La città dove si strappa il proprio biglietto per fare dispetto al capostazione

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di ROCCO PESARINI

 

Qualche giorno fa avevo scritto un articolo https://www.talentilucani.it/e-dopo-caiata/?fbclid=IwAR3nq0HqG0rL4WUFhRfD4PT5CJrFOMR4TEJXTdQyUq8v1m3Ms18O5oWbRfY

nel quale essenzialmente ponevo una domanda su cosa ne sarebbe stato del Potenza Calcio dopo il preannunciato abbandono di Caiata, poi arrivato e confermato.

Per dovere di cronaca, di riposte non ne ho lette molte in giro, non so per semplice non conoscenza su cosa rispondere (“ignoranza” assolutamente legittima) o perché convinti che il passo d’addio non ci sarebbe stato (ah pia illusione) o perché convinti che invece esista già il piano B (inteso come acquirenti già pronti a rilevare la società rossoblu).

Personalmente non so cosa potrà accadere. Ma temo assai quello che potrebbe accadere. Ma di questo non parlo.

So che c’è solo da ringraziare Caiata per quello che fatto per la Potenza calcistica in questi cinque anni.

Potrà aver commesso i suoi errori e potrà aver ricevuto i suoi tornaconti (è legittimo che ognuno abbia la sua idea in merito) ma ha raggiunto e ci ha fatto raggiungere risultati rispetto ai quali solo il Potenza in B negli anni Sessanta ha fatto meglio. E’ innegabile e non riconoscerlo equivale ad essere ingiusti e irriconoscenti.

Un’unica considerazione che mi sovviene è non vorrei che, “per fare un dispetto al capostazione, qualcuno abbia preferito strappare il proprio biglietto” (magari pure regolarmente acquistato).

Perché la stazione rimane ed il capostazione pure ma noi “quel treno” potremmo perderlo (o averlo perso) per l’ennesima volta, magari senza avere i soldi per comprarne a breve uno nuovo.

E in questa città , “dispetti” del genere, non possiamo più permettercene. Perché l’alternativa è il DESERTO (in ogni ambito, non solo calcistico o sportivo).

Perché soldi ce ne sono sempre meno, la stazione potrebbe chiudere ed il capostazione andare a lavorare altrove.

E a noi non rimarrebbe altro che ammirare la balla di fieno che rotola malinconica sul binario morto.

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Rocco Pesarini

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