Come molti cittadini, seguo l’andamento della vita sociale e politica locale per avere un’idea su come vengono gestite certe problematiche afferenti al nostro territorio. Nell’osservare il modus operandi dei diversi attori chiamati a fare la propria parte, non nascondo la sensazione di avvertire a volte una certa confusione che aleggia tra queste figure.
La presente riflessione mi scaturisce da un servizio del telegiornale regionale che riferisce di una conferenza stampa del consigliere regionale di Forza Italia, Avv. Napoli, il quale convoca i giornalisti per denunciare un problema minaccioso che incombe sulle attività economiche e commerciale, quale la deflazione.
La deflazione è intesa come la diminuzione generalizzata del livello dei prezzi al consumo che, detta così, sembrerebbe a buona notizia, innanzitutto per i consumatori. Ma, a ben vedere – e anche l’esponente politico si esprime in tal senso – i prezzi si abbassano per un meccanismo di contrazione nella domanda di beni e servizi da parte dei consumatori, cosa che innesca un abbassamento complessivo nell’offerta. La facciata è un risparmio complessivo, ma dietro le quinte si nasconde un fenomeno molto preoccupante, ovvero una vera e propria minaccia per tutto il sistema economico poiché mette in moto un processo tutt’altro che virtuoso. Le aziende, infatti, dovendo incentivare le vendite, abbassano considerevolmente i prezzi, non solo guadagnano meno e dispongono di meno liquidità, ma fanno meno assunzioni (o, peggio, riducono il proprio personale), devono più spesso ricorrere a finanziamenti da parte del settore bancario, innescando una serie di procedure che rendono lo spettro della crisi ancora più tangibile.
Orbene, nella conferenza stampa suddetta, il consigliere offre i suoi spunti di riflessione sulle negatività a carico del comparto economico che derivano ogni qual volta si verifica il fenomeno suddetto.
Accanto a questa obiettiva disanima, quello che immediatamente mi viene in mente è che il suo compito non è quello di denunciare gli effetti di una certa situazione economica, bensì cercare i rimedi.
A denunciare i problemi, ad osservare l’andamento della situazione economica e sociale, ad effettuare costantemente un monitoraggio sui campanelli delle varie situazioni minaccioso, ci dovrebbero pensare altri soggetti, che, nella fattispecie potrebbero essere: le associazioni di categoria, i sindacati e i giornalisti, mentre i politici andrebbero sollecitati sostanzialmente per la ricerca delle soluzioni, attraverso delle forme che non sto qui a descrivere e che, naturalmente, possono variare da politico a politico.
Ma quello che curiosamente accade nella nostra società appare un processo all’inverso, un processo nel quale si registra a volte il silenzio da parte dei coloro che dovrebbero monitorare da vicino l’esistenza di certi fenomeni, e d’altro canto, il reportage realizzato a livello di racconto mediatico da parte dei decisori pubblici. È ovvio che in questo caso non ce l’ho con il consigliere Napoli, del quale non conosco dettagliatamente le proposte che avrà certamente effettuato nella sede deliberativa regionale, ma il suo caso mi serve per ribadire una sensazione che mi pare di rilevare a livello territoriale, che mi porta a vedere percorsi poco chiari che definiscono i perimetri di azione di tutti coloro che sono chiamati a fare la loro parte per il miglioramento della nostra terra.
Quando i mass media, i delegati delle associazioni di categoria, i rappresentanti dei sindacati, le singole associazioni e la classe politica, ovvero tutte le categorie interessate dall’andamento delle vicende che si susseguono, sapranno meglio interpretare i rispettivi ruoli, probabilmente il cammino verso la risoluzione delle problematiche sarà più efficace.
