LE DIVE E LE ALTRE

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Dopo le denunce (prima poche, poi molte decine) di attrici di ogni nazionalità contro il tycoon Harvey Weinstein, si ha la sensazione che un vaso di Pandora, o un vespaio, sia stato scoperto.

In molti paesi, fra cui l’Italia, sono circolati hashtag (#metoo, #quellavoltache #balancetonporc) tramite i quali si invitavano le donne a denunciare sui social network le molestie subite, allo scopo se non altro di far comprendere al mondo la vastità e la portata del fenomeno. E la sua “antichità”. “Agli inizi della mia carriera, ho passato un sacco di tempo in ginocchio, e  non era per pregare” è una celebre dichiarazione rilasciata da Marylin Monroe, che ci fa comprendere quanto il ricatto sessuale sia stato parte integrante del mondo artistico e cinematografico da molto prima dell’esistenza dei social network.

E’ sacrosanto, è giustissimo, si merita un ERA ORA grande quanto una casa, un movimento del genere. Che ha dei rischi, però.

  1. il rischio di buttarla in caciara, come ha detto un mio amico. Ho visto già fiorire sui social network parodie e meme (per lo più creati da uomini, ma non ne sono sicura) che fanno dell’ironia su questa improvvisa epifania di molestati e molestatori. “Verrà fuori che l’unico che non ha molestato nessuna attrice è stato Rocco Siffredi“, oppure “Voglio denunciare la levatrice che quando sono nato mi ha toccato il pipino“. E’ concreto cioè il rischio che passi il messaggio che “tutte molestate, nessuna molestata”, che alla fine è sempre successo e sempre continuerà a succedere, con gli inevitabili corollari di “che esagerazione” e simili. E questi, lo so con ragionevole certezza, arrivano soprattutto da donne, generando flame e distinguo picciosi a non finire. Fra donne. Si corre cioè il rischio che l’onda passi, e ci lasci più sole scornate e vulnerabili di prima, nonostante i #metoo e tutti i suoi fratelli.
  2. il rischio di reazioni eccessive. Io trovo abbastanza senza senso che alcune case produttrici abbiano cancellato i contratti di alcune celebri star americane, o addirittura abbiano deciso di non programmare più sulle reti a pagamento loro film, perchè nei loro confronti sono emerse accuse di molestie vecchie di venti anni. Chi molesta è un uomo di merda, sempre. Ma bisogna lasciare che sia il pubblico a deciderlo, ad esempio non andando a vedere i suoi film, e non i produttori, per delle produzioni che potrebbero essere capolavori, e rischiamo così di non saperlo mai. Io ho adorato Maradona nonostante la sua discutibilissima condotta etica; e certo, se un mio eroe dello star system esce esente da denunce di questo genere lo amerò anche di più. Però anche reazioni rigide come questa finiscono coll’acuire la distanza fra mentalità, e alla fine perfino l’odio fra sessi, quando invece quello che bisognerebbe cercare è un nuovo linguaggio, una nuova intesa fra le due metà del cielo – e tutte le metà intermedie.
  3. il rischio di pensare che siano cose che interessano i “livelli alti”. Asia Argento, Marylin Monroe, Harvey Weinstein, Kevin Spacey, Hollywood. Dive internazionali, ambienti ovattati nei quali la stragrande maggioranza di noi non metterà mai piede. Le donne per cui vale la pena fare una battaglia invece sono invece forse quelle degli strusciamenti sugli autobus, delle battute pesanti nei bar, per strada, del piccolissimo capufficio che chiama a fare straordinari l’impiegata la sera tardi. Gli uomini per i quali occorrerebbe una vera riabilitazione sono quelli dei piccoli branchi, quelli delle proposte irrifiutabili, sono i ragazzini bulletti a scuola che mettono le mani nei reggiseni di compagne prosperose, credendo che sia giusto, e molto fico. Le donne lo sanno, tutte le donne ci sono passate. Non ho dubbi che la campagna #metoo e tutte le sue campagne sorelle siano state pensate soprattutto per questo genere di target, ma l’effetto mediatico come era normale accadesse si è riversato solo sui nomi famosi, invece che sui numeri massicci del fenomeno. Senza contare le tante, tantissime donne che per vergogna o pudore il loro post non l’hanno pubblicato. E forse, tra l’altro, sarebbe interessante che venissero fuori gli uomini che invece NON L’HANNO MAI FATTE, cose del genere. Sono certa che esistono.
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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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