L’ETA’ DEL BRONZO IN BASILICATA. LE VALLI DEL MELANDRO E DEL PLATANO

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ANGELA MARIA GUMA

 

Località : Torre di Satriano

Il sito sorge in una posizione strategica su di un’acropoli naturale dominante per un vasto tratto la zona circostante e soprattutto in una posizione nodale per la presenza di un sistema di valli fluviali e di passi capaci di mettere in comunicazione i comprensori territoriali circostanti. E’ proprio questa particolare connotazione topografica del sito che spiega e giustifica la presenza di materiali dell’età del bronzo.

L’esame tipologico delle forme e dei principali motivi decorativi ha evidenziato come essi possano essere annoverati in un unico orizzonte culturale che cronologicamente si fa risalire alla media età del bronzo, precisamente alla facies iniziale della ceramica appenninica decorata. [1]  Il repertorio decorativo riscontrato permette di annoverare il sito di Satriano al comprensorio delle valli dell’Agri e del Sinni dal momento che si ritrovano in altri importanti siti dell’età del bronzo quali Civita di Paterno, Murgia S. Angelo di Moliterno e le grotte di contr. Calda di Latronico. Inoltre, il suddetto comprensorio sembra gravitare sul versante campano meridionale in un’area culturale comprendente le grotte di Pertosa e di Polla, gli insediamenti degli alburni fino alla costa Tirrenica. Questi siti presentano una omogeneità culturale tale da costituire una facies a gravitazione tirrenica. Quest’ultima presenta notevoli caratteri distintivi da quella ionico-adriatica nella quale si nota una minore diffusione di ceramica ornata rispetto a schemi decorativi ad andamento rettilineo.

LA VALLE DEL PLATANO

Muro Lucano

Località : Piano del Capitano IGM, F° 187 III SO

Il sito sorge su una posizione dominante, alta ed isolata dal momento che è ubicato nel cuore della dorsale appenninica lucana nord occidentale, nel territorio di Muro Lucano.  La località interessata ai rinvenimenti archeologici attestanti le varie fasi del Protoappenninico B si sviluppa su di un’area in leggera pendenza di circa mt. 60×80. Le ricognizioni archeologiche avviate nell’area a partire dagli anni 80 sono culminate in recenti campagne archeologiche che hanno fornito dati di grande interesse sull’interpretazione del sito. Le strutture emerse immediatamente al di sotto dell’humus superficiale sono state interpretate come pertinenti ad una capanna dalla forma ellissoidale. Quest’ultima appare delimitata da una serie di buchi di palo che si presentano più distanziati nella parte orientale dove si evidenzia, invece, una maggiore concentrazione di pietrame. Questo dato ha permesso di ipotizzate l’esistenza di una tecnica costruttiva mista con una zoccolatura in muro a secco interposta alla palificazione.  Inoltre, la presenza di due fori di maggiori dimensioni, interni alla struttura hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di pali più grossi presumibilmente adibiti a sostegno del tetto che, sulla base di tale evidenza doveva presentare una copertura a doppio spiovente. La strutture di forma ellissoidale ha dimensione di circa 6, 5×4 m. e presenta una maggiore concentrazione di materiali nella parte settentrionale che doveva essere un punto focale della struttura abitativa adibita con grande probabilità alle principali funzioni domestiche.

L’analisi delle principali tipologie ceramiche rinvenute ha consentito di dedurre dati importanti relativi all’orizzonte cronologico e culturale del sito. La scarsità della industria litica e la presenza di macine e pistelli come dell’industria su osso, sono indizi dell’esistenza di attività agricole e di attività collaterali dell’allevamento del bestiame.

Tale insediamento doveva dunque avere forma stanziale. Le principali forme decorazioni riscontrate nei tipi di Capo del Capitano consentono di riscontrare le attinenze più strette con tipologie molto diffuse negli insediamenti  del versante pugliese o con quelli della costa ionica della Basilicata. Riguardo poi alla cronologia dell’insediamento, è opportuno affermare come il sito di Capo del Capitano, presenta un’associazione di materiali riferibili alla Fase 1 del Proto-appenninico B per la cui fase si attestano almeno due periodi che si protraggono presumibilmente anche in una fase successiva.

