La Romanizzazione 3)

ANGELA MARIA GUMA
Le milizie romane vennero a contatto, per la prima volta, con il territorio dell’Apulia attuale Puglia fra il 400 e il 300 a.C., quando, nel corso delle lotte per la supremazia fra i popoli italici incontrarono i Dauni e i Lucani. Probabilmente furono chiamati in aiuto dalle aristocrazie locali, che vedevano in Roma una garanzia di continuità rispetto alla democratica confederazione egemonizzata da Taranto.
Dunque, la fase iniziale della romanizzazione della Daunia coincide con un periodo articolato e complesso, caratterizzato da una sempre più accentuata presenza militare e diplomatica di Roma nel corso del III secolo a.C., durante le guerre sannitiche, fino alla conclusione della guerra annibalica.
A questo periodo le fonti fanno risalire i primi rapporti tra Roma e Luceria. Infatti, allo scoppio della seconda guerra sannitica, gli Apuli ed i Lucani che vedevano mal volentieri la potenza sempre crescente dei vicini Sanniti, spontaneamente si prestarono ad aiutare i Romani; l’accordo venne concluso nel 326 a.C.. Nonostante Livio[1] non lo dica esplicitamente, è opportuno credere che Luceria, detta per antonomasia “antica città dei Dauni”, abbia fatto parte di questa alleanza perché era una delle città più importanti dell’Apulia ed era molto vicina al territorio dei Sanniti. Essa, perciò sorse fin dal principio, nell’alleanza con Roma, in difesa della tenace pressione sannita, benché pur non perdendo la sua importanza fosse diminuita in parte la sua libertà di azione politico-militare. Fu dunque stipulato un foedus che Livio presenta come risultato di una deditio in fidem.
Questa antica città dauna, fu conquistata da Roma nel IV secolo a.C. durante la prima campagna contro i Sanniti (343-341). Diventata alleata di Roma, fu espugnata dai Sanniti, che, nel 321 vi deportarono i 600 cavalieri delle due legioni romane catturate alle Forche Caudine (in provincia di Benevento) durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.). Pertanto la città svolse, già durante la suddetta guerra, un ruolo importante accogliendo i Romani scampati alla disfatta di Caudium nel 319 a. C.
Luceria – Anfiteatro romano

A questa disastrosa sconfitta seguirono alcuni anni di pace prima che la guerra nel Sannio fosse ripresa; nel frattempo, i Romani strinsero rapporti di amicizia con le genti dell’Apulia, al fine di controllare alle spalle gli avversari, proposito che il Senato riuscì ad attuare in maniera più efficace con la deduzione di una colonia a Luceria. In tale contesto, infatti, la colonia lucerina assunse un ruolo primario nel processo di inserimento romano nell’Apulia settentrionale poiché posta su di una ben definibile altura e soprattutto al punto di arrivo di grandi strade transappenniniche[2], quindi, centro fondamentale per il controllo della vasta pianura apula.
Una questione dibattuta é quella riguardante la data della sua deduzione. Le opinioni sono varie e contrastanti, tali che sembra difficile dare una risposta precisa. Tra le principali fonti, di minor credito appare Velleio Patercolo che attribuisce al 325 a.C. la fondazione della colonia, notizia che per alcuni studiosi[3]non va a priori scartata, ma interpretata nel senso di un invio di un presidio romano nel 319 in una città che già nel 321 viene descritta come composta da socii boni ac fideles
Alcuni studiosi, fondandosi sullo storico greco, pongono la data della deduzione al 315 a.C. mentre Musti,[4] accetta come data della colonizzazione il 314 a.C. Quindi, alla luce di recenti studi é opportuno accettare la datazione dello storico latino anche perché é probabile che la data del 315 a.C. si riferisca alla decisione del Senato, mentre quella successiva all’effettiva deduzione dei 2500 abitanti.
Ma, a questo punto, é importante stabilire la natura della colonia, se cioè fu latina o romana. Sebbene dalle fonti classiche non si evinca nulla di preciso al riguardo, é possibile affermare, sulla scorta della maggior parte degli autori citati, che Luceria fu colonia latina come Venusia, Firmum, Ariminum, Hadria. Quindi, Luceria, fu colonia iuris latini e non una delle colonie romane. Queste ultime, costituendo dei baluardi a salvaguardia del territorio di Roma, non fornivano contingenti militari. La città, come tutte le colonie latine, era legata a Roma da uno speciale trattato d’alleanza, aveva leggi proprie, magistrati locali, libera monetazione e non pagava tributo alcuno. Era però tenuta a fornire contingenti militari che combattevano in formazioni distinte dalle legioni romane.
Nulla o quasi conosciamo ancora dell’abitato prima della fine del IV sec.a.C., cioè dal momento in cui fu dedotta la colonia quando si ebbe una prima sistemazione urbana con cerchia muraria in opera quadrata d’arenaria il cui circuito comprendeva le colline del Monte Sacro, Belvedere e Monte Albano.[5]

