IL LAMENTO DEL BASENTO

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1937047_10205844571809765_513109190569010473_nby GIAMPIERO D’ECCLESIIS

Scorre al piede della collina da epoche memorabili, il suo alveo largo è modellato dai tempi e dai climi mutevoli della storia del pianeta, ha avuto momenti di gloria, quando le sue acque si allargavano ampie nell’intera vallata, di cui oggi restano testimonianze mute che solo l’occhio pietoso di un geologo riesce a cogliere.
Il fiume Basento, la cesura idrografica del territorio potentino verso meridione, superato da antichi ponti di pietra che la mano sapiente dell’uomo ha saputo edificare e preservare e che oggi, tristemente, è sempre di più un non-luogo.
L’industrializzazione forzata degli anni sessanta, i disastri della Piana di Tito ancora non sanati dopo decine di anni e centinaia di denunce e l’incapacità di interpretare un luogo che in epoche lontane aveva certamente delle connotazioni magiche se non sacrali, hanno via via trasformato il Basento in un luogo di zanzare e di miasmi.
Mi capita di andare sovente a passeggiare lungo le sue sponde, ormai da tempo interrotte da un cantiere per la realizzazione del Parco Fluviale, un cantiere dei nostri, di quelli a lunga conservazione, come quello del nodo complesso del Gallitello e come oramai sempre più chiaramente si avvia a diventare quello del sottopasso di Via Angilla Vecchia.
Eppure a noi camminatori del fine settimana il Basento ci parla, a volte è un battito d’ali di un’anatra spaventata, altre volte il vibrare lamentoso al vento di pezzo di cellophane imprigionato tra due rami e al sottofondo l’armonia dell’acqua che scorre.
Riscoprire il Basento è un imperativo categorico, la Città e il fiume, si sono scambiati nel tempo ruoli e favori, storie, racconti, tenere il fiume ostaggio di cantieri e di veleni sepolti e mai bonificati è un’altra delle tante manchevolezze di amministrazioni distratte.
Il Basento è paziente, aspetta che la Città si ricordi di Lui, che si ricucisca l’antico rapporto tra le sue acque e i potentini, c’è bisogno di un colpo d’ali, c’è bisogno di memoria, c’è bisogno della capacità di immaginare e realizzare cose, c’è bisogno di sentire la Potenza dei cittadini contro l’impotenza dei sudditi.

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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