SANITA’ LUCANA: i costi nascosti del campanile

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Entro il 30 giugno dovrebbe approvarsi il piano sanitario regionale, in ossequio alla legge di riordino, ma pochi si sono accorti che c’è poco o nessun margine per cambiare veramente le cose. L’assessore è riuscita ad avere qualsosa in più, ed è un suo merito, dalla ripartizione nazionale 2017, ma 4 milioni sono comunque  bruscolini rispetto alle necessità, al punto che è già stanziato il solito intervento aggiuntivo che da anni si accompagna alla manovra finanziaria. Margini operativi ce ne sono pochi. Per due motivi:

  1. Una legge di riordino che ha ceduto al campanilismo materano,e alla inadeguatezza della sua classe dirigente a portare avanti una coraggiosa riforma
  2. alla persistenza di ancora troppi ospedali per acuti

Quanto al primo punto la pressione in consiglio regionale della componente materana ha fatto realizzare una riforma zombie , divisa per province : a Potenza l’Asl e l’ente ospedaliero unico ( lago negro, villa d’agri, melfi , venosa e  Pescopagano), con una corretta divisione tra  committenza ( asl) e produzione ( ospedali) che consente di dialogare nel rispetto dei ruoli; a Matera, l’ente ospedaliero che è anche asl . Questo ibrido è un freno alla razionalizzazione perché , senza una cornice normativa cogente, non ci può essere la forza politica per spostare il focus dalla cura alla prevenzione, dall’ospedale al distretto.

Due modelli antitetici porteranno a soluzioni diverse  rispetto alle esigenze che sono quelle di diminuire gli ospedali  per acuti e di spostare la funzione di parte di essi verso  servizi territoriali, poliambulatori,o verso destinazioni monospecialistiche di elevato livello ( così come fatto a Chiaromonte). I fatti sono questi : ogni ospedale per acuti porta annualmente qual cosa di più di  dieci milioni di perdite ciascuno. Lo sanno tutti, ma la forza per cambiare questa situazione non c’è, perché bastano tre o quattro medici organizzati per bloccare ogni iniziativa fatta per discutere soluzioni che non distraggano personale ma che lo utilizzi  in funzione di priorità indispensabili. E se si continua dimenticando di affrontare i veri nodi, si continuerò ad avere una assistenza  ospedaliera territoriale, con poco personale e scarsa qualità. In periferia debbono andare le cose che attraggono e che giustificano un viaggio anche da lontano. Mantenendo una situazione in cui si fa tutto e niente, non avremo un futuro migliore nella sanità lucana. Giuseppe Digilio

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