LA TREGENDA DELLE ROYALTIES

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RICCARDO ACHILLI economista

Nel giorno in cui si scrive questo articolo, come annunciato dall’Assessore Rosa, ENI proseguirà la sua attività estrattiva in Val d’Agri senza più pagare le compensazioni ambientali. Lo potrà fare in virtù di un cavillo formale, ben studiato dal suo ufficio legale: non essendo ancora pronto il rinnovo della concessione estrattiva, di competenza del Governo nazionale, non è possibile, secondo ENI, erogare le compensazioni, mentre una norma dell’allora Governo Monti consentirebbe di proseguire nell’attività estrattiva.

Da qui è un florilegio di accuse reciproche. La destra al potere in Basilicata accusa il Governo nazionale, azionista di maggioranza di ENI, di manovrarne l’azione in modo da penalizzare una regione “avversa”. Pittella ed i suoi accusano la Giunta Bardi di essersi mossa in ritardo nel far partire il tavolo negoziale con l’azienda petrolifera di Stato, fioccano accuse anche incomprensibili, come quella che vorrebbe legare la vicenda lucana con quella del presunto scandalo Lega-Savoini in Russia.

L’impressione di chi scrive è che finirà tutto in una bolla di sapone: il Ministero, sollecitato dal territorio, si affretterà a rinnovare la concessione, le compensazioni ambientali ripartiranno prima di far finire il bilancio regionale e quello di molti Comuni dell’area estrattiva in rosso profondo, per il semplice motivo che nessuno vorrà assumersi la responsabilità di far precipitare una regione nel disastro e nella miseria più neri. Ciò che è successo servirà, però, da lezione: attenzione a non svegliare il cane (a Sei Zampe) che dorme, perché ha molto più potere di qualsiasi Presidente, Giunta o Consiglio Regionale. Attenzione a non andare al negoziato chiedendo troppo, pretendendo progetti di aumento dell’occupazione, imponendo investimenti ambientali eccessivi, i padroni siamo sempre noi e la distanza, in termini di competenze e di capacità di manovra, che ci differenzia dalla politica locale, è incolmabile da parte di quest’ultima.

Il gioco delle colpe è stucchevole: la verità di fondo è che le compagnie petrolifere sono state abituate, da più di vent’anni a questa parte, ad avere una controparte politica e sociale arrendevole, disposta ad accettare piccole elemosine in luogo di progetti di sviluppo. Quando la Giunta Bardi, spinta a farlo da una campagna elettorale aggressiva, che metteva in luce (giustamente) l’arrendevolezza dei predecessori, ha provato a fare la voce grossa, è stata castigata. Il centrosinistra che a lungo ha governato questa regione, anziché tirare fuori astruse teorie su petrolio e Russia, dovrebbe interrogarsi su questa arrendevolezza: aver chiuso gli occhi per troppo tempo, aver voluto lasciar fare, aver assunto provvedimenti più severi, come i fermi temporanei del Cova, troppo tardi, e quando i danni ambientali erano emersi dalle inchieste giudiziarie. Questo centrosinistra dovrebbe chiedersi quanta parte della sconfitta elettorale patita dipenda dai fatti legati alle attività estrattive, e dal fallimento di qualsiasi progetto di sviluppo messo in campo, dal PO Val d’Agri in poi. Così come i sindacati dovrebbero chiedersi come mai, al di là delle rituali denunce via stampa, non abbiano promosso mobilitazioni di massa e continue, al di là di ogni schieramento politico, per esigere rispetto per il territorio e le popolazioni.

Dopodiché il centrodestra dovrebbe interrogarsi su 25 anni di propaganda privatizzatrice delle aziende pubbliche, che l’ha messo sullo stesso piano del centrosinistra, e che ha snaturato la missione di ENI che, pur rimanendo sotto controllo statale, è stata spinta fuori dal perimetro dell’impresa pubblica motrice di sviluppo locale, come la intendeva l’antica programmazione economica di più di trent’anni fa, ha perso ogni missione “sociale” nei confronti del suo stesso Paese, ed è stata volutamente trasformata in una qualsiasi aziende petrolifera che compete su un mercato particolarmente spietato. Più a ridosso dei fatti odierni, la giunta Bardi dovrebbe interrogarsi sull’efficacia di un negoziato con ENI fatto in condizioni di asimmetria informativa e di competenze, secretato e senza la partecipazione della società civile, salvo oggi, a frittata fatta, chiedere la mobilitazione di un popolo tenuto all’oscuro di tutto.

E, giacché si dovrebbero interrogare, si interrogassero anche su quanto peso possano aver avuto, nell’esito negativo dei negoziati, le continue sparate propagandistiche della Lega nazionale e di Salvini sull’esigenza di non fermare le trivelle, sulla vicinanza corpo e anima ai petroliferi, senza chiedere clausole sociali o ambientali di alcun genere in questa cambiale a vuoto emessa nei confronti delle aziende estrattive. La coerenza è coerenza.

Da questa tregenda collettiva, è bene che tutti lo capiscano, si esce soltanto chiamando ENI e le altre compagnie a collaborare alla localizzazione in Basilicata di un progetto di sviluppo industriale, che crei un distretto di imprese attive nella componentistica estrattiva più evoluta sotto il profilo tecnologico e della tutela ambientale. Non continuando a chiedere piatti di lenticchie.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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