
PATRIZIA BARRESE
Con il countdown di Capodanno da poche ore passato e i brindisi per attendere il nuovo che inizia, tra calici appena sfiorati e risate mescolate alle bollicine, per salutare il vecchio anno ormai alle spalle, il 2025 ha fatto il suo ingresso. Capodanno è senza dubbio la festività per eccellenza, universalmente sentita e celebrata con entusiasmo in ogni angolo del pianeta. Segna l’inizio di un nuovo ciclo, col suo carico di buoni propositi e di bilanci, un momento di riflessione sul passato e di grandi speranze per il futuro. Le tradizioni che accompagnano questa data sono innumerevoli, l’aspirazione e il propiziarsi il nuovo inizio è sempre accompagnato da un carico di superstizioni e riti scaramantici che, seppur variando per cultura e “paese”, sono sempre accomunate dall’idea di rinnovamento e purificazione, tuttavia il richiamo alla tradizione partenopea è d’obbligo: fuoco, luci e rumori fanno da cornice a simboleggiare un nuovo inizio: il fuoco brucia i residui negativi dell’anno appena trascorso, le luci illuminano il cammino del nuovo che avanza, mentre il forte rumore spaventa e mette in fuga le energie negative.
Questa tradizione risale al 1600, quando i riti venivano organizzati solo nelle corti, con la diffusione della polvere da sparo, poi utilizzata generalmente in tutti i festeggiamenti del nuovo anno. Col passare degli anni si aggiunse il lanciare vecchi oggetti dalle finestre, per abbandonare le negatività dell’anno trascorso, e ancor più antica, la tradizione di lanciare acqua dai balconi per liberarsi dalle lacrime e dalla tristezza che le ha generate, aprendo la strada ad un futuro migliore. Dai riti scaramantici alle formule apotropaiche, dagli amuleti ai piatti portafortuna, immancabili i fiumi di lenticchie, melograno e ostriche a rappresentare l’abbondanza, la fertilità e la fortuna, che affondano le radici nelle usanze attinte all’antica Roma di far indossare capi scarlatti per uomini e donne, poi rigorosamente da buttare.
Il rosso è inteso da sempre come colore dell’eros, della passione, oltrechè dell’azione, dell’attacco e della conquista. Il rosso è il colore sia terreno che spirituale, basti pensare al Sacro Cuore di Nostro Signore, all’abito indossato da Babbo Natale, è legato al mito di Marte, dio della guerra, al fuoco del metallo nella fornace, alla dignità regale. Infatti la preziosità della porpora ne ha fatto abito tipico di re, principi e religiosi, lo stesso Papa in passato indossava abiti di colore rosso, poi abbandonati per il bianco, e per finire è spesso associato al demonio con i colori rosso e nero, dunque simbolismo alchemico del colore che riporta ad aspetti positivi e negativi della vita.
Ma tra gli innumerevoli rituali scaramantici per propiziarsi il nuovo anno i 12 chicchi d’uva scandiscono i 12 mesi come i rintocchi dell’orologio, assieme a fichi secchi e datteri, che sono emblema di protezione. Intingere poi un dito in un bicchiere di spumante e passarlo dietro alle orecchie delle persone vicine è un altro tipico gesto di buon auspicio, tutto da ricondurre al botto che emette il tappo quando apriamo la bottiglia: più il rumore è forte più si atterriscono gli spiriti maligni. Ma ciascuno ha festeggiato a modo suo l’inizio del nuovo anno, con l’euforia e la trepidazione del nuovo che avanza, non avendo una sfera di cristallo a cui appellarsi, ci si affida alle osservazioni degli astrologi per avere un’anticipazione del 2025 e proiettarsi al futuro con l’oroscopo che preannuncia gli eventi con parole di creatività, spiritualità, empatia e poesia.
