LASSATE FÀ ‘O GUAGLIONE

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di Franco Cacciatore

Se non fosse per l’occhiello questo servizio sembrerebbe avulso dalla realtà lucana. Re Francesco I di Borbone che avvia un’opera avveniristica, come le tante realizzate dalla sua dinastia, purtroppo vituperata. Per dirne alcune il setificio di S. Leucio, le porcellane e ceramiche di Capodimonte, regge( vedi Caserta) costruite con criteri quanto mai moderni, strade, come la “via del grano”, e ponti. E qui parliamo di quello del Garigliano nel 1828, addirittura in concorrenza all’Inghilterra, che nel campo deteneva il primato. E gli inglesi, gelosi della privativa, per primi a scendere in campo con articoli e vignette a denigrare il progetto napoletano, per loro destinato a fallire, anzi a crollare in corso d’opera. Fecero eco i soliti saccenti tra ministri, personale governativo e “sedicenti” esperti. Per di più incaricato della progettazione un giovane ingegnere e architetto di soli 33 anni. Ovviamente accusato di inesperienza. Non così per Francesco I, che sin dall’inizio ha creduto nella sua opera. Di qui, lui connaturato napoletano, a tutti il suo: “lassate fà ‘o guaglione”. Ma chi era questo “guaglione”? Un autentico “talento lucano”. Era nato a Maschito ( di etnia arbëreshë) dell’area melfese, il 14 ottobre 1795. I primi studi nel suo paese alla scuola dei padri di S. Giuseppe Calasanzio ( la cui venerazione forse introdotta dagli spagnoli, al secolo José Calasanz) completati in quello che era il rinomato seminario di Melfi. Poi, con un piccolo gruppo frequenta la “Scuola di applicazione in ponti e strade” promossa da Gioacchino Murat nel 1811 e diretta da Carlo Afan de Rivera e infine la Facoltà di Ingegneria dell'Università Federico II di Napoli. Così Luigi Giura passò dal gettare ponti di fratellanza, ora invocati da Papa Francesco, a quelli reali con una tecnica personale a sfidare i secoli. Dopo la laurea, brillantemente conseguita nel 1814, è ammesso al “Corpo di Ponti e Strade”, istituito nel 1808. A seguire un vero peregrinare in vari continenti europei dalla Gran Bretagna alla Francia, pronto a carpire i vari sistemi ingegneristici, loro progressi e nuove prospettive industriali.

Francesco_I°_delle_Due_Sicilie

Apprendere ogni possibile tecnologia che si andava sperimentando, ma anche rendersi conto di alcuni ponti, come il francese “Pont Neuf”, che aveva accusato problemi di cedimento strutturale. Così comprese che per i ponti il punto debole non era la progettazione ma la flessibilità della lega metallica utilizzata, che rendeva la struttura sensibile al transito di grossi pesi e soprattutto alle oscillazioni causate dal vento. Di qui la necessità di limitare la flessibilità del metallo, al quale Luigi Giura arrivò con sua invenzione, il “ponte sospeso a catenaria”, che mise in pratica facendo realizzare presso le fonderie calabre di Mongiana delle maglie ferrose fortemente nichelate, poi sottoposte ad uno speciale trattamento stirante eseguito con una macchina ad “asta tesa”, sempre di sua inventiva, che ne riduceva dell’80 % l’elasticità e quindi dava quella rigidità richiesta in condizioni estreme. Così si giunse a realizzare il primo ponte sospeso in Italia,

 il secondo in Europa, grazie all’ingegnere Giura. Un primato tutto concepito e realizzato nel Regno delle Due Sicilie. L’opera giunse a compimento in soli quattro anni, nonostante i mezzi tecnici di un tempo. Forse se lo studio Giura e la sua realizzazione non fossero stati abbandonati in cambio di tecniche moderne, risultate fallimentari, la tragediadel crollo del ponte di Genova non sarebbe avvenuto. Per la curiosità del lettore alcuni dati di questo miticoponte sul Garigliano. Era lungo 80,40 metri e largo 5,50. Le colonne portanti alte 7 metri con un diametrodi 2,50. Anche gli ornamenti erano eccezionali, con una foggia che ricordava quella egizia. Il “Ponte RealFerdinandeo”, così denominato, fu inaugurato il 10 maggio del 1832 alla presenza di re Ferdinando II chelo attraversò più volte a cavallo.

Seminario di un tempo oggi hostel il tetto

Con lui due squadroni di lancieri a cavallo e al seguito 16 cannoni diartiglieria. A sua volta il vescovo di Gaeta, Luigi Ruffo Scilla, con processione fra il tripudio della gente.Gli eventi che seguirono videro, su quel ponte, per primo nel 1860, la disfatta dell’esercito borbonico piegato dalle forze piemontesi. Più infausto l’altro nel 1943. I tedeschi lo attraversarono con gran parte dellaloro armata, facendolo poi saltare e così misero fine alla grande impresa di Luigi Giura. La ricostruzione nel 1998, dell’originario i resti. Davvero solo le cannonate riuscirono a distruggere quel ponte. Re Francesco I di Borbone aveva visto giusto, “ ‘o guaglione” era davvero in gamba.

IN COPERTINa: Cartolina delle Poste e francobollo commemorativo
Le foto: Luigi Giura – Il ponte sul Garigliano – Francesco I Borbone – Stradina di Maschito – Il seminario di Melfi, oggi hostel “Il tetto”

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