LE START UP “CASALINGHE” NON HANNO PROSPETTIVE

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La presentazione del rapporto del Ministero dello sviluppo sull’aumento delle start up italiane, ha suscitato molti commenti e fatto emergere alcune proposte degne di rilievo, una delle quali RIGUARDA la necessità di selezionare progetti veramente innovativi e capaci di affrontare la scala globale. Pubblichiamo qui un’ interessante nota che l’amico Luigi Defino ci ha faTto pervenire a commento della sintesi della ricerca pubblicata.

 

Caro Rocco, ho letto con molta attenzione l’articolo sulle start up innovative in Basilicata. Mi permetto di sottolineare che il dato andrebbe visto nel contesto europeo e non solo regionale e nazionale. Innanzitutto Quali obiettivi hanno gli italiani? Come da altri studi effettuati nel 2015 e 2016 i dati sulla nazionalità dei fondatori, le startup italiane si confermano assai casalinghe: una su cinque mira a innovare solo il mercato nazionale. Nessun altro Paese europeo ha un quota così alta. Colpa di aspettative basse rispetto alla realtà o di idee prese dall’estero e adattate al mercato italiano? Altro indizio di chiusura: il 56,9% delle imprese italiane si rivolge solo al mercato domestico. Solo la Germania ha una percentuale maggiore. È un dato ambivalente. È normale che la cifra cresca in un mercato dove la domanda interna è più forte. E per quanto pesi la crisi, l’Italia ha pur sempre un mercato più ampio rispetto ad Austria, Olanda o Israele. Per lo stesso motivo la Germania, principale economia europea, conquista la vetta di questa graduatoria. Allargando lo sguardo all’Europa, la prospettiva di una internazionalizzazione è solida: solo il 18,4% delle startup non prevede un’espansione internazionale nei prossimi 12 mesi. Un terzo punterà sul mercato europeo e un altro 46,1% a quello mondiale. La strategia funziona, se è vero che l’87,7% delle startup che già operano su scala globale pensa a una ulteriore espansione. Un mercato chiuso, però, non può che aprirsi. Altro dato: Anche tra i dipendenti, come tra i fondatori, le startup di casa nostra sono molto italiane. Se in Europa un terzo degli assunti proviene da un Paese altro rispetto alla sede della società, in Italia la quota si ferma all’8%: il 92% dei dipendenti è italiano. Cifra che dà alle nostre società una connotazione forte, ma sottolinea allo stesso tempo una cronica difficoltà ad attrarre talenti. E i nostri talenti invece sono fortemente ricercati e attratti da Start up estere. Il discorso sarebbe lungo ma come al solito prevale la logica del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Punti vista o occhi strabici della politica o addiritura chiusi?

LUIGI DEFINO

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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