
gerardo lisco
Non è possibile analizzare ciò che sta succedendo oggi in Italia senza fare un salto nel passato. L’inizio dell’attuale fase storica ha una data precisa: 11 settembre 1973. Quel giorno le forze armate cilene guidate da Pinochet, ispirato dalla CIA e dagli interessi delle oligarchie cilene e delle multinazionali statunitensi, rovesciarono il legittimo governo del Presidente Allende trasformando il Cile in un laboratorio dove sperimentare le teorie economiche di Friedman e von Hayek. Il 1973 è anche l’anno della costituzione della Commissione Trilaterale. Le conclusioni del rapporto della Commissione Trilaterale sono impressionanti soprattutto se lette a distanza di anni. La contestazione delle classi subalterne, i processi di decolonizzazione, stavano mettendo in discussione la gerarchia sociale e l’egemonia delle elites a livello mondiale. Per invertire il processo in corso il Rapporto della Trilaterale indicava come soluzione il ridimensionamento della Democrazia, l’abbattimento del Welfare State, la riduzione della pressione fiscale sui redditi più alti, la privatizzazione dei servizi pubblici e dei diritti sociali. Se in Americana Latina lo strumento adottato per attuare il programma neoliberale proprio del Rapporto della Trilaterale fu il Golpe militare, in Occidente la via seguita fu più soft. I leader politici che diedero corso alle politiche neoliberali furono Reagan negli USA e Thatcher nel Regno Unito. La reazione neoliberale avviata in quegli anni si configura come una sorta di rivolta fiscale delle elites contro le masse. E’ l’economista J. O’Connor che con il saggio dal titolo “La crisi fiscale dello Stato”a fornire lo strumento ideologico alla reazione neoliberale facendo da sponda da Sinistra a Milton e von Hayeck. Perfino il movimento del 68, come hanno evidenziato Boltansky e Chiapello in un saggio dal titolo “Il nuovo spirito del capitalismo” e Dardot e Lavall in uno scritto dal titolo “La nuova ragione del mondo. Critica alla razionalità neoliberista”, ha fornito un valido supporto alla reazione neoliberale. Le istanze libertarie del 68 e l’individualismo hanno costituito la base ideologica per le modifiche alla legislazione e all’organizzazione del lavoro che abbiamo visto a partire dagli anni 90. In Italia il Golpe cileno ha avuto effetti dirompenti sul PCI. Negli anni 70 il PCI in crescita , di fronte alla crisi dei governi di centrosinistra, si sente chiamato a responsabilità di Governo. Sono gli anni della trasformazione della “chiesa comunista” la quale salta il Socialismo per abbracciare direttamente il nascente Neoliberalismo. I documenti che danno la misura della trasformazione del PCI sono: gli atti della VII Conferenza Operaia, il convegno Organizzato dal Cespe dal titolo “ Crisi economica e condizionamenti internazionali dell’Italia>>, gli scritti di Berlinguer sull’austerità. Relatore del convegno del Cespe è l’economista di punta del PCI Eugenio Peggio il quale apriva alle politiche neoliberali in materia di contenimento della spesa pubblica e di moderazione salariale. Peggio, siamo nel 1976 a tre anni dal colpo di Stato in Cile, implicitamente fa proprie le politiche economiche neoliberali che Pinochet stava applicando in Cile. Il Convegno organizzato dal Cespe anticipa le conclusioni della VII Conferenza Operaia del 1978 presieduta da Napolitano. Il triennio 1977 – 78 segna la conversione del PCI al neoliberalismo. La fine di Bretton Woods, la crisi petrolifera,i colpi di Stato in America Latina, il tintinnio delle sciabole, la crisi economica, gli anni di piombo culminati con l’assassinio di Aldo Moro condizionarono le scelte politiche del PCI negli anni 70. La risposta data dal PCI furono il Compromesso storico e il Governo di Solidarietà nazionale. La crisi del IV Governo Andreotti segnò la fine di quella stagione politica. Su riviste come Democrazia e Diritto e Rinascita è possibile seguire il dibattito che si aprì nel PCI in quegli anni. Negli anni 80 il mondo è completamente cambiato. La reazione neoliberale in Italia e nel Mondo è prossima al trionfo. Nel 1979 alla guida del Regno Unito è arrivata la Thatcher, nel 1981 Reagan diventa Presidente degli USA. La politica italiana negli anni 80 è dominata dal Pentapartito che vede emergere la forte personalità politica di Craxi controbilanciata da De Mita. Il conflitto degli anni 80 tra PSI e PCI non riguarda la politica economica, è conflitto per l’egemonia e per la sopravvivenza delle rispettive classi politiche. Lo scontro grazie a Tangentopoli lo vincerà il ceto politico PCI. Il conflitto non riguarda le politiche economiche perché sia il PCI che la CGIL si erano convertiti al neoliberalismo come provano i documenti che ho citato. Mentre i gruppi dirigenti del PCI e del PSI speravano di salvarsi abbracciando in modo acritico il neoliberalismo l’altra “chiesa” la DC faceva affidamento sull’essere il partito di maggioranza relativa e quindi essenziale per qualsiasi alleanza di governo. Il punto è che le due “chiese” avevano fino ad allora retto perché lo avevano consentito gli equilibri internazionali. Sul finire degli anni 80 appare sempre più evidente che la “repubblica dei partiti” per le elites dominanti era diventata inutile e costosa. La crisi delle ideologie si manifestava con la fine dell’URSS che portava con se la fine Comunismo ,del Socialismo e in Italia della DC. Lo stesso Codice di Camaldoli, documento fondativo della DC, appariva insufficiente e non adeguato ad un Mondo egemonizzato dal pensiero neoliberale. A partire dagli anni 90 i principi Costituzionali condivisi dai partiti della Resistenza vengono messi in discussione e con essi l’appartenenza allo Stato – Nazione nato dal Risorgimento e dalla Resistenza. La risposta politica alla crisi del 2007 – 08 è il l PD che nasce vecchio. La domanda che pone Rocco Rosa è: può essere la Teologia di Papa Francesco I il riferimento attorno a cui costruire un soggetto politico in grado di opporsi alle degenerazioni del finanzcapitalismo? Come hanno scritto diversi economisti e sociologi siamo in presenza di una sorta di nuovo Medio Evo ed è partendo da queste riflessioni che mi piace immaginare il Gesuita Bergoglio inquadrato nel dibattito teologico, filosofico e politico che interessò la Chiesa a partire dall’anno 1000 . Penso al filosofo e teologo Manegold di Lautenbach il quale teorizzava che il potere viene da Dio che lo da al Popolo il quale a sua volta lo conferisce al sovrano a seguito di patto. Non so se il potere viene da Dio sicuramente la sovranità risiede nel Popolo. Il diritto di resistere al tiranno che non rispetta il patto sottoscritto con il popolo sovrano è un tema attualissimo. Papa Francesco I non teorizza il tirannicidio ma non mi si venga a dire che non teorizzi il diritto di resistenza alla tirannide rappresentata dal finanzcapitalismo che ci vuole tutti debitori per poterci meglio controllare. Rispetto all’essere debitori ricordo a me stesso il passo del Padre Nostro che recita << Dacci oggi il nostro pane quotidiano,e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori>>. E’ o non è il debito pubblico il tema? E’ non è il debito strumento di oppressione delle classi sociali subalterne? E’ vero le “due chiese” sono morte ma non perché abbiamo la Lega ma perché le classi politiche non hanno più rispettato il patto sottoscritto con il popolo che ha conferito loro il potere. Concludo con una domanda il Popolo che rivendica il diritto di resistere al tiranno è populista?