ALTO E MEDIO BASENTO: Rinvenimenti Sporadici

Aspetti dell’Eneolitico avanzato simili a quelli individuati nelle grotte 2 e 3 di Latronico si individuano attraverso pochi frammenti del Museo Provinciale di Potenza anche nell’insediamento di Serra di Vaglio.

Scendendo verso il Medio Basento gli insediamenti si attestano su alture dominanti le vallate fluviali. Oliveto Lucano, sul monte Croccia Cognato a picco sul Basento, ha rivelato, agli inizi del secolo, in condizioni di rinvenimento non chiare, resti di insediamento e necropoli relativi al Bronzo Finale. Un antico complesso megalitico sorge in cima al monte Croccia, nel Parco di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane, nel territorio di Oliveto Lucano (Matera). Si tratta de “Le pietre della Mola”, o “Petre della Mola”. Nel corso degli anni, archeologi, geologi e geofisici hanno dimostrato che questa particolare formazione rocciosa è esposta al sole di Mezzogiorno e al tramonto del Solstizio d’inverno.

    

A  Tempa Cortaglia, su un’altura a  circa 1000 m s.l.m., al centro di un percorso di collegamento fra le valli dell’Agri e del Basento, il Di Cicco rinvenne negli anni Trenta alcune tombe e frammenti di ceramica d’impasto e dipinta riferibili allo stesso orizzonte cronologico e culturale. Degno di nota è il rinvenimento di gruppi di vasi contenenti cereali.

I materiali sporadici provenienti da Garaguso, fra Basento e Cavone, delineano una frequentazione dello stesso periodo.  Si è individuato l’esistenza di un abitato del bronzo finale.

Località : S. Nicola  I.G.M. F° 200 Salandra I SO  altitudine 471 s.l.m.

Su di un piccolo terrazzo del rapido versante meridionale di Tempa S. Nicola sono stati rinvenuti numerosi frammenti di materiale ceramico databile tra il XIII e il X sec.. I manufatti – in prevalenza in impasto- attestano la frequentazione dell’area nel Bronzo finale (Lattanzi, 1981).

Si segnala inoltre la presenza di un abitato del bronzo finale: sul versante settentrionale della collina, più in prossimità del moderno abitato è stata infatti attestata la presenza di un insediamento protostorico, riferibile al bronzo finale (Lattanzi 1981). In questa zona sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramica protovillanoviana e protogeometrica di tipo iapigio che rappresentano le uniche tracce d’identificazione per l’insediamento dell’età del bronzo (Lattanzi 1981 a). 

Resti di insediamenti appenninici sono stati individuati anche nel bosco della Canalecchia (di fronte a Garaguso, sulla sponda opposta della Salandrella) e su un terrazzo della pendice meridionale di Tempa S. Nicola, alla confluenza del torrente Ricigno e di un suo affluente nella Salandrella. I materiali ceramici di quest’ultimo sito presentano forti analogie con quelli già noti di Latronico e di Matera. Nei pressi di Pomarico, nella bassa valle del Basento, è stata rinvenuta un’imponente necropoli dell’età del bronzo. Essa è costituita da sepolture con deposizione rannicchiata entro casse litiche che assumono talvolta dimensioni monumentali. La tipologia delle tombe è varia: alcune più importanti sono costituite da grandi lastre di arenaria, altre presentano una cassa a lastre di minori dimensioni infisse verticalmente nel terreno. Altre ancora sono costituite da una fossa riempita da pietrame. Il corredo è spesso ridottissimo costituito per lo più da poche punte di freccia in selce. Nell’area delimitata da circoli di lastre verticali sono stati rinvenuti frammenti ceramici risalenti probabilmente alla fase iniziale della cultura appenninica.

[1]
      [1] BIANCO S., I materiali provenienti dal villaggio dell’età del Bronzo di S. Marco presso Metaponto (Matera), in Atti XX Riunione I.I.P.P., Firenze 1978, pp. 295-306.

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