“LE RADICI SONO IMPORTANTI”, MI CANDIDO COME DIRETTORE DELLA LUCANA FILM COMMISSION

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Girano tanti lucani per il mondo, ma nessuno li vede, non sono esibizionisti. Il lucano, più di ogni altro popolo, vive bene all’ombra. Quando cammina preferisce togliersi le scarpe, andare a piedi nudi. Quando lavora non parla, non canta. Non si capisce dove mai abbia attinto tanta pazienza, tanta sopportazione. Abituato a contentarsi del meno possibile si meraviglierà sempre dell’allegria dei vicini, dell’esuberanza dei compagni, dell’eccitazione del prossimo”.  Il geniale ingegnere poeta  Leonardo Sinisgalli in questo modo raccontava i lucani in  “Il ritratto di Scipione e altri racconti”. Alessandro Masi è tra questi, di sicuro è tenace e non è esibizionista, in un certo senso lavora all’ombra, o dietro le quinte di un set ma il ruolo è fondamentale; si occupa di distribuzione, del marketing. Certo il cinema è cultura, è arte, ma è anche lavoro e business: bisogna creare reti e vendere un prodotto della “Settima Arte”.  Alessandro è potentino doc e innamorato di Potenza e della sua Lucania, ma vive fuori da anni, prima per studi a Siena e Milano, poi addirittura oltre oceano, oltre l’Atlantico,  a Boston. Ora vive a Los Angeles, anzi è di casa a Hollywood. Perchè? Perchè Alessandro ha coronato un suo sogno: quello di lavorare nel cinema e lo fa nella vera Patria del Cinema. Ma come scrivevo prima Alessandro ha un altro sogno: vorrebbe  ritornare  in Basilicata e portare la sua esperienza nell’industria cinematografica americana per aiutare a costruire una nuova fase del cinema lucano,. Ne parliamo con lui

Alessendro Masi

Alessandro hai una voce dedicata nella Internet Movie Database, e sottolineo anche molto accurata e dettagliata. Insomma non è da tutti essere inseriti in questa diciamo “Bibbia del mondo della celluloide”. Leggo che vivi a Hollywood e lavori tra Milano, Roma, London, New York, San Francisco, e Los Angeles. Ma sei lucano, potentino doc. Insomma come mai sei in quelle pagine semmai in compagnia di Clint Eastwood o Viggo Mortensen?

Mi fa piacere che menzioni proprio loro due, tra i grandissimi che ho avuto l’onore di conoscere sono tra quelli che mi hanno colpito particolarmente per la semplicità e l’umiltà. Clint è una leggenda assoluta, Viggo è il protagonista di un bellissimo film di cui ho curato sviluppo e vendite internazionali portandolo anche in Italia dove è stato miglior film alla Festa del Cinema di Roma. Il film è Captain Fantastic ed è una gemma del cinema cosiddetto indipendente, che è cioè esterno al circuito delle major. Questo tipo di cinema si basa sui festival come Cannes, Venezia, Berlino per emergere e sui mercati come Marché du Film, European e American Film Market per essere prodotto. E’ in questo tipo di circuito che mi sono fatto le ossa quando ho deciso di trasferirmi a Los Angeles per apprendere meglio l’arte del film business. A dire la verità però i miei modelli sono non tanto le star quanto appunto gli executive che producono e diffondono il grande cinema al pubblico.

Masi con Viggo Mortensen

In una intervista sempre su Talenti Lucani rilasciata al bravo Dino De Angelis, hai raccontato che ti sei avvicinato al cinema grazie a tuo padre e hai citato “Nuovo Cinema Paradiso”. Come è cambiato il cinema in questi anni, con l’avvento massiccio del digitale.

