Ci dovrà essere una legge a maggioranza qualificata per tradurre in norme le singole intese raggiunte tra Governo e Regioni , Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma la preintesa c’è ed è stata oggi siglata dal sottosegretario agli affari regionali, Bressa e dai presidenti delle tre regioni. Di che si tratta? L’articolo 116 della Costituzione prevede che su una serie di materie concorrenti ( 20 in tutto) – cioè quelle materie dove Stato e regioni intervengono legislativamente insieme, e su tre materie esclusive finora dello Stato ( giustizia di pace, istruzione e tutela dell’ambiente) le Regioni possono agire da sole. Lo Stato ne misura il costo e calibra le riusorse in base ai nuovi compiti accordati alle regioni. Le prime a muoversi sono state Veneto e Lombardia, seguite subito dopo dall’Emilia Romagna. Si chiama “autonomia differenziata” e l’estensore di questo comma è stato proprio il sottosegretario Bressa durante la riforma della Costituzione del 2001 e che oggi ha avuto l’onore di applicarlo per primo. Sulle materie ci sono già cinque tavoli aperti i (su sanità, istruzione, ambiente, lavoro, rapporti con l’Europa), il prossimo passaggio consiste nell’aprire i tavoli rimanenti, gli altri 18, e poi chiudere l’intesa che sarà per 10 anni, poi sarà rinnovata e avrà un tagliando all’ottavo anno. Per quanto riguarda i finanziamenti sono stabiliti i criteri: il primo è calcolare quanto oggi lo Stato spende in una regione per una determinata competenza: queste risorse andranno nel bilancio della Regione, cioè risorse in più. Gli altri due criteri sono i costi e i fabbisogni standard; vuol dire che – rispetto ad un costo medio calcolato- chi governa meglio ha un vantaggio perchè spende meno e riceve di più dallo Stato e poi la compartecipazione al gettito di uno o più tributi erariali. Questa è la situazione ad oggi. E’ evidente che le regioni che hanno portato avanti questa iniziativa sono quelle con le migliori economie e con la migliore rete di servizi, derivanti da decenni e decenni in cui l’Italia ha viaggiato a due velocità, producendo ricchezza in alzune zone e povertà in altre. . Questo non significa che le regioni a minore capacità economica non debbano andare avanti verso una maggiore sovranità legislativa. Si tratta di introdurre criteri diversi rispetto a quelli posti dalla tre regioni, e cioè una compartecipazione ai tributi. Si tratta di mettere sul tavolo i costi non calcolati delle risorse ( acqua, petrolio, ricchezze minerarie, boschi , sole e vento) che contribuiscono a creare ricchezza al paese, magari a danno dei territori c he quelle risorse detengono, vedi petrolio). La partita è difficile ma bisogna giocarla: E noi lo stiamo dicendo da mesi, inascoltati come inascoltato, per la verità, è stato il consigliere Piero Lacorazza. Giuseppe Digilio