L’ILLUSIONISMO E LA CIVILTA’ DEI CONSUMI NEL GIOCO DELLA POLITICA

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ercole trerotola

   Brexit, la vittoria di Trump, l’ascesa di Boris Johnson, dell’ungherese Orban e, qualche anno orsono di Tsipras, –  difficile prevedere oggi cosa accadrà nella Francia di Le Pen (?) – sono eventi politici eccezionali che man mano acquisiscono storicità e fanno comprendere –  è la mia opinione – il momento di confusione politica che viviamo. Fanno riflettere, altresì, su quanto la comunicazione politica alimenta l’attuale stato di confusione e se questa sia essa stessa una scelta strategica. La confusione attuale potrebbe essere anche soltanto l’occasione – in quanto tale, non premeditata – che darebbe origine a tali straordinari ed eccezionali eventi politici.
    Salvini cavalca la protesta; meglio o peggio di altri, partendo da un movimento territoriale del quale, sull’onda del conflitto sociale, ha saputo ampliarne il perimetro elettorale. Niente di nuovo su questo fronte; è un fenomeno cui, con frequenza ciclica, assistiamo da oltre trent’anni, e via via che il disagio aumenta maggiore è il conflitto e, dunque, la protesta. Si è passati, quindi, dalle proteste di Di Pietro e Bossi, che raccoglievano l’8%, a quelle di Renzi (40%), Grillo (32%) e ora Salvini 38%). Voto di protesta e basta; una protesta, cioè, destinata al successo del momento e senza prospettive. Il “successo per il successo”, che, in assenza di “uomini da bene”, capaci cioè di esprimere un disegno politico, un progetto di riforma dello Stato, ci lascia al punto in cui ci ha trovato. Finora è stato così.
Da qualche giorno una crisi di governo si è aperta non perché il governo sia in crisi ma perché se una manovra finanziaria é facile farla sotto il clamore dell’eccitazione elettorale, assai più complicato é scriverla con i conti dello Stato. È preferibile, perciò, il caos dei raduni elettorali, magari in spiaggia, pantaloncini e tanti selfie, ad una discussione parlamentare con tante interrogazioni cui dare una risposta. E del resto, la riduzione delle tasse potrà essere, ancora una volta, il tema vincente della prossima campagna elettorale.
    Con il senno del poi, questa volta sarebbe opportuno uscire dalla protesta per approdare ad una proposta politica, quella proposta mancata a metà degli anni “90, che né Renzi né Grillo e, almeno per ora, neppure Salvini sono stati e sono capaci di organizzare intorno ad una idea di Stato; e se non si approda ad un nuovo modello di Stato, con nuove regole di funzionamento istituzionale che restituiscano efficienza all’apparato statuale, in grado di recuperare credibilità internazionale, si continuerà sulla via infinita della protesta, fine a se stessa e senza prospettive.
    È vero, il consumismo degli ultimi trent’anni ha colpito indiscriminatamente irrompendo anche sulla scena politica, sicché l’azione delle tecniche pubblicitarie ha finito per sostituirsi al pensiero politico producendo effetti illusionistici e condizionando il consenso. Il contagio ha tradotto in politica il modello della civiltà dei consumi trascinando con sé, sulla scena politica, l’arte dell’illusionismo. Il problema, d’ora in avanti, sarà quello di uscire dalla perversione di questo gioco perché  la politica non è un gioco né una esigenza secondaria del cittadino, anzi.
     L’assenza di un orizzonte politico in cui inquadrare i problemi reali del Paese distingue il nostro tempo dal secondo dopoguerra in cui vi era responsabilità e cultura politica. La società italiana di questo inizio di secolo esprime, invece, stili di vita e un declino che appartengono ad altri modelli sociali: la società dei consumi, appunto.
      Si guarda poco (o affatto) ai contenuti politici e si è molto più sensibili all’aspetto delle cose; ecco perché le tecniche pubblicitarie si sono sostituite al pensiero politico, ed ecco perché Angela Merkel – ed è questa la conclusione più drammatica -, se fosse candidata alle elezioni politiche italiane, non prenderebbe un voto; ecco perché Elsa Fornero, vituperata e trafitta dal disagio e dal conflitto sociale, ha la sua credibilità sulla scena internazionale ma non nella politica italiana; ecco perché Enrico Letta giace profugo a Parigi; e, concluderei, ecco perché Gianfranco Fini, artefice della destra post-ideologica e riformista, fu passato per le armi dal plotone berlusconiano; Massimo D’Alema ridotto al silenzio dal declino della sinistra italiana.
   È davvero difficile in  questo clima di generale esaltazione spiegare che la “legge Fornero” non è legge sulle pensioni ma norma di riequilibrio di un bilancio, quello dello Stato, squilibrato sul fronte della spesa. Come spiegare che la riduzione delle tasse è un obiettivo perseguibile  in un rapporto equo debito/PIL ?
E come spiegare che il problema dell’Italia non è l’immigrazione, che pure va risolto, ma il debito pubblico e l’efficienza di uno Stato, quello Italiano, che necessita di nuove regole di gioco adeguate ai tempi?.

foto di copertina presa da terranuova.it

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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