L’emergenza-lavoro è drammaticamente prioritaria

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riccardo achilli

Il quadro fornito dalle statistiche dell’Istat sulle forze di lavoro e da quelle, complementari, dell’Inps sulle attivazioni e cessazioni di rapporti di lavoro per tipologia di contratto disegnano uno scenario, per la Basilicata, di persistente crisi occupazionale e di degrado della qualità dell’occupazione.

Nel 2018, gli occupati in regione, complessivamente, diminuiscono di circa 1.000 unità rispetto al 2017. La momentanea ripresa occupazionale del 2015-2016, dovuta perlopiù a fattori unici e non ripetibili (investimento della Sata per il rinnovo dei modelli prodotti a Melfi con annesso piano di assunzioni, buon andamento dell’agricoltura, boom turistico attribuibile ad un riorientamento dei flussi da Paesi mediterranei a rischio-sicurezza verso il Mezzogiorno, e quindi anche la Basilicata) si arresta nel 2017 ed evidenzia una ulteriore flessione nel 2018, con valori occupazionali inferiori a quelli del 2015, quando la crisi economica era ancora in atto.

Fra disoccupati “ufficiali” (cioè che cercano attivamente un lavoro) e scoraggiati, che non cercano più neanche una occupazione, l’emergenza sociale riguarda circa 76.900 individui, meno dei 78.600 del 2017, ma quasi esclusivamente per effetti migratori: fra gennaio e novembre del 2018, infatti, la regione perde poco meno di 1.500 residenti per emigrazione.

Gli ultimi dati, riferiti all’ultimo trimestre dell’anno, segnalano un ulteriore aggravamento del trend discendente dell’occupazione: rispetto all’ultimo trimestre del 2017, l’emorragia occupazionale riguarda circa 4.600 unità; rispetto al terzo trimestre del 2018, la flessione a fine anno è di 4.250 occupati in meno. Simili numeri lasciano presagire la prosecuzione del flusso di perdita di occupazione anche nei primi mesi del 2019. Pesa, su tale dato, anche l’esaurimento della Cassa Integrazione in deroga deciso dal Governo Renzi: le ore autorizzate per tale ammortizzatore sociale in Basilicata passano, infatti, da quasi 289.000 nel 2017 a poco meno di 7.400 nel 2018. Chi esce dalla copertura di tale strumento, che copre beneficiari non coperti dalla CIG ordinaria e straordinaria, passa dallo status di occupato a quello di disoccupato.

Anche la qualità di chi l’occupazione ce l’ha è sempre meno buona: il rapporto curato dal Centro Studi Sociali e del Lavoro della UIL Basilicata evidenzia, infatti, che “le assunzioni a tempo pieno ed indeterminato diminuiscono su base tendenziale e risentono dello sgonfiamento prodotto dalla rimodulazione degli incentivi contributivi nazionali. E’ invece platealmente confermato il ricorso frequente ai contratti a termine: 34.213 nel 2018, +8% sui 31.673 del 2017”. D’altro canto, a compensare il calo delle nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato (-1.300 contratti a tempo indeterminato siglati come nuova assunzione fra 2017 e 2018), concorre l’aumento delle conversioni da tempo determinato ad indeterminato: “nel 2018 sono stati 3.718 i contratti soggetti a tale trattamento, in aumento rispetto ai 2.554 dell’anno precedente (+31,3%)”.

Cosa sta succedendo? Sta succedendo che, da un lato, il Decreto-Dignità sta cominciando a dare i suoi frutti: le imprese, non potendo rinnovare ad infinitum i contratti a termine, stanno provvedendo a stabilizzare a tempo indeterminato i contratti di lavoro a termine esistenti. Dall’altro, con un ciclo economico ancora incerto, le imprese, non potendo contare su previsioni di crescita della domanda e della produzione consistenti e stabili, continuano ad assumere prevalentemente a termine, per poi, eventualmente, stabilizzare i lavoratori, qualora l’assunzione a termine non fosse più ulteriormente rinnovabile e permanesse l’esigenza di fruire delle prestazioni di tali lavoratori.

Nell’insieme, emerge il quadro di un mercato del lavoro ancora in piena crisi e precario, che è l’immagine più fedele del fallimento del complesso delle politiche attive del lavoro messe in atto dalla Regione negli ultimi anni: un insieme di bricolage di interventi a livello microeconomico, dalla Garanzia-Giovani, che non ha impedito al tasso di disoccupazione giovanile di risalire dal 34,2% del 2016 al 38,7% del 2018, all’illusione illuministica dell’assegno formativo contenuta nel provvedimento Capitale/Lavoro, in cui il disoccupato dovrebbe essere in grado, da solo, di scegliersi il corso di formazione più idoneo alle sue esigenze, alla rigidità di una formazione professionale ancora a catalogo e poco adeguata alle effettive esigenze delle imprese, al fallimento del contratto di apprendistato (che costituisce appena il 2,3% del totale delle assunzioni effettuate nel 2018) nonostante sia stato regolamentato in maniera completa dalla Regione, e che non riesce a consentire quella transizione fra scuola e lavoro per la quale è stato immaginato. Senza contare l’inutilità di scatoloni vuoti, quali l’Agenzia del Lavoro regionale, che avrebbe dovuto svolgere attività di programmazione delle politiche per il lavoro, che non ha svolto, ed avrebbe dovuto ristrutturare il sistema, in condizioni davvero penose, dei Centri per l’Impiego, senza riuscirvi. Senza parlare del nuovo Copes immaginato dalla Giunta Pittella o dell’immobilità del settore della forestazione (nonostante proposte innovative, quali l’Agenzia regionale per la forestazione), che non hanno fatto altro che rendere strutturale una platea di bisognosi senza prospettive di uscire autonomamente dal bisogno.

Più che scatoloni e bricolage di politiche per l’impiego e/o assistenzialismi, servono tre cose:

  1. la riattivazione di un ciclo di investimenti, soprattutto nei settori a più alto assorbimento occupazionale, quali l’edilizia (dove, fra ristrutturazione energetica ed antisismica degli edifici e micro-cantieri per il contrasto al dissesto idro-geologico, anche con strumenti innovativi come i contratti di fiume, spazi ci sarebbero), o più coerenti con le vocazioni produttive dell’economia regionale, chiudendo anelli di semi-filiere non completate (ad esempio nell’agroalimentare o nel turismo) con investimenti esterni;
  2. la messa a sistema di servizi per il profiling, l’orientamento ed il collocamento dei lavoratori veramente efficaci, unendo le risorse del sistema pubblico dei Cpi con quello delle agenzie private di lavoro, ed utilizzando anche i servizi delle parti sociali come supporto per facilitare l’individuazione dei gap fra domanda ed offerta di lavoro ed il collocamento dei lavoratori;
  3. un ripensamento, all’interno delle regole del FSE, del sistema della formazione professionale, onde renderlo più flessibile, più modulabile, anche “in tempo reale”, rispetto alla domanda delle imprese, più moderno anche rispetto alle offerte di corsi (che, ad esempio, potrebbero essere maggiormente orientate ai cosiddetti “green jobs”, ovvero alle occupazioni dell’economia green, spesso di livello di qualificazione medio-alto, quindi idonee anche a dare risposta alla fuga dei cervelli che caratterizza la Basilicata).
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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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