IL VIVIANI VA PRESERVATO, E’ UN MODELLO ARCHITETTONICO DI PREGIO!

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  • Può non piacere agli artefici del’espansione urbanistica incontrollata e ai cementificatori che hanno operato ed operano in città, ma la gente vuole che il Viviani venga preservato da progetti di trasferimento in altra sede.Che non sono stati fatti finroa perchè mancavano i soldi, ma che alla prima svolta di ripresa edilizia si rirpesenteranno come cambiali da pagare. la gente vuole questo stadio perchè è bello, perchè emoziona e perchè qui c’è la storia sportiva di questa città e basterebbe fare una seconda tribuna come la prima, oppure allungare la prima fino alle curve per avere un stadio capace di portarci fino alla B, sperando che il vento sia favorevole alla barca di questa società

Nella sede dell’associazione di “We love Potenza” si è parlato dello stadio Viviani davanti ad una sala piena di soci, erano presenti anche esponenti dei “Cuori di leoni”, un gruppo di tifosi che ha promosso a proprie spese una serie di interventi allo stadio Viviani.

Sono intervenuti il Presidente Enzo Fierro, il giornalista Pino Gentile, Alfonso Pecoraro, l’architetto Roberto Pontolillo, Mariano Cauzillo e Nino Pomarico.

Il dibattito e stato preceduto da una presentazione della storia del campo sportivo Alfredo Viviani tracciando un profilo sia del suo ideatore Alfredo Viviani che una presentazione fotografica di tutte le fasi del cantiere allestito per la costruzione del campo sportivo.

Alfredo Viviani nato nel 1889 a Venosa si è trasferito con la famiglia a Potenza nel 1905 poi dopo alcuni trasferimenti si è stabilizzato a Potenza come impiegato delle Poste.

Alfredo Viviani è stato un uomo impegnato in tante discipline compreso il campo giornalistico ma la passione più grande è stato lo sport di cui è stato anche un protagonista, vincendo pure alcune medaglie.e Fondo’ una squadra di calcio nel 1919 di cui divenne presidente nel 1925 fino al 1937, anno della sua morte.

La sua passione l’ha inculcata anche in alcuni suoi amici potentini i quali avevano creato nella zona di Montereale un campo sportivo per convertire allo sport i giovani dell’epoca, nel tempo nacque la necessità di dotare la città di un campo sportivo regolamentare e Alfredo si impegnò al massimo per porre all’attenzione delle autorità dell’epoca l’utilità di una tale struttura. La struttura fu individuata dal piano regolatore dell’epoca al centro di una conca disabitata e periferica rispetto al centro cittadino  I lavori iniziarono in piena era fascista nel 1929 e terminarono nel 1934.

Da quel momento il campo sportivo littorio, cosi venne denominato, divenne parte integrante della storia di quell’area disabitata che nel tempo si amplio’ e verso la fine degli anni cinquanta divenne un quartiere completo circondato da palazzi di edilizia popolare, e di enti gescal o incis tutti costruiti con fondi dello stato, gli ultimi grandi complessi che nacquero a fianco del Viviani fuRONO il Palazzo di giustizia verso la fine degli anni sessanta e l’elegante struttura della banca Apulia nata intorno agli anni ottanta.

Il Viviani da quando è nato ha subito tanti aggiustamenti o adeguamenti  dovuti sia ai terremoti ma sopratutto a esigenze sportive funzionali ai vari periodi. Ci fu un ampliamento degli spazi dedicati ad altri sport, il completamento della pista di atletica leggera, la costruzione di un campo da tennis e uno spazio attrezzato per il salto in lungo, salto in alto, lancio del peso etc.

Quando la squadra sali in serie B si resero necessari altri lavori di completamento per esempio la copertura delle due tribune laterali e l’ampliamento delle curve e gradinate.

Fino ad alcuni decenni fa lo stadio di proprietà del demanio fu gestito dal Coni che provvedeva in proprio con suoi dipendenti alla gestione ordinaria dello stadio e alla tenuta del manto erboso, personaggio conosciuto dai tifosi della serie B era Pasquale Villani, custode dello stadio,  poi fu ceduto al Comune di cui è attualmente il proprietario e il gestore della struttura.

