
MICHELE PETRUZZO
La bella stagione sta per arrivare e, dunque, le elezioni amministrative d’autunno non sono poi così lontane. Da tempo ormai, il centro-sinistra sembra voler provare a cogliere l’occasione di un Movimento Cinque Stelle guidato da Giuseppe Conte per dar vita ad un campo progressista allargato. Qualche mese fa la nascita dell’intergruppo parlamentare – composto da PD, M5S e LeU – sembrava aver tracciato la rotta. Nonostante ciò, l’alleanza giallo-rossa non è poi così scontata, ma al contrario sembra portarsi dietro una vera e propria intermittenza, fin da quando è nata. Appare e scompare, tanto sul locale, quanto a livello nazionale. Dopo una prima convergenza trovata a Napoli con la candidatura di Gaetano Manfredi, qualcosa si è incrinato a sud. In Calabria, infatti, la scelta del centro-sinistra di candidare l’imprenditrice Maria Antonietta Ventura alla guida della regione non ha soddisfatto proprio tutti, come dimostrano le dichiarazioni di Nicola Fratoianni, Segretario nazionale di Sinistra Italiana, che sosterrà Luigi De Magistris.
Una partita particolarmente importante si giocherà a Bologna, dove il candidato forte è Matteo Lepore, già assessore del comune felsineo, che ha incassato l’appoggio di Enrico Letta e Giuseppe Conte. Il capoluogo emiliano sarà un banco di prova cruciale per il Partito Democratico, che, non a caso, ha scelto di tenere proprio a Bologna la Festa dell’Unità, dal 26 Agosto al 12 Settembre.
Se da una parte le amministrative rappresenteranno un importante test per la tenuta dell’alleanza giallo-rossa, dall’altra è anche vero che non sempre tale formula politica risulta applicabile. Esistono, infatti, alcune realtà municipali e cittadine – Roma in primis – in cui un esperimento del genere è difficile persino da ipotizzare. I detrattori del progetto di un campo progressista allargato chiamano spesso in causa la disfatta umbra, quella della celebre foto di Zingaretti, Conte, Di Maio e Speranza, che nell’autunno del 2019 sostennero insieme il candidato Vincenzo Bianconi, poi sconfitto da Donatella Tesei, la candidata del centro-destra. Era sicuramente un’altra fase politica e qualche interprete oggi è cambiato. Nicola Zingaretti, ad esempio, non è più alla guida dei democratici. Tuttavia c’è ancora chi usa quella sconfitta come clava nei confronti del tentativo di replica del governo Conte-bis sui territori e non solo.
Giuseppe Conte una scelta di campo sembra averla già fatta da tempo e punta ad allargare sempre più il fronte, senza nascondere la volontà di rivolgersi anche ai moderati, un’area politica che negli ultimi anni si è gradualmente frazionata.
Se la soluzione giallo-rossa funzionerà non è dato sapere, ma, laddove troverà applicazione, dovrà confrontarsi con l’esito delle urne per capire se l’elettorato sia sulla stessa lunghezza d’onda e se esistano le condizioni per proseguire su quella strada.