
PIETRO SIMONETTI
Il processo