Sì, il cinema l’ho prima ammirato fin da bambino e poi ho deciso di farne il mio lavoro. Tra le mie esperienze, oltre alle vendite internazionali e alla produzione esecutiva c’è anche la gestione di una piattaforma di video on demand, per cui diciamo che del cambiamento di cui parli sono stato parte integrante: già producevamo contenuti originali di qualità e li distribuivamo con modalità non tradizionali, arrivando anche a ricevere un Globo d’Oro. Il digitale rappresenta un’opportunità più che una minaccia, lo dicono anche le analisi di mercato. Sicuramente è un momento di riassestamento per gli equilibri del mercato della distribuzione cinematografica -che si riflette poi sulle produzioni- tra le varie finestre -ossia il lasso di tempo che intercorre tra le uscite nei diversi media: cinema, piattaforme, dvd, tv, etc.- di sfruttamento, ma il cinema di qualità troverà sempre uno spazio rilevante perché il pubblico lo vuole. La pandemia ha accelerato il processo ma non è il primo scossone della tecnologia, ce ne sono stati altri come la tv e poi l’home video, per cui è solo appunto questione di equilibri ma sono certo che la sala manterrà un ruolo primario.

Voglio fare il boomer, anzi peggio, da storico della boxe, spesso mi vado a rivedere arcaici film in bianco e nero sul pugilato o con attori che furono grandi pugili, ad esempio gli italiani Erminio Spalla ed Enzo Fiermonte o anche le comparsate di Primo Carnera in un capolavoro come la “Corona di Ferro” di Blasetti… Cosa è il cinema ora? Solo sempre settima arte oppure la sublimazione del marketing..?

Il marketing è fondamentale. Il cinema deve essere un business che quadra ed un’industria che funziona e si regge sulle sue gambe. Lo dico sempre nei miei corsi, tra cui quelli che faccio per il Centro Sperimentale ed altri che ho tenuto di recente per il National Film Center della Moldavia. Questo mio orientamento deriva inevitabilmente anche dagli studi che ho scelto di fare: dalla laurea triennale in economia e commercio all’Università di Siena alla specialistica in media management in Bocconi,poi l’MBA alla Hult di Boston e il certificato in business dell’entertainment alla UCLA di Los Angeles.Negli Stati Uniti se un film non ha senso di esistere a livello commerciale non viene prodotto. Il cinema non deve essere onanismo, e non può esserlo perché è un’arte molto complessa e costosa da mantenere. Ciò non toglie che non si possa far funzionare anche film più difficili da far arrivare al grande pubblico.

Che mondo complesso e diciamo anche affascinante il cinema. Siamo portati a credere che ci sono solo gli attori, il regista, l’aiuto regista, le comparse, semmai tecnici delle luci… Invece c’è un mondo fondamentale dietro le quinte. Direi di arte, artigianato e professioni del terzo millennio.

Assolutamente. C’è totale bisogno di elevata competenza e di meritocrazia anche nelle posizioni manageriali se vogliamo avere un’industria efficiente anche in Italia.In qualità di membro della European Film Academy dal 2018 e partecipando da anni ai principali eventi nazionali ed internazionali dell’industria dell’audiovisivo ho avuto modo di conoscere tanti professionisti validi anche qui in Europa. Sicuramente nel vecchio continente c’è una maggiore influenza del settore pubblico, ma il sistema è questo e bisogna conviverci e farlo funzionare, sebbene sarebbe auspicabile alleggerirle a dipendenza dai diversi tipi di finanziamento pubblico rafforzando il legame con il mercato.

Come consideri lo stato attuale del cinema italiano?

C’è tanta energia e ci sono persone validissime alla guida delle associazioni di categoria e delle ottime aziende che compongono l’industria del cinema italiano per cui sono molto fiducioso. Credo che bisognerebbe dare più importanza e risalto alle voci fuori dal coro, e tra queste includo anche i giovani registi, autori, attori, ed anche gli executive. Se guardiamo i numeri, ti direi che bisognerebbe essere più accurati nella selezione dei progetti da portare avanti, che probabilmente si produce troppo e troppo in fretta per rispettare delle scadenze e dei criteri e talvolta si ragiona poco come business e come industria, e con scarsa apertura al mercato globale. Poi c’è certamente bisogno di maggiore chiarezza sui meccanismi di sfruttamento, a cominciare dalle cosiddette finestre di cui ti parlavo prima. Ci si sta lavorando ma non è facile perché chiaramente bisogna trovare un equilibrio, seppure temporaneo e fino alla prossima rivoluzione tecnologica. E’ un’industria in costante evoluzione ma è proprio questo che la rende così affascinante.

