LAGOPESOLE E LA SUA CHIESA DELLA SS. TRINITA’.

0

LAGOPESOLE E LA SUA CHIESA DELLA SS. TRINITA’.

di Vittorio Basentini

 Castel Lagopesole (comunemente Lagopesole, “Lu Cuastiedd” in aviglianese) è una delle frazioni di Avigliano, in provincia di Potenza, con una popolazione di 652 abitanti.

Lagopesole è nota per il suo passato svevo, legata alle figure di Federico II e di suo figlio Manfredi, ma anche per essere stato uno dei luoghi di rifugio dei briganti guidati da Carmine Crocco.

Castel Lagopesole sorge lungo la SS 93 e dista da Potenza circa 27 km (nord) e circa 33 km da Melfi (sud).

L’origine del nome deriva dalla presenza del lago omonimo nei pressi dell’abitato (Lacus Pensilis), prosciugatosi all’inizio del Novecento.

Lagopesole, tra l’VIII e il X secolo, recitò una funzione militare per il controllo dell’antico tracciato della via Herculea, che collegava Melfi a Potenza.

 Il centro fu conquistato dai saraceni, i quali, per diversi storici, iniziarono a costruire il castello.

 La struttura del castello subì ampliamenti da parte dei normanni e ivi venne ospitato Ruggero II nel 1129, il papa Innocenzo II (che nel 1137 si riconciliò con l’abate Rinaldo di Montecassino) e l’imperatore Lotario III.

In epoca sveva, Lagopesole (assieme a Melfi e Palazzo San Gervasio) fu residenza di caccia di Federico II. Il sovrano fece ampliare il castello dal 1242 al 1250, probabilmente l’ultima fase di costruzione del maniero.

Anche il figlio Manfredi e la moglie Elena d’Epiro soggiornarono spesso qui, privilegiando il castello come sua dimora principale.

Decaduta la dinastia sveva, avvenne l’insediamento da parte degli angioini, rendendo Lagopesole la loro residenza estiva.

Dopo gli angioini, la frazione di Lagopesole iniziò a vivere un periodo di decadenza.

Divenne feudo dei Caracciolo nel 1416 e poi dei Doria nel 1530 che ne rimasero i legittimi proprietari fino al 1969.

Durante il brigantaggio, Lagopesole fu assediata dalle bande di Carmine Crocco e il castello divenne il loro rifugio.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la frazione fu in corsa con Filiano (allora frazione) per diventare comune autonomo dalla città di Avigliano.

Nel 1951 la scelta cadde su Filiano.

LAGOPESOLE E LA CHIESA DELLA SS. TRINITA’ 

La Chiesa della S.S.Trinità sorge a ridosso dell’altura, sulla cui cima si erge il turrito antico castello, il più grande degli edifici militari fatti costruire da Federico II, al centro delle bianche casette, che il castello – con la sua mole alta ed imponente – pare voglia ancora proteggere.

Il progetto della Chiesa di Lagopesole e’ opera dell’architetto Marconi di Roma.

I lavori, incominciati all’inizio del 1959 a cura dell’Ente di Sviluppo per la Riforma Fondiaria in Puglia e Lucania; furono completati ai primi di marzo del 1961.

Il 25 marzo 1961, festa dell’Annunciazione di Maria SS., il Vescovo di Potenza. Mons. S.E. Augusto Bertazzoní, ordinario diocesano, procedette alla solenne benedizione delle pareti interne ed esterne dell’edificio sacro e alla consacrazione dell’altare maggiore, alla presenza di autorità religiose, civili e militari e di un pubblico numeroso, degno delle grandi occasioni, convenuto anche dalle parrocchie limitrofe e dalle varie frazioni che compongono la comunità parrocchiale.

La Chiesa ha una facciata moderna, che rivela uno stile sobrio, anche nel suo portico, dietro il quale il corpo dell’edificio conduce ad un altare di una evidenza composta e devota.

Si compone di due navate di complessivi 350 mq., che terminano ciascuna con un altare in marmo di Carrara, con la base in pietra di Trani bucciardata.

L’altare maggiore – come del resto tutta la parrocchia – è dedicata alla SS. Trinità; quello laterale, dove si conserva il SS. Sacramento, è dedicato al Sacro Cuore di Gesù.

L’abside è tutta rivestita in tranciato di pietra di Trani: a destra e a sinistra dell’altare maggiore, su piedistalli realizzati in marmo analogo a quello dell’altare, sono collocate le statue di Sant’Antonio di Padova e della Beata Vergine del Carmine.

Una bella “via Crucis” composta di quattordici croci greche in legno, sul centro delle quali spiccano altrettante teste di Cristo in diversi atteggiamenti, a basso rilievo, in bronzo fuso – arricchisce le pareti laterali.

Su ambo i lati del presbiterio (una volta chiuso da una balaustra in ferro battuto, con ripiano superiore in legno, ora aperto) due diverse entrate immettono l’una nel vano sacrestia, l’altra nella casa canonica.

A sinistra, entrando, una porta immette sulla cantoria e – tramite una scala a chiocciola – sul campanile, alto circa 30 metri, a forma di parallelepipedo, aperto ai quattro lati della cella campanaria e sovrastato da una croce su di un tetto spiovente e sagomato.