E’ certo, però, che la suddetta colonia pur estendendosi su di una superficie di 46.411 ettari, secondo i calcoli del Beloch nella quale sono stati individuati diversi resti di centuriazione, non si distinse per il gran numero di coloni: i suoi 2500 uomini erano ben pochi in confronto ai 20000 che, secondo le fonti, popolarono, non molto tempo dopo (291 a. C.), la vicina colonia di Venusia. Tra le due fondazioni le differenze non sono poche, almeno sul piano della religiosità locale, che per Luceria appare più legata alle esperienze latine d’origine.
Luceria si ritrovò insieme a Venusia, Arpi, Canusium, a fianco di Roma durante la guerra contro Taranto, dichiarata nel 281 a.C. Questi centri offrirono alle legioni romane un’ottima base di operazione, oltre ad un largo contributo di viveri e di uomini.
La partecipazione delle comunità daunie alla guerra contro Taranto, città con la quale avevano avuto per vari secoli rapporti economici e culturali, ha grande rilevanza in quanto dimostra che la Daunia, entrata nel 326 a.C. nell’amicizia e nell’orbita di Roma, era già direttamente interessata nel 281 a.C. alle vicende politiche, militari ed economiche dell’Urbs. Infatti, la Daunia fin dalla fine del IV sec.a.C. aveva intensificato i rapporti commerciali con la Campania ed il Lazio, aveva incominciato ad adottare la lingua di Roma e a seguirne le norme legislative, per cui, si può dire, che era entrata in piena fase di romanizzazione. Dunque Roma ereditò, in questo periodo, il complesso sistema di rapporti politici e commerciali sviluppati sino ad allora da Taranto con le popolazioni indigene, e riuscì ad avviare un profondo processo di ristrutturazione di quei centri che si sviluppò fino all’inizio della seconda guerra punica ( 218 a.C).
Il conflitto (218-202 a. C.), secondo la maggior parte degli storici, fu lungo e disastroso, specie per la Daunia che fu per più anni teatro di guerra.
Dopo la sconfitta romana al Trasimeno (217 a.C.), Annibale non puntò direttamente su Roma ma verso l’Adriatico ed il Sud, precisamente verso la Daunia, per assicurarsi basi e rifornimenti per il vicino inverno. Attraversando le terre dei Marsi, dei Marrucini, dei Peligni, percorrendo la via litoranea, Annibale giunse nell’Apulia e pose il suo accampamento tra Arpi e Luceria, con l’intenzione di procurarsi rifornimenti di sussistenza che abbondavano in quelle zone e di provocare con la sua presenza l’insurrezione di quelle popolazioni. Il suo piano, tuttavia, non si realizzò in pieno poiché Luceria ed Arpi si chiusero nella difensiva ed obbligarono Annibale, che nel frattempo aveva posto la sua base a Bovino, a sostenere lo sforzo di lunghi assedi nei quali disperdette le sue forze. Mentre in queste circostanze, molte colonie e città federate passarono al nemico, Luceria, Venusia, Brundisium, Herdonea ed altre poche città dell’Apulia rimasero fedeli a Roma, dichiarandosi pronte a dare tutti gli aiuti possibili e a fare tutto ciò che il popolo romano avesse creduto opportuno. Giova sottolineare, pertanto, che Luceria non si diede ad Annibale neppure quando tutta l’Italia meridionale, l’ Apulia in particolare, era in balìa dei saccheggi e delle devastazioni dell’invasore. Anche dopo la disfatta di Canne del 216 a.C., e la successiva defezione di Arpi, la città dauna condivise il grande lutto subìto da Roma, ed insieme a Venosa e a Canosa, vigilò sugli Apuli perché non si alleassero con Annibale..
Lucera diventò città fedelissima a Roma, anche durante la guerra annibalica, ed ebbe l’onore di governarsi con magistrature simili a quelle romane, con il privilegio di battere moneta
Infatti, fu proprio tra il 215 e il 212 a.C. che i Romani fecero della città la principale base del loro esercito in Apulia.
Alla fine della guerra, queste città ebbero pubblici ringraziamenti da parte del Senato romano, ed inoltre, in base alle leggi “Sempronia et Iulia” furono inviati in quei centri coloni per colmare i vuoti creati dalle battaglie.
Alla guerra annibalica fece seguito un importante processo di riconversione produttiva e di ristrutturazione economica al quale, secondo alcuni studiosi[6] non bisogna necessariamente associare un quadro di decadimento dell’area. Infatti, é opportuno sottolineare che, nel complesso, il territorio dauno riuscì ad inserirsi nella nuova situazione economica, aprendosi ai mercati transmarini e agli scambi a lunga distanza tramite lo sviluppo delle colture specializzate dell’olio e del vino.
Dunque, tra il II e il I sec. a.C., con le divisioni agrarie e le deduzioni colonarie graccane, si può ormai dire completato il processo di romanizzazione dell’area. Roma riuscì a costituire un arcipelago di “isole” con popolazioni, lingua e costumi latini, attraverso processi la cui portata e l’entità sono ancora in uno studio in progress, tuttora in fase di definizione.
[1] LIVIO VIII, 25 “Lucani atque Apuli, quibus gentibus nihil ad eam diem cum Romano populo fuerant, in fide venerunt arma virosque ad bellum pollicentes. Foedere ergo in amicitiam accepti.
[2] La direzione di marcia degli eserciti romani sconfitti a Caudium ne è un’indicazione assai chiara.
[4] Musti D., La spinta verso il sud: espansione romana e rapporti internazionali, in Storia di Roma, Torino 1988 p. 534.
[5]Mazzei M. Lippolis E., Dalla ellennizzazione all’età tardo repubblicana, in Daunia Antica, pp. 185-252, Bari 1984, p. 291 ss.
[6]Mazzei M. Lippolis E., Dall’Ellennizzazione all’età tardo repubblicana, in Daunia Antica, pp. 185-252, Bari 1984., p. 183.