LE ELEZIONI CHE POSSONO DARCI UNA PROSPETTIVA. FORSE.

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di ANTONIO DI STEFANO

Nei prossimi mesi saremo chiamati ad un voto che si annuncia importante per i destini della nostra comunità. Rispetto a questo evento il dibattito è debole, quasi assente.

Non mi riferisco evidentemente alla prossima scadenza elettorale regionale, rispetto alla quale non nutro grosse attese di trasformazione (indipendentemente dal risultato), piuttosto al voto per il Parlamento Europeo previsto per il mese di maggio 2019. Saranno le prime elezioni senza la Gran Bretagna, in un contesto continentale che appare in rapida trasformazione. Nel 2014, anno della precedente votazione, i paesi europei erano a prevalente trazione da parte dei gruppi popolare e socialdemocratico, con una componente significativa di presenza dei liberali e della sinistra ed una partecipazione poco rilevante, ed in alcuni casi folcloristica, delle frange che oggi chiameremmo sovraniste. Nel 2014 Donald Trump era solo un miliardario immobiliarista spaccone famosoper le sue speculazioni edilizie e le frequentazioni nel jet set e non il presidente della prima potenza mondiale che passa buona parte del suo tempo a battagliare con la seconda potenza mondiale, la Cina, in attesa che quest’ultima lo spodesti, come previsto, dal trono della ricchezza globale. Intanto, dal 2014 ad oggi, proprio la Cina si è comprata ai saldi mezza Africa, vi realizza grandi infrastrutture ed apre università, mentre noi europei ci muoviamo nel contenente africano in ordine sparso, come se non fosse ancora finita l’epoca coloniale.

Andremo dunque a votare in uno scenario geopolitico fortemente mutato, nel quale nell’ultimo quinquennio forze nuove a vocazione nazionalista hanno raggiunto il potere esecutivo in diversi paesi europei e rappresentanti di partiti sovranisti siedono nei parlamenti nazionali. Quale spazio troveranno queste forze nel Parlamento Europeo? Quanto saranno in grado di mutare gli equilibri tra i gruppi politici storici che hanno sostenuto in questi decenni l’impalcato europeo? Saranno in grado di imprimere un nuovo corso o piuttosto un arretramento al progetto europeo fin qui perseguito?

Difficile avere risposte certe a queste domande oggi. Del resto, tanto per restare alle cose nostre, chi avrebbe scommesso in Italia un anno fa su un governo giallo-verde? Quello che è certo è che il nuovo assetto europeo si troverà a gestire il nuovo quadro pluriennale di bilancio per il periodo 2021-2027, politica di coesione inclusa (per intenderci i fondi strutturali ormai arcinoti), la cui composizione per quanto rappresenti poco più dell’1% del Reddito Nazionale Lordo Europeo, definisce chiaramente gli orientamenti su temi strategici per il futuro europeo (innovazione e ricerca, gestione delle frontiere e immigrazione, mercato unico, digitalizzazione). E guardando alla proposta in discussione si colgono alcuni segnali su cui il dibattito meriterebbe una riflessione pubblica maggiormente vibrante, con una spesa per la coesione che tende ad un lieve ribasso ed il fondo per la difesa che viene moltiplicato per 22 rispetto all’attuale periodo 2014-2020. Scelte di bilancio che, sebbene possano trovare giustificazionipolitiche, evidentemente rischiano di disegnare un volto diverso dell’Unione.

Uno dei temi che emergono con significatività anche nella definizione del quadro pluriennale di bilancio europeo è ovviamente l’immigrazione. Infatti, indipendentemente dalla allocazione finanziaria prevista, gli ultimi hanno visto crescere un’emergenza che è stata affrontata maggiormente a scala nazionale che comunitaria e questo ha determinato limiti ed ostacoli ai processi di accoglienza, i quali si sono riverberati in situazioni dolorose nelle quali migliaia di persone sfortunate hanno perso la vita. Anche questo tema, forse più di altri, necessita di una posizione unitaria dell’Unione e dovrebbepervadere il dibattito elettorale, possibilmente su un tavolo scevro da fobie irrazionali, tanto più che il fenomeno migratorio non sarà transitorio, essendo il frutto tardivo del modello di globalizzazione: dopo le merci e i capitali arrivano anche le persone. Se ormai è normale che Amazon ci porti a casa unoggetto qualsiasi direttamente dalla Corea perché non dovrebbe essere altrettanto normale che arrivi anche in Italia un cittadino del Mali o del Ghana? Vogliamo un’Europa che si arrocca o un un’Europa che si apre secondo regole condivise e assume un ruolo proattivo verso le cause dei fenomeni migratori?

Inoltre rispetto a temi a rischio e fondamentali per il nostro imminente futuro (non più solo delle generazioni a venire, ma purtroppo anche di quelle presenti), quali il cambiamento climatico globale, abbiamo altra scelta se non confermare la volontà di disporre di un vettore potente di possibile inversione di rotta quale può essere l’Unione Europea? Tuttavia l’attenzione degli Italiani rispetto alle elezioni europee appare spostata soprattutto su temi strettamente collegati alla propria quotidianità: secondo Eurobarometro, nella rilevazione condotta la scorsa primavera  dal tema “Un anno prima delle elezioni europee del 2019”, i 4 elementi di maggior interesse per i nostri concittadini sono l’immigrazione, la lotta alla disoccupazione giovanile, l’economia e la crescita e la lotta al terrorismo. Su questi temi, comuni anche al resto dei paesi comunitari, siamo però ben al di sopra per scala di interesse rispetto al resto della media dell’Unione, comprensibilmente, mentre risultiamo al di sotto rispetto ad altri temi come la lotta al cambiamento climatico e la tutela dell’ambiente, la protezione della democrazia e dei diritti sociali.

Su questi argomenti, sulla allocazione delle priorità tra gli stessi in un quadro di risorse definite, si giocherà ovviamente il dibattito e la scelta di voto. Tuttavia le argomentazioni tra gli schieramenti politici mi auguro godano di un pensiero lungo, che guardi all’Europa come orizzonte davvero comune, che faccia superare l’elemento meramente negoziale (e dunque potenzialmente conflittuale) tra Stato ed Unione e consenta di lasciare emergere l’identità culturale europea in ciascuno di noi, complementare a quella nazionale. Dovremmo provare a ricordarci che siamo Europei più di quel che pensiamo, non solo perché spendiamo in euro, ma ad esempio perché molte delle normative che ci tutelano sono il frutto di un negoziato comunitario, perché i nostri giovani migliori guardano all’Europa come scenario su cui realizzarsi, perché oltre 2 milioni di connazionali vivono in Europa e nel 2016 solo a Londra ce ne erano circa 250.000.

Allora non ci resta che augurarci che nei prossimi mesi l’interesse verso le elezioni europee si incrementi, ed con esso il livello della discussione pubblica sul valore dell’Europa per le nostre vite, che ci vengano risparmiati i riposizionamenti di mero interesse degli outsider della politica nazionale, che sia possibile dunque ragionare di Europa con un atteggiamento il meno sciovinistapossibile. Nel declino ormai conclamato dello stato nazionale nell’epoca della globalizzazione e delle economie interconnesse sarebbe nostro interesse guardare all’Europa come ad un’opportunità di lungo periodo, focalizzarci su formazioni politiche di respiro e proposta sovranazionale e non considerare l’Unione come  una mera ribalta sulla quale negoziare esclusivamente l’interesse, legittimo ma contingente, del proprio Paese.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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