Per il Pd lucano si potrebbe dire “buona la prima”. IL ciak era iniziato con la contestazione di una candidatura che sembrava ricalcare i vecchi giochi di potere, ma lungo la narrazione la storia è cambiata fino ad arrivare ad un congresso vero, tra due candidati segretari che hanno rappresentato degnamente le squadre, esprimendo il meglio in termini di coinvolgimento e di proposte politiche. Dietro questa avventura si può ,volendo, anche vedere chi ha vinto e chi ha perso, ma sicuramente, al di là delle parti, ha vinto il nuovo, in termini di un partito che si ritroverà , a fine tornata, con un centinaio di dirigenti cui sarà stato formalmente affidato il futuro . Questo non significa che la vecchia classe è stata fatta fuori, anzi. Continuerà ad esercitare la propria influenza, combatterà per rivendicare la propria forza, lotterà per un posto in parlamento ma il potere decisionale assoluto è passato in mani più giovani e dipenderà dall’uso che questi ne faranno se potremo parlare di “nuovo PD”. Sul piano teorico, le intenzioni sono buone. Ma , si sa,di buone intenzioni talvolta sono lastricate le vie dell’Inferno. E’ evidente che, per essere credibile, il nuovo responsabile del partito deve per prima cosa dimostrare che un salto generazionale si è realizzato e che quella centinaia di eletti che lo circonderanno sono una squadra, non fazioni in lotta . Far lavorare il collettivo senza discriminazioni, senza connotazioni e senza bilancini , significa per prima cosa realizzare un sistema decisionale che non scavalca i territori, che coinvolge la base e soprattutto valorizza i rappresentanti che la base ha scelto sia nelle istituzioni, consiglieri comunali, sia nel partito. Ma è anche un modo per mettere in pratica una idea di rinnovamento trasferendo la potestà decisionale alle nuove leve indipendentemente dalle appartenenze o dalle amicizie. Ricorrere alle buone pratiche del passato , quando queste hanno dimostrato di portare competenza e assicurare democrazia, sarebbe cosa buona e giusta, perché responsabilizza le persone, le fa sentire parte di un progetto e recupera partecipazione e fiducia E questo concetto di un partito che si muove sui territori non può sovrapporsi all’immagine di un partito in cui le decisioni vengono da Roma. La prima battaglia del neo segretario è quello di rivendicare livelli di autonomia decisionale sui singoli territori, evitando le catene di Sant’Antonio che hanno massacrato la partecipazione, sfiduciato le persone e allontanato gli elettori. Una riappropriazione del potere decisionale va fatta proprio come elemento rivitalizzante per il partito. Roma può appropriarsi del potere rappresentativo che riguarda la politica nazionale, ma non quella regionale o comunale. Se partiamo da questa battaglia, allora possiamo parlare di quello che c’è da fare in Basilicata. Se facciamo finta di non vedere questa deleteria indebita appropriazione di un pezzo di democrazia rappresentativa, allora non è il nuovo che avanza, ma il vecchio che rimane travestito, capelli tinti e jeans strappati. ROCCO ROSA
LA REGINA E I GIOVANI DEM: SARA’ VERA GLORIA?
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