L’immigrazione in Basilicata: qualche dato ed un primo bilancio

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RICCARDO ACHILLI

Gli stranieri residenti regolarmente in Basilicata sono 22.500 ad inizio 2018, ripartiti pressoché in tutti i Comuni della regione, ad evidenziare un certo equilibrio di distribuzione. Vanno poi presi in considerazione 2.526 immigrati presenti in centri di prima accoglienza o SPRAR, che non sempre hanno richiesto la residenza. Rispetto ai residenti, la comunità straniera più numerosa è quella romena (soprattutto donne, che lavorano nel settore della cura ad anziani e disabili) con il 40,5%, poi ci sono quelle albanese (8,2%, spesso impiegata in edilizia), marocchina (7,4%), nigeriana (4,5%), indiana (4,4%), cinese (3,7%) e ucraina (3,5%).

Nonostante il fatto che l’immigrazione in Basilicata sia sostanzialmente di passaggio, in attesa cioè di trasferirsi nelle regioni più ricche del Centro Nord, la sua dinamica evidenzia gli elementi di un inizio di invasione: nel 2012, gli stranieri residenti erano 13.202. In soli sei anni, sono cresciuti di oltre il 70%. Una stima degli irregolari è ovviamente molto difficile, ed il dato è sicuramente stagionale, aumentando nelle stagioni di raccolta dell’ortofrutta, dove non di rado si alimenta il fenomeno del caporalato. Sulla base della ripartizione della popolazione straniera in Italia, si può stimare che i clandestini che operano soprattutto in agricoltura e su base stagionale ammontino, al picco dell’anno, a circa 2.000-2.400 unità. La popolazione di un centro come Satriano di Lucania, per fare un paragone.

Complessivamente, fra stranieri regolarmente residenti, irregolari e ospiti di centri di accoglienza che non hanno ancora chiesto la residenza, si può considerare che la presenza di immigrati sia pari al 4,5-5% della popolazione italiana residente in regione. Si tratta di una delle incidenze più basse d’Italia, proprio perché, come detto in precedenza, gran parte del flusso migratorio in Basilicata è temporaneo, in attesa di trasferirsi altrove, dove vi siano maggiori opportunità di lavoro.

Dal punto di vista del contributo economico che l’immigrazione fornisce alla Basilicata, 2.423 stranieri residenti, cioè poco più del 10%, sono occupati. Il grosso è occupato nei servizi alla persona, in agricoltura ed in edilizia, cioè in attività a basso valore aggiunto. Va tuttavia detto che, in base ai cicli stagionali di agricoltura ed edilizia ed in misura minore per il turismo, i lavoranti stranieri possono raggiungere anche le 40 mila unità all’anno.

La presenza imprenditoriale degli stranieri è, invece, pressoché irrilevante: secondo i dati dell’Osservatorio Migranti della Basilicata, le imprese gestite da stranieri iscritte presso le CCIAA lucane sono 2.128, appena il 3,5% del totale delle imprese locali, una percentuale irrisoria, se confrontata con il 6,8% medio meridionale ed il 9,6% nazionale. Una percentuale largamente sproporzionata rispetto al dato italiano, ovvero il 16% circa, è costituita da imprese agricole. Più alta della media nazionale è anche la quota di imprese straniere nei servizi, mentre è molto bassa in edilizia e nell’industria.

Tra l’altro, oltre che modesto in assoluto, il fenomeno imprenditoriale di origine straniera in Basilicata è dominato da figli di lucani emigrati, rientrati nella terra dei loro padri: infatti, un 36% del totale delle imprese a conduzione straniera in Basilicata è gestita da cittadini svizzeri o tedeschi. Fra gli immigrati veri e propri, che non sono cioè discendenti di lucani emigrati, il fenomeno imprenditoriale è concentrato perlopiù nella comunità marocchina.

Nell’impreparazione generale a gestire un fenomeno simile da parte di una regione storicamente non abituata ad ospitare, si sono verificati molti episodi di illegalità (si pensi al caso degli immobili adibiti a borgo-albergo e poi trasformati in CAS a Sasso di Castalda, o al caso di Mulini Matinelle, a Venosa, dove si è creata una autentica baraccopoli di immigrati clandestini gestita da caporali) e di contrasto con la popolazione locale. L’impreparazione si è anche vista nella gestione della struttura deputata al rimpatrio degli immigrati non aventi diritto all’asilo: nel Crp di Palazzo San Gervasio si sono verificati casi di ribellione e di fuga di immigrati, trasformatisi quindi in irregolari vaganti nel territorio.

Il sostanziale fallimento del modello di integrazione ha fatto sì che i fenomeni di devianza siano aumentati. Gli immigrati autori di reati e denunciati dalle Forze di Polizia, nel 2016, sono stati 1.417, una cifra enorme per una piccola regione nella quale il tessuto sociale è, tradizionalmente, piuttosto sano. Particolarmente alta è l’incidenza di reati tipici del disagio sociale e della marginalità, quali le lesioni, le minacce ed i danneggiamenti, o i piccoli furti in abitazioni o esercizi commerciali. Tuttavia, non mancano reati più sofisticati ed organizzati e/o di reati-spia tipici di associazioni criminali di tipo mafioso e non, quali le truffe informatiche (52 casi), la ricettazione (53 casi), le estorsioni (19 casi), il riciclaggio (8 denunce), la contraffazione di marchi e prodotti industriali. Non mancano i reati violenti: un omicidio volontario e 7 tentati omicidi, 16 sequestri di persona, 22 rapine. Il salto di qualità della criminalità immigrata, che si nota in Basilicata come nel resto del Paese, è però dato dal numero più emblematico di tutti: 18 immigrati denunciati per associazione a delinquere.

E’ chiaro che il bilancio costi/benefici della presenza di immigrati in Basilicata è piuttosto squilibrato. A fronte di un apporto all’economia locale fondamentalmente concentrato su professioni a basso valore aggiunto, di una capacità imprenditoriale modesta, non in linea con quella di altre regioni, la crescita molto rapida di tale componente sta generando scompensi dentro un tessuto sociale piuttosto tradizionale, poco avvezzo ad influssi esterni e che sta subendo una deriva, alimentata sia direttamente da componenti immigrate, sia indirettamente da un business illegale che vi si sta costruendo attorno (le baraccopoli gestite in regime di caporalato sono un pericoloso segnale di infiltrazione di componenti criminali esterne al territorio ed abituate ad organizzare la manodopera immigrata in forme illegali).

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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