LA BATTAGLIA CHE RESE MELFI CAPITALE DEI NORMANNI

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BY LEONARDO PISANI Leonardo Pisani

Il  3 settembre ricorre l’anniversario della  Battaglia di Montepeloso l’attuale  Irsina in Basilicata che fu combattuta nel 1041, a breve distanza dal fiume Bradano tra le forze dell’Impero Bizantino  guidate dal nuovo catapano Exaugusto Boioannes contro le forze coordinate di Normanni e Longobardi che intendevano espellere i Bizantini dalla regione. Fa parte di tre importanti guerre assieme a quelle del fiume Olivento , uno dei principali affluenti della riva destra dell’Ofanto, ai confini tra la Capitanata ed il territorio di Melfi (17 marzo 1041)  e   Monte Maggiore (Foggia) il 4 maggio 1041 che diedero inIziò alla formazione della Contea di Apulia (1042) dominata dai fratelli D’Altavilla, dando poi origine a quello che diventò prima il Ducato di Apulia con Roberto D’Altavilla detto il Guiscardo in seguito al Concordato di Melfi , il 23 agosto 1059 papa Niccolò II nominò Roberto Duca di Puglia, Calabria e Sicilia, riconoscendogli preventivamente anche la futura conquista della Sicilia. e poi il Regno di Sicilia con Ruggero II d’Altavilla  (1130).castello

Il sud dell’ Italia in questo periodo era  abitato da popolazioni che professano religioni diverse e appartengono a culture eterogenee.

La coesistenza fra Musulmani, Bizantini e Longobardi causò conflitti politici, strappi nel tessuto etnico e variazioni nella vita della società. Le popolazioni del Catapanato Bizantino d’Italia e della Campania conservano il Cristianesimo romano. I Principi Longobardi amministrano Capua, Benevento e Salerno. Il Ducato di Sorrento e le città autonoma di Napoli (anche se filogreca) e di Gaeta avevano piena  autonomia. I fedeli della Calabria praticavano  il Cristianesimo di rito greco e gli Emiri arabi dominano la Sicilia, con popolazione che pratica il culto Islamico, e piccoli nuclei Latini di culto Cattolico romano.

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Guglielmo D’Altavilla detto Braccio di Ferro primo conte d’Apulia

Questa situazione favorì  la penetrazione dei Normanni, che avevano  forte coesione tra loro e sfruttano l’antagonismo fra i potenti. L’uomo d’arme lombardo Arduino di Milano, passato con i normanni di Rainulfo Drengot , riuscì a formare una alleanza tra  Argiro (figlio di Melo di Bari), i cavalieri Normanni ed i fanti di Guglielmo e  Drogone d’Altavilla , il longobardo Atenolfo di Benevento ed il cavaliere normanno Ugo Tutabovi contro il Catapano Michele Dokeianos (o Dulchiano), che aveva perduto la prima battaglia campale dell’Olivento ed era scampato alla morte.

Un nuovo esercito bizantino puntava su una strategia diversa, attaccando ancora le truppe di Guglielmo Altavilla: si combatté allora la battaglia di Canne sulla collina detta Montemaggiore. Un esercito composto da 18.000 Bizantini, comandati dal Catapano Michele, contro i mercenari comandati da Atenolfo. I Longobardi assieme a 2.000 Normanni, sconfissero  definitivamente i Bizantini. Il Catapano Michele, ripara a Bari, dove attendono  l’arrivo di nuove truppe di rincalzo.

Il contingente Normanno  poi rientrano a Melfi e ottengono il possesso dell’intera regione compresa tra la valle dell’Ofanto, il Biferno e Matera. I Normanni s’impadronirono anche di Lavello, Matera, Genzano, Venosa e Gravina.La vittoria spinge altre popolazioni a sollevarsi e porta Ascoli Satriano a diventare feudo di Guglielmo Fortebraccio, primogenito di Tancredi d’Altavilla, il quale morirebbe proprio in questo periodo. Le notizie delle continue sconfitte arrivarono a Costantinopoli, dove il Basileus richiama Dulchiano, trasferendolo in Sicilia, e inviò nell’Apulia il nuovo Catapano Exaugusto Boioannes, figlio di Basilio, con la speranza che ripeta le gesta paterne. Egli progettava di accerchiare a Melfi Normanni e Longobardi; mentre il principe di Benevento, con l’ intenzione di ampliare i propri possedimenti, invia nuove truppe.  1000-1100_norman-_-_033_-_costumes_of_all_nations_1882