Basilicata… Sono stati girati Colossal a Matera, bei film anche in altre località lucane. Come è il tuo rapporto con il mondo lucano della celluloide

Un buonissimo rapporto. “Le radici sono importanti”, ti dico citando una scena de La Grande Bellezza di Sorrentino. Da alcuni anni, facendo la spola con gli Stati Uniti, partecipo ai principali eventi in regione, per cui ho una buona conoscenza delle risorse e degli operatori locali.Ho collaborato con alcuni di loro -da alcuni anni anche con American Zoetrope-, tenuto masterclass, organizzato rassegne -Potenza di Hollywood, Basilicata Film to Film-, assegnato premi speciali al Lucania Film Festival e a mia volta ricevuto il Premio Heraclea nel 2018. Ma penso di poter fare di più, penso si possa fare di più.Abbiamo location stupende e non ci sono dubbi ma bisogna lavorare anche per sostenere l’indotto a livello locale e coinvolgere maggiormente le nostre professionalità e i nostri talenti. Il film ad alto budget può arrivare e fa buon marketing territoriale ma non può l’industria locale basarsi su quello. Bisogna, per esempio, seguire e sostenere anche la distribuzione delle produzioni locali, sia in Italia che all’estero. Non è un caso se nessuno dei nostri giovani autori ha fatto il salto nel circuito dei festival cosiddetto A-list e nella distribuzione che fa incassare. Il grande problema della Basilicata è lo spopolamento, anche dei cinema e nei cinema locali che vanno anch’essi sostenuti.Il cinema e in generale l’audiovisivo deve essere un’industria strategica perché gli effetti positivi sull’economia sono diretti ma anche indiretti e a lungo termine perché agiscono sull’immaginario collettivo che è un volano potentissimo di sviluppo.

Film Commission… Come consideri con occhi americani questa esperienza italiana e come consideri anche la situazione della Lucana Film Commission?

Le film commission sono fondamentali per produrre e promuovere bene il cinema e di riflesso portare visibilità e sviluppo al territorio. La Lucana Film Commission ha bisogno di ripartire con uno staff di persone altamente qualificate, con esperienza rilevante possibilmente internazionale, che sappiano dimostrare conoscenza approfondita degli operatori locali e del territorio, motivate da un forte senso di appartenenza ad esso. Non voglio fare nomi in questa sede ma ce ne sono, ne conosco diverse molto valide in più aree di competenza.Non credo che abbiamo bisogno di aiuti esterni. Tra di noi non esiste nessun reale campanilismo, siamo consapevoli delle diversità territoriali, siamo consapevoli che proprio queste peculiarità possono essere la nostra forza attraverso l’apertura e la collaborazione. Proprio per dimostrare questa unione, la farei ripartire con un nome nuovo, Basilicata Film Commission, e con uno staff motivato, cosa che invece nella versione attuale dello Statuto -dove addirittura è di fatto scomparsa la figura del direttore- non sembra essere contemplata. Bisogna agire in modo più strategico cioè con una visione di lungo periodo ed investimenti strutturali in asset -e per far ciò occorre una certa continuità operativa- ed agire in modo meno autoreferenziale cioè con maggiore trasparenza e dialogo sia con gli operatori locali che verso l’esterno anche attraverso la costruzione di partnership con privati e con le altre film commission.

Il tuo futuro? Può essere lucano?

Ho già espresso anche pubblicamente la mia disponibilità ed intenzione di candidami come nuovo Direttore della Lucana (o Basilicata) Film Commission puntando su valori chiave quali trasparenza, meritocrazia ed inclusione. Sono state fatte cose buone ma ci sono molte potenzialità inespresse e c’è tanto da costruire. Ho viaggiato tanto per motivi di studio e lavoro, questa potrebbe essere l’occasione giusta per “ritornare”. Credo di essere la persona giusta per questo compito e spero di poter presto mettere in pratica le mie idee perché non c’è più tempo da perdere.

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