POTENZA, IL RACCONTO DEL COMMERCIO

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LUCIO TUFANO

 

Nella storia del commercio (edizioni scientifiche italiane, 1984) l’autore Georges Lefranc, sostiene: “che i margini geografici in cui si iscrive il traffico si estendevano all’intero pianeta;

che gli scambi che al principio riguardavano un ristretto numero di merci di poco conto, volume ridotto di alto prezzo, si allargarono fino a comprendere masse considerevoli di prodotti pesanti;

la tecnica commerciale perfezionata continuamente, raggiugendo meccanismi complessi e ad un sempre più alto grado di specializzazione degli uomini e delle organizzazioni.

Infatti sin dal secondo millennio l’oro irlandese, fuso in lingotti e martellato in placche, era richiesto dalla Gran Bretagna, dai paesi del Baltico e dalla Spagna.

Le isole Cassiteridi rifornivano di stagno le officine dell’Europa nord-orientale e Mediterranea, dove si fabbricava il bronzo, le loro miniere erano famose in tutto il mondo antico.

Si sostiene fra l’altro che la guerra di Troia si imperniasse sul commercio dello stagno, un conflitto avviato dalla Coclide verso la Grecia.

I poemi omerici non avrebbero fatto che accorpare leggende create dai trafficanti di stagno nel corso dei loro viaggi.

Poiché il commercio è legato al profitto, subisce una implacabile imputazione che è sempre viva nella convinzione delle pubbliche opinioni, lo si accusa di appesantire inutilmente il meccanismo della distribuzione.

Tutti quelli che hanno cognizione della storia del commercio, vengono di solito attratti da due opinioni opposte, la libertà degli scambi o il protezionismo.

Vi è chi propone il libero scambio o protezionismo, e vi è chi denuncia le sue negatività.

Il periodo di Natale che arriva e che ciascuno corre il pericolo di assumere posizioni ideologiche.

Nei sistemi della economia moderna i criteri di liberalismo e quindi della regolamentazione si compongono in proporzioni variabili.

Anche i Paesi ex-comunisti si sono dovuti adeguare.

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Il commercio ha la medesima storia delle comunità umane, nasce con lo scambio di prodotti e derrate, si sviluppa con gli scambi e poi con  l’avvento della moneta.

Esso ha la sua didattica, il suo linguaggio fatto di proposte, di cifre, sia per i prezzi che per i proficui, di mediazioni, di rappresentanze ed esposizioni, anche la sua dialettica nella quantità e nella qualità della merce, fino alle retoriche dell’arte che illustrano la pubblicità e la réclame.

Si tratta ormai di codici permanenti ed universali. Mediante laboriose ricerche si ricavano importanti notizie sulla sua storia nel corso dei secoli, e ci fa comprendere i nessi indissolubili che vi sono sempre stati con la società, gli stadi di civiltà nei quali ha operato. È stato nei secoli fautore di progressi nelle contrattazioni operate tra i cittadini, comunità e stati, nelle tariffe e movimenti finanziari, di evoluzione economica e di modernizzazione delle città e delle nazioni. Ancor prima dei negozi, il commercio si avvalse dei luoghi pubblici, la piazza delle città ha coperto il ruolo fondamentale di ritrovo e raccolta di scambi, mercati organizzate e fiere. Vi è stata l’epoca in cui le piazze erano animate da popolari manifestazioni politiche, liturgiche, militari, ma il mercato ha sempre svolto il suo ruolo di stabile fino a quando dai balconi dei palazzi epocali le facevano da perimetro ed abbracciavano i capi di Stato, i dittatori, e gli oratori di rango.

L’importanza e la vitalità del commercio riguardava anche il ruolo di spazio degli scambi di ogni giorno, in cui la virilità della merce e dei prodotti operati su suolo pubblico, chiedeva sempre il controllo minuzioso da parte delle autorità comunali, specie per i banchi e la loro esposizione.

La piazza è stata sempre dichiarata sempre come la migliore scenografia possibile per occasioni per ogni genere, dalle ricorrenze del calendario, vedi il Carnevale e le cerimonie delle feste religiose, per eventi eccezionali.

In epoche trascorse, si sono svolte le operazioni di mercato, le esposizioni dei prodotti. La vitalità del commercio di piazza si rifletteva anche nel rione a cui era destinato lo spazio adibito agli incontri quotidiani, della vitalità di articoli e prodotti che venivano offerti.

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Pur nell’età moderna, la piazza di ogni grande città è stata centro di attività economiche e commerciali, oltre a tutto quello che si celebrava di religioso, di politica e di teatro.

Nel contesto di ciascuna piazza di una tale evoluzione caratterizzata da continua contiguità fisica e di potere politico (manifestazioni e sede di palazzi epocali), veniva riservata in particolare alla attività del mercato.

Ogni iniziativa economica e commerciale svolta nella piazza era sottoposta a precise regole che confermavano il controllo delle Attività comunali sulla composizione di suolo pubblico e sull’uso della stessa piazza.

E sufficiente dire che nel remoto passato, nel grande appuntamento del giorno stabilito, si rifletteva la consistente fase vissuta dalla economia delle più grandi città del nord e del ruolo non secondario nella lavorazione e nella rifinitura dei prodotti artigianali.

Quando il mercato di Modena, per esempio, esportava la produzione e gli articoli della lana, si poneva come crocevia tra l’area padana e la Toscana e, in alcuni casi, con le regioni intramontane fornendo la produzione locale perfino ai porti di Pisa e Venezia per i floridi e ricchi mercati di piazza. E fornivano anche fornendo le piazze di Parma, Milano e Ferrara.

Oltre al forum generale organizzato al centro della piazza di mercato nella sua dimensione di mercato quotidiano e di fiera settimanale o a seconda del santo Protettore, fissata nel calendario delle date.

Le fiere costellavano la vita economica e sociale ed erano occasione di scambio tra la produzione cittadina e rurale ed i commercianti provenienti da altre località e da regioni più o meno vicine.

Ma la storia della piazza di mercato è lunga e costituisce le basi della moderna capacità economica di tutti gli imprenditori e la formazione del capitalismo, dando origine all’odierna economia nazionale ed occidentale.

[1] Notizie da: “Il mercato per la città” di Serena Di Nepi, e da: “Il mercato di piazza, gestione controllata con spazio pubblico nel Medio-evo” di Pierpaolo Bonacini.

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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