere anche il 40% del pacchetto azionario.
Il girone C per un buon 50% è formato da società che stanziano ben oltre i due milioni annui che costituiscono comunque il minimo per sperare di garantirsi la salvezza.
Si dice che non sempre chi spende molto consegue i risultati sperati. E’ vero, ma quando sono in tante nello stesso girone ad investire, le probabilità di conseguire i posti migliori in classifica è di chi spende quei soldi.
È un’evidenza il fatto che la squadra potentina come forza economica, si colloca nella seconda metà delle società del girone C.
Non per questo bisogna mitigare le ambizioni sui risultati che si possono conseguire, al più non si deve considerare il vertice della classifica come fine primario di una società e quindi di una squadra di calcio.
Lo sport e quindi il calcio, non va misurato solo con i risultati sportivi, ma va considerata la partecipazione, i benefici che apporta all’intera comunità: appartenenza, svago, divertimento, credibilità, microeconomia e la bandiera della città che va in giro per l’Italia e l’orgoglio che scatta nel popolo lucano che vive fuori regione quando la vede sventolare.
Sono sentimenti non misurabili ma a volte valgono molto di più di una vittoria.
Una città, una comunità sportiva, deve puntare sui valori che lo sport e il calcio in particolare esprime, non deve svalutarli per conseguire il motto che “il fine giustifica i mezzi” .
Una società organizzata investe anche nel settore giovanile con tutti i vantaggi che ne conseguono per la società stessa e quella civile, le famiglie e gli stessi giovani che segueno una disciplina che allontani loro da altre distrazioni e sopratutto si formano alla vita vivendo le regole del gruppo e la disciplina dello sport.
Si sentono in giro voci di gruppi interessati ad avvicinarsi al Potenza, io ci credo relativamente, perché chi veramente vuole entrare in società per passione o per altri legittimi interessi, non trascina i contatti alla lunga, sono sufficienti pochi incontri e una stretta di mano per chiudere l’affare.
Alla tifoseria e ai potentini in questo momento non interessano i gruppi che si avvicinano a Caiata, anche perché la piazza e la categoria non promette uova d’oro per chi vuole investire 10 e ottenere 20.
Nè mi risulta che davanti la sede del Potenza, in quest’ultimo mese, si sia formata la fila di gente interessata a trattare.
Credo interessi di più riconquistare Caiata, che riteniamo sia l’unico, con i suoi soci, che per attaccamento, passione e riconoscenza verso una calorosa tifoseria possa rimanere ancora per qualche tempo vicino ai colori rossoblù.
I tifosi, le autorità il mondo imprenditoriale, devono convincersi che a Potenza per continuare a permanere in serie C non esiste uno zio Tom d’America che ogni anno apre il portafogli per coprire il disavanzo di bilancio; no, ci vuole un’azione corale, che purtroppo le forze economiche di questa città non mostrano.
Da tifoso, faccio un appello agli altri cinquemila tifosi, che si aggirano intorno allo stadio Viviani.
Il futuro della società non dipende certo solo da noi ma anche da noi, attraverso la forza del gruppo: stare sempre vicini, quanto più possibile, alla squadra, alla società e di comprendere che un piccolo sacrificio chiesto a tanti può infondere linfa per prolungare di molto la vita di una società.

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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