L’ITALIA PACIFICA NON VENDE ARMI

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ANNA MARIA SCARNATO

Spesso non ci si rende conto di quanto la nostra vita sia attraversata da controsensi che, come matasse aggrovigliate, non si riesce a sbloccare anche quando ci si imbatte in situazioni che sembrano facili da risolvere e che pretenderebbero una risposta adeguata. Ed è quando usiamo comunemente  l’espressione “ne sono consapevole” che forse   ci riferiamo  al “sapere una cosa, un fatto”, ad uno stato emotivo che contiene solo tracce di consapevolezza più che ad una situazione della nostra  mente che, in quanto è a conoscenza di un problema, è capace di liberarsi dai condizionamenti e fare realmente qualcosa per “cambiare”. Partendo dall’assunto che la vera consapevolezza è l’origine delle soluzioni ai problemi della vita, dovremo chiederci se i governanti dello Stato italiano, proprio tutti, siano  “consapevoli”, nell’accezione più giusta, delle tante sofferenze umane legate alla privazione della libertà personale o alla morte per motivi sconosciuti e della opportunità di difendere giustizia e verità senza nascondersi dietro una politica che si definisce democratica ma non riesce ad ottenere risposte soddisfacenti alle vane azioni di sensibilizzazione intraprese. Si continua intanto a dibattere , a chiedere processi che si rinviano o si negano per gli 007 egiziani sospettati per la morte di G. Regeni ;  si continua a restare all’interno del problema e nella tolleranza     di risposte evasive e bugiarde di menti che lo hanno generato. Le risposte dovrebbero giungere   da dentro , dall’essere consapevoli della natura del problema, del condizionamento di una realtà esterna che lasciamo  ci condizioni dal momento che l’Egitto è un paese che compra armi dall’Italia per circa 10 miliardi di euro. E’ forse questa la ragion di Stato che non ci fa battere i pugni come dovremmo?  La consapevolezza della realtà umana, della sofferenza di chi si tova mal governato, non ha ancora raggiunto un grado di percezione che renda i governanti più attenti all’uomo che all’involuzione economica e industriale. Ci si preoccupa per caso delle morti per causa del fumo di sigaretta se comunque si devono mantenere aperti i tabacchifici e fabbriche di sigarette , mentre sono divulgate campagne pubblicitarie del tipo” il fumo uccide, rende impotenti, provoca cancro “. L’Ilva docet, una fabbrica che insieme all’acciaio sfornava veleni e nella quale il problema della salute e dell’ambiente sono stati sacrificati a quello della produzione . Una contraddizione , un nodo uomo- lavoro-economia. Controsensi della vita che si risvegliano alla coscienza da un torpore scosso solo da un’emozione temporanea per ritornare al fondo    non appena    più non se ne parla. E Regeni ucciso, ZaKi imprigionato, i morti dei veleni…… E’ il primato della necessità di una crescita economica che si afferma su quella dell’uomo.  I rapporti tra gli Stati   si reggono sulla quantità di rapporti commerciali. La produzione , il profitto costruito sulla vendita di armi non è giustificabile e rende il silenzio una vergogna, una vendita della dignità di chi l’osserva e non difende la dignità e non persegue la ricerca della verità.

 Anche questa amministrazione centrale ,forse più delle  precedenti, è alla ricerca di soluzioni per far risalir la china , dopo essere scivolata a valle , ad una nazione che non ha conosciuto molti governanti amanti della popolazione più del proprio successo. Ora si continua evidentemente nel solco di una politica industriale, di marketing,   business e internazionalizzazione. Il Pil prima dell’uomo, tortura i sogni dei governanti. Regeni, Zaki , sono ricordati per l’anniversario di morte , di prigionia e trent’anni dalla nascita compiuti in carcere in attesa di giudizio.  Anche questo governo fa affari con l’Egitto per circa dieci miliardi per la vendita di materiale bellico.

Uno Stato pacifico non continua a vendere armi, uno Stato democratico attenziona salute ,diritti e ambiente prima dell’economia.

Il linguaggio politico-scientifico ci ha raggiunto ultimamente nell’evento pandemico, in tema di sicurezza vaccinale, con rassicurazioni del tipo” i benefici sono maggiori  dei rischi”. Non vorremmo che il numero esiguo di morti o privati di libertà giustificasse la politica industriale italiana della vendita di armi. La vita e la libertà di un solo uomo non hanno prezzo.  Vogliamo non costruire armi ma essere testimoni veri di rispetto umano. Giustizia per Regeni, Libertà per Zaki. Liberi da una politica che fa affari con la morte.

                                              

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