
lucide colline lucane
E’ chincaglieria incartata
per un malinconico mattino
quest’orizzonte di lucide colline
precario baluardo a fortunoso ormeggio.
S’accatastano come legna da ardere
giorni vissuti a metà
incapaci a scartavetrare
passioni inconcludenti
intimiditi sentimenti.
Dalla conchiglia della memoria
sciamano presagi
incisi in fogliame di gelo
e nelle vene s’infilano
irrequieti pensieri
temendo la resa vigliacca
a sepolte credenze.
Sanno di niente
certe plebee mescolanze
suscitano discordanze
sollevano titubanze:
verrà ma con quali passi?
zoccoli pesanti sulla breccia
graffi d’unghie sullo specchio
o petali in caduta?
Basterà
Vedrai,
ti chiederanno
dove vivono i poeti
e se tu risponderai
dove vive mio padre
sghignazzeranno
diranno sulle cose
che non t’ho saputo raccontare
ma tu,
interprete dei miei silenzi,
sorriderai di tuo.
Se diranno l’impossibile,
lo so,
tu aggiungerai
che tutti i giorni
di casa nostra
come la Vigilia di Natale
s’infuocavano di fede
e di cristiana umanità.
Basterà.
Vedrai,
ti basterà.
Marionette
castelli diroccati
le nostre bugie
ferite inferte
a ragazzi sacrificati
al vento gagliardo
di vite sospese
private dei sogni
di amori e certezze.
E tutto s’è fatto
in nome d’un tempo
fintamente rivoltoso
breve, malevolo
il nostro malmostoso
tempo di uomini e donne
senza cristiana pietas,
vaghe falene
illuse dal chiaro
di moderni lampioni.
Marionette.