E se da un lato il ruolo degli astrologi e le rispettive previsioni, risultano lette con curiosità e contemporaneamente contestate perchè “non sarà certo il movimento dei pianeti a influenzare le nostre azioni”, le premonizioni di Nostradamus – astrologo, medico, speziale e chiaroveggente francese – sono sempre quelle più ricercate e famose al mondo. Catastrofi, guerre, disordini sociali, disastri umanitari e ambientali vengono richiamati sempre con grande sensazionalismo. Peccato che, nonostante l’aspetto clamoroso col quale vengono raccontate, secondo il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, le quartine di Nostradamus già in passato non hanno mai predetto davvero alcun evento, neppure le premonizioni che avrebbero preannunciato eventi storici, come quella che il mondo sarebbe dovuto finire nel 1999, e l’Anticristo sarebbe dovuto arrivare sulla Terra nel 2023. Nelle quartine per il 2025, il “veggente” aveva già previsto l’emergere di due simboli quali la “mezzaluna” e “l’elmo gallico”, due simboli che potrebbero rappresentare la Turchia e la Francia, e rimandare alle tensioni geopolitiche in corso con la guerra in Ucraina che, secondo le previsioni, non avrà una conclusione pacifica…anzi.
Altre quartine fanno riferimento a una piaga antica che potrà colpire l’Europa e mettere tutto il continente in ginocchio e una profezia che prevede l’arrivo di un “impero acquatico” non ben specificato. Ma è improbabile pensare di trovare buoni propositi e prospettive rosee nelle quartine di Nostradamus che ha predetto, secondo le scritture che risalgono al 1555, che dopo papa Francesco ci sarà solo un ultimo papa. Sulla rete vagano da tempo le profezie di Malachia, l’arcivescovo irlandese che avrebbe scritto di papi e antipapi e stando ad esse saremmo giunti alle soglie della fine planetaria. Profezia vera o falso storico, è ufficialmente cominciato il Giubileo, e Papa Francesco ha dato ufficialmente il via a questo anno dedicato alla speranza, con uno sguardo per le terre martoriate dalla guerra, la riconciliazione tra di noi e con i nostri nemici e avere il coraggio di cambiare in positivo il Mondo, senza attendere passivamente, con timore e sgomento, i cambiamenti che ci circondano, agire positivamente sulle relazioni personali e la vita sociale e guardare al futuro con animo fiducioso e mente lungimirante senza chiudere gli occhi e senza dimenticare i tanti drammi quotidiani che hanno segnato il 2024, ricordato inoltre per i tanti tragici femminicidi e la violenza perpetrata sulle donne e le stragi che impediscono a milioni di uomini, donne, giovani e bambini di vivere in maniera degna di esseri umani.
Ma andando oltre all’istinto di uvetta, nocciole, zampone, lenticchie e agrifoglio, il nuovo che avanza e il cambiamento è un desiderio molto diffuso: c’è chi esprimendo un desiderio vorrebbe essere più determinato, più propositivo e meno pessimista: l’entusiasmo dell’1° gennaio ci porta a sperare in un rinnovamento della nostra vita e delle nostre consuetudini in previsione di uno stile di vita migliore, perseguire con fermezza i nostri obiettivi, in modo da fronteggiare gli ostacoli e giungere dritti alla meta. Dunque il nuovo anno è sempre carico di ansia e di forti emozioni ma è fondamentale imparare a vivere ogni giorno dell’anno come un Capodanno, con energia e coraggio inesauribili, senza pretendere troppo dai nostri limiti e guardando con entusiasmo alle opportunità che la vita ha in serbo per noi. Il futuro, poi, porta sempre con sé un certo mistero ed esprime una verità importante: “Non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perso molto”, come amava ripetere Seneca nel “De brevitate vitae”.
Il nuovo anno sia stimolo a dire parole sensate e meno chiacchiere, a praticare più che a predicare, a realizzare grandi risultati. Lo stesso Giacomo Leopardi, il cosiddetto poeta del pessimismo cosmico, invita ad affrontare l’anno nuovo con rinnovato ottimismo, invita a essere testardi e tenaci nella speranza di un anno migliore e siccome siamo umani abbiamo bisogno della speranza di credere che l’anno nuovo “principierà la vita felice”, come recita il Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere. Alla vigilia dell’anno nuovo un passante chiede a un venditore di almanacchi e lunari se, a suo parere, l’anno che verrà sarà felice. “Certamente!” risponde il venditore. Alla fine il passante giunge alla conclusione che la felicità consiste nell’attesa di qualcosa che non si conosce e nella speranza di un futuro migliore del passato e del presente. Noi per propiziare il nuovo anno, oltre a confidare nella speranza, come desiderio e attesa del bene, incrociamo le dita e con cornetto, peperoncino e ferro di cavallo stretto alla mano, confidiamo nella risposta del nostro venditore di calendari: verità o solo superstizione, come sosteneva Peppino De Filippo, “Non è vero, ma ci credo”!
Buon anno.