Nel tempo a seconda delle annate e dei campionati di partecipazione della squadra ci sono sempre stati degli interventi di ripristino delle parti usurate o degli interventi di adeguamento per il rispetto delle normative vigenti del momento e in funzione del campionato d’iscrizione della squadra. Gli ultimi due interventi, strutturali, sono stati il rifacimento delle gradinate di quasi dieci anni fa e la sostituzione del manto in erba naturale in sintetico di ultima generazione, l’anno scorso, ma cio non basta per affrontare campionati superiori perché le normative diventano più stringenti e necessiterebbero interventi anche strutturali come per esempio l’aumento della capienza.

Dal dibattito è emerso che lo stadio Viviani è un’opera di prestigio e simbolo della città e come tale va considersta e conservata. Lo stadio, come tutte le opere d’epoca, rappresenta oltre un importante opera architettonica, infatti la facciata principale e la tribuna centrale in cemento armato sono beni sotto la protezione della intendenza alle belle arti, è una parte importante della vita sociale e sportiva della città di Potenza basta pensare alle migliaia di giovani atleti che si sono formati nel calcio o atletica e alle migliaia di spettatori che domenicalmente hanno affollato le tribune per dare sfogo al tifo nei confronti della squadra cittadina.

Non sempre lo stadio ha avuto la dovuta attenzione da parte delle amministrazioni della città che si sono succedute a volte hanno dato l’impressione che costituisse più una palla al piede che un bene da preservare, infatti molti interventi sono stati fatti dettati dall’esigenze dell’ultimo momento determinando errori per mancanza di piani di lungo respiro.

Un tangibile segnale della disattenzione della politica cittadina l’ha dato quando ha permesso l’insediamente nel piazzale antistante la facciata dello storico Viviani di bancarelle di frutta e di un negozietto stanziale situato all’interno dei locali dello stadio con l’installazione di una visibile copertura fissa sulla parete dello stadio che deturpa tutta l’architettura originaria della facciata.

Alla disattenzione della politica si oppone la sensibilità di molti sportivi, cittadini e associazioni che hanno sempre elaborato delle idee da portare avanti per preservare lo stadio cosi com’era all’origine oltre a impedire interventi tampone che a volte oltre a rivelarsi inutili si è anche costretti a demolirli il giorno dopo.

La ventata di entusiasmo che in questi mesi ha portato la società del Potenza e le buone possibilità di partecipare a campionati professionistici, già dal prossimo anno, hanno di nuovo riacceso il dibattito intorno all’adeguamento dello stadio alle nuove normative federali in merito alla capienza, ai servizi e alle opere di sicurezza.

Le idee ci sono, i progetti di massima pure e la fattibilità di rendere il Viviani uno stadio moderno nella sua ubicazione storica è senza controindicazioni, per arrivare al dunque ci vuole la volontà delle parti interessate a sedersi davanti ad un tavolo per raccogliere tutte le sinergie e trovare una soluzione condivisa dalle parti.

Intanto sempre nell’ottica di smuovere il problema un gruppo di tifosi ” Cuori di leoni” con il consenso e l’appoggio del comune si è fatto carico, a proprie spese, di ripristinare la facciata storica dell’ingresso principale del Viviani di viale Marconi con i colori originari rosso pompeiano e grigio e con la nuova scritta: Stadio Alfredo Viviani.

Forse siamo giunti alla svolta culturale che il Viviani non è una palla al piede della città ma un bene da conservare e proteggere nel rispetto del suo valore architettonico e storico. Per tutti quegli esponenti politici e consiglieri regionali e comunali che si dichiarano vicini alla squadra è ora di aprire il dibattito sui cambiamenti del piano regolatore e di annullare certe decisioni che servivanoalla specualzione edilizia ma non alla città.

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Ho scritto articoli diffusi dai quotidiani la nuova e il quotidiano, inerenti la storia della ricezione dei segnali televisivi in Basilicata dal 1954 ad oggi e la storia della sede Rai di Basilicata nata nel 1959. Collaboro col periodico di attualità e cultura, " il messo" con sede redazionale ad Albano di Lucania e diretto da Gianni Molinari Scrivo sul periodico " Armonia" edito dall'associazione Rai Senior, un bimestrale nazionale destinato a tutti i dipendenti della Rai.

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