Ospita un concerto di tre campane di media grandezza, elettrificato nel 1978 dalla Ditta OES Brevetti Scarselli di Firenze ed un orologio da torre, istallato anche con il contributo dei fedeli.

La zoccolatura dell’intera facciata è in pietra travertino di Tivoli.

Alla Chiesa è annessa anche una piccola ed accogliente canonica.

La Chiesa si affaccia su di un piazzale laboriosamente ricavato .dalla demolizione dell’antica modesta Chiesa Parrocchiale, fatta costruire dai fedeli il 1886, .su suolo ceduto dalla famiglia Gagliardi, a mezzo strumento di cui si ignora la data.

Ampliata nel 1935, fu ricavato un vano sacrestia nella base del campanile, costruito ex novo dalla generosa munificenza del Principe Filippo Andrea Doria Pamphjli, il cui padre Alfonso, fin dall’inizio del secolo, perché non mancasse ai suoi coloni una assistenza religiosa continua ed efficace, si accollò l’onere del sostentamento del sacerdote, ancora prima che si costituisse la parrocchia.

Questa fu eretta il 2 febbraio del 1905 ed ebbe l’approvazione della Sacra. Congregazione il 21 giugno .dello stesso anno, avendo lo stesso principe pensato pure a costituire la dote necessaria.

Fu chiamato a dirigerla la suddetta parrocchia il sac. Donato Santasiero, del clero recettizio di Avigliano, il quale già dal 1903 aveva iniziato, giovanissimo, il suo ministero sacerdotale tra questa buona gente dei campi e – primo tra tutti i sacerdoti del Capitolo recettizio della Chiesa di Santa Maria del Carmine di Avigliano – a quel tempo, scelse di risiedere in mezzo a quel popolo, di cui poi divenne pastore, con tutti i limiti e le privazioni che il vivere in una frazione a quei tempi comportava: vero pioniere della pastorale rurale.

 
Venuto a mancare il Principe Filippo Andrea Doria Pamphjli, si pensò bene di chiedere il riconoscimento civile alla parrocchia, che si ottenne il 22 ottobre 1954.

Guardando alla mole possente del Castello, nella cui cappella per tanti anni si erano recati a sciogliere le lodi a Dio, gli avi – artefici di quel modesto tempio di cui abbiamo parlato – dalle loro capanne fumose, per altri lunghissimi anni attesero invano l’erezione di un nuovo tempio, maturando così nella penombra di quella chiesetta da essi stessi costruita, un culto fatto di fede e di tradizioni immemorabili in onore della SS. Trinità – alla quale anche la Cappella del Castello era dedicata lasciatoci in prezioso retaggio.

E ancora oggi, la rinnovata Casa di Dio, che pure ha per sfondo il Castello, sembra ricollegarsi a quelle speranze, s’innesta in quel cammino di questa laboriosa popolazione che nel ricordo di Dio e nel giusto rispetto dei suoi simili, segna un traguardo di rinnovato progresso.

E’ ormai lontano il ricordo del tempo in cui, per attendere alle lodi di Dio, il popolo doveva – perché privo di un suo luogo di culto – recarsi nella casa del padrone, dove la religione, a volte, veniva strumentalizzata a fine di potere.

La costruzione del nuovo tempio segna così anche un riscatto dall’antica servitù ed una riconquistata autonomia della propria personalità.

Nel 1971, la parrocchia si è arricchita di nuovi locali per il ministero pastorale, sorti – come ci ricorda una lapide, posta sullo scalone d’ingresso – a cura del parroco Antonio Verrastro – essendo Vescovo Mons. Aurelio Sorrentino -con il contributo dello Stato e dei fedeli – su suolo generosamente donato dagli eredi fratelli Gagliardi fu Girolamo.

L’edificio si estende su di un suolo di 800 mq., circondato da verde.
Comprende un salone per conferenze e cineteatro; cinque aule catechistiche; due locali per gli iscritti all’A.C.; due sale giuoco con servizi annessi; oltre ad altri locali adibiti ad Ufficio Parrocchiale e a sala attesa.

I lavori, appaltati a fine ottobre 1969, ebbero termine nel mese di settembre del 1971.

I medesimi lavori furono aggiudicati alla Ditta Pomarico di Potenza per un importo di 30 milioni (legge n. 168 del 18 aprile 1962), che a fine lavoro, con l’aggiornamento dei prezzi, raggiunse la cifra complessiva di lire 33.000.000, senza contare le spese per l’arredamento, alle quali si è fatto fronte con generose offerte di alcuni benefattori, i cui nomi risultano da speciali targhe affisse nelle stanze da loro arredate.

La parrocchia – come abbiamo già ricordato – è dedicata alla SS. Trinità, la cui festa – perché la più antica della zona -è molto sentita non solo dalla gente di Lagopesole, ma anche dagli abitanti delle altre borgate del Comune di Avigliano, quale risultava prima del passaggio a Potenza di alcuni borghi e prima dell’erezione di Filiano a Comune autonomo, nonché dalla gente di Sant’Ilario di Atella e di San Cataldo di Bella.

La Parrocchia medesima comprende ben 12 frazioni con una popolazione di 2.309 anime.

Bibliografia: Archivio Diocesi di Potenza, Marsico e Muro Lucano  Avigliano città di Maria” di Don A. Verrastro, 1983   – Foto Sito Internet su Chiesa SS.Trinità di Lagopesole-Foto Taddeo-.

 

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Lascia un Commento