LE REGIONI HANNO LA FEBBRE

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Questa epidemia ha testato la risposta del servizio sanitario nazionale e la diagnosi che ne è uscita è sostanzialmente confortante come Sistema Paese. Si sono messe in risalto due cose positive: abbiamo scienziati e medici di grande valore, che hanno saputo apportare le correzioni anche agli errori di inesperienza della politica; abbiamo un servizio sanitario pubblico che ha dimostrato di essere un baluardo in Europa.  Gli aspetti negativi hanno riguardato il velleitarismo di alcune Regioni nel voler dimostrare una autosufficienza che non poggiava su niente di solido e l’andare in ordine sparso delle stesse Regioni riguardo al modo di affrontare l’emergenza. C’è tanta roba che potrebbe e dovrebbe interessare la politica ora che, nel 2020, si dibatte sui cinquant’anni delle Regioni e sul modo di creare un regionalismo più efficiente e moderno. In realtà, nonostante tutte le assicurazioni su un confronto vero in ordine all’esperienza regionale, non ci sono le condizioni politiche per riuscire a strappare qualcosa di concreto, men che mai per far arretrare il posizionamento delle Regioni su temi delicati, quali l’organizzazione emergenziale nel Paese e la esigenza di una direzione unitaria sovra regionale. Una sciagurata riforma costituzionale, agli inizi del 2000, ha ampliato a dismisura le competenze esclusive delle Regioni anche in settori delicati e che necessitano di  un’azione coordinata a livello nazionale.  La ratio di quella legge costituzionale era che l’azione di governo si dovesse svolgere quanto più vicino ai cittadini, salvo il potere di sostituzione del livello di governo immediatamente superiore in caso di impossibilità o di inadempimento del livello di governo inferiore (principio di sussidiarietà verticale). Ora in pochi si sono accorti che le Regioni hanno realizzato quel principio a metà, e cioè hanno preso i poteri su moltissime competenze, salvo scordarsi di delegarli agli altri livelli più vicini ai cittadini. Da qui ne deriva un assetto squilibrato delle istituzioni, sia riguardo al livello nazionale che riguardo al livello locale, cosa che si è resa plasticamente evidente in questa emergenza, dove i Sindaci, pur conservando la qualifica di autorità sanitaria locale, si sono dimostrati impotenti ad intervenire e dove lo Stato , per supplire alle deficienze riscontrate ,ha dovuto mostrare i muscoli di fronte alle ridicole esposizioni pubbliche di alcuni Governatori. L’interrogativo che può riguardare il cittadino è se una situazione di debolezza politica  può consentire un confronto alla pari sul modo di ripensare e riformulare il regionalismo. L’impressione  è che , per un motivo o per l’altro, tutte le forze politiche sono abbarbicate sul potere regionale che è riuscito a prendere il peggio del potere statale, in termini di discrezionalità, di clientelismo, di privilegi, diventando mucca da mungere per chi riesce a tenerne il comando. Così è, se vi pare.   ROCCO ROSA

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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