L’esercito Bizantino era guidato da  Exaugusto Boioannes, mentre le forze normanne erano comandate da Atenolfo, fratello del Principe di Benevento, che coordinava anche i militari longobardi. I cavalieri normanni erano capitanati da Guglielmo d’Altavilla (detto Braccio di Ferro) e da Argiro.Gli ufficiali bizantini contavano su rinforzi arrivati dalla Puglia, dalla Calabria e dalla Sicilia. I Normanni, forti di migliore equipaggiamento, uscirono da Melfi e si accamparono sul monte Siricolo, assicurandosi la posizione più favorevole.Così nel giro di sei mesi si combatte’ la terza battaglia. Questo scontro si sarebbe rivelato più impegnativo dei precedenti dell’Olivento (il 17 marzo) presso Canne e di Montemaggiore (il 4 maggio), a breve distanza dal fiume Bradano, presso Montepeloso.

La battaglia durò un giorno intero (il 3 settembre 1041). I normanni lanciano la prima carica, mentre i greci accusano il colpo e caddero a centinaia. Guglielmo d’Altavilla seppur infermo, lasciò la sua tenda, posta sopra una altura, e si lanciò nella mischia. Secondo il cronista Guglielmo di Puglia, i cavalieri guidati dallo stesso Guglielmo e da Argiro, combatterono con valore e sbaragliarono le forze Bizantine.I normanni annientarono le truppe provenienti dalla Sicilia, accorse in aiuto del catapano. Tra queste militavano i soldati della Macedonia e della Calabria ed un gruppo di mercenari Pauliciani. Secondo lo storico Giuseppe De Blasiis, l’eroe della battaglia fu Gualtiero, figlio del conte Amico, al seguito della casata Altavilla (con cui era imparentato). I bizantini vennero alla fine ricacciati dalle truppe normanne, che risultarono vincenti e pertanto, la città passa sotto il dominio dei franchi (come erano chiamati i normanni nelle fonti filo-bizantine).

Conseguenze della battaglia

In seguito alla battaglia, anche la città di Acerenza cadde nelle mani dei nuovi dominatori. I Franchi catturarono Boioannes, lo trasferiscono a Melfi insieme alle insegne bizantine e da li’ a Benevento, dove lo consegnarono ad Atenolfo. Ma il principe longobardo, alla chetichella, lo riconsegno’ ai greci di Bari contro pagamento di riscatto. Data la stagione invernale Atenolfo ritornò da Melfi a Benevento, con l’intento di riprendere le operazioni durante la primavera successiva. Egli però commise l’ imprudenza di tenere per sé tutto il riscatto ottenuto per la liberazione del Catapano.

L’atteggiamento di Atenolfo verso i Normanni era quello tipico usato regolarmente verso truppe mercenarie, mentre loro si aspettavano di dividere sia il bottino, sia la taglia incassata. Questa sperequazione fu all’origine della spaccatura tra Normanni e Longobardi. In aggiunta Atenolfo trattenendosi a Benevento, tradi’ la fiducia dei Normanni e sembrò’ accordarsi con l’Imperatore d’Oriente.

Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Tristaio – cavaliere al seguito della casata Altavilla nel territorio del Vulture – fu il primo Conte normanno di Montepeloso, una delle dodici baronie di cui si componeva la neonata Contea di Puglia. Gualtiero invece divenne signore di Civitate, città fortificata posta sul torrente Candelaro, tra il settembre del 1042e l’inizio del 1043. Questa baronia comprendeva il territorio della Capitanata.

Bibliografia

Fonti antiche

Annales Lupi Protospatarii, in W.J. Churchill, The “Annales barenses” and the “Annales Lupi Protospatharii”: Critical Edition and Commentary, PHD Thesis, University of Toronto 1979, ad. a. 1041-1043, pp. 363-365

Fonti moderne

John Julius Norwich, I Normanni nel Sud 1016-1130, Mursia, Milano 1971 (ed. or. The Normans in the South 1016-1130, Longmans, Londra, 1967).

Giuseppe De Blasiis, L’insurrezione Pugliese e la conquista normanna nel secolo XI, Napoli 1869/1873.

 

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