Quello che sconcerta nella comunicazione dell’ENI è il silenzio che circonda gli affari in Basilicata, nel senso del business, ovviamente. C’è tutta una strategia rivolta al miglioramento del rendimento ecologico delle sue attività e al raggiungimento degli obiettivi di Parigi, e in questa strategia c’è il gas estratto in eccesso, la riconversione industriale, la scelta della chimica verde. ( VEDI ARTICOLO A PIE’ DI PAGINA) Insomma una bella pagina di “faremo” che indubbiamente serve a indicare la direzione di marcia di una produzione più pulita. Uno cittadino lucano che si chiede in cosa si traduce per questo territorio, non ha punti di riferimento. non un colloquio che si sappia con le autorità locali, non un comunciato che riguarda la Basilicata, non un accenno all’eccesso di gas che si lavora in val d’agri, non una operazione di bonifica di area iondustriale che pure è stata profondamente inquinata dalla lavorazione del petrolio, come la Liquichimica. C’è Marghera, c’è Gela, per noi lucani….il gelo. Frutto di un braccio di ferro tra una politica che non è più in ginocchio e una Maestà che si sente messa in discussione? Una voglia di chiudere con l’esperienza in Basilicata che sta costando miliardi e arresti e quindi richiede un silenzio di tomba? Boh! Indecifrabile e incredibile l’atteggiamento di noncuranza dell’Eni rispetto alla Basilicata. O siamo così piccoli che non ci vedono, o siamo così pacifici che non ci temono. Oppure non si sentono in debito con noi, colpevoli di aver scelto i contanti al psoto dello sviluppo. In ogni caso, se l’Eni ha la bocca chiusa, non vediamo perchè i sauoi interlocutori lo debbono imitare. Ci si dica quale futuro si prepara, prima che i fatti scavalchino l’intenzione. Rocco Rosa
‘Agire per il clima’ è un imperativo globale e la sfida riguarda tutti. Tutti i Paesi, tutte le realtà del mondo economico, politico e civile che devono ridisegnare, ciascuno per la propria parte, un futuro a basse emissioni di carbonio. Per questo Eni, multinazionale dell’energia, è in prima linea e ha delineato una precisa strategia per un futuro low carbon. “È fondamentale prendersi chiari impegni per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione ed Eni lo ha fatto delineando una strategia che si basa sul seguente piano d’azione: riduzione delle emissioni di CO2 e aumento dell’efficienza energetica di tutte le attività, consolidamento di un portafoglio low-carbon e promozione dell’utilizzo del gas, sviluppo delle rinnovabili”, sintetizza l’ad Claudio Descalzi. Al centro della strategia, dunque, l’investimento nel mix energetico gas naturale-rinnovabili, individuato come soluzione più efficace per eliminare il carbone nella generazione elettrica, continuando allo stesso tempo ad abbattere le emissioni di CO2 e aumentando l’efficienza delle attività operative. Più nel dettaglio, sul fronte delle rinnovabili Eni ha avviato il ‘Progetto Italia’ per la realizzazione di impianti su suolo nazionale, valorizzando aree industriali Syndial ad oggi non utilizzabili, e individuato progetti da sviluppare in Paesi nei quali già opera, principalmente Africa e Asia.Tradotto in cifre: 550 mln di euro stanziati per energie rinnovabili (nel quadriennio 2017-2020); 220 MWp di capacità installata grazie al Progetto Italia al 2022; -43% di emissioni di gas serra al 2025. La Climate Strategy Eni comprende anche la riduzione del flaring (combustione del gas estratto in eccesso): l’obiettivo zero flaring al 2025 oltre a una riduzione dell’80% delle emissioni fuggitive di metano al 2025 rispetto al 2014. Non solo. Eni fa parte della Oil and Gas Climate Initiative (Ogci), l’iniziativa guidata dai Ceo di dieci compagnie Oil&Gas che intendono guidare la risposta dell’industria energetica ai cambiamenti climatici. Risposta che si è concretizzata nell’annuncio, a novembre 2016, di un finanziamento per un miliardo di dollari a progetti, iniziative e soluzioni tecnologiche per ridurre le emissioni. “La creazione di Ogci Climate Investments – hanno dichiarato i vertici delle 10 società energetiche – dimostra la nostra volontà collettiva di fornire soluzioni tecnologiche su larga scala creando un salto di qualità che aiuterà a contrastare il cambiamento climatico. Siamo impegnati personalmente a garantire che, lavorando insieme, le nostre compagnie giochino un ruolo chiave nel ridurre le emissioni di gas serra continuando comunque a fornire l’energia di cui il mondo ha bisogno”. Sempre in ottica ‘low carbon’ c’è poi il capitolo ‘riconversione industriale’ al quale l’azienda prevede di destinare 4 miliardi di spesa in 4 anni per progetti che vanno dall’upstream alla chimica, dalla generazione di energia elettrica alle bonifiche. In questo filone rientrano la bioraffineria di Venezia e la riconversione di Gela per la produzione di biocarburanti innovativi. La sfida è quella dunque di garantire l’approvvigionamento energetico ad una popolazione destinata a crescere, limitando le emissioni e quindi l’incremento della temperatura per contribuire a rientrare nei paletti fissati nell’Accordo di Parigi e nell’Agenda 2030 (obiettivo n.13 ‘Agire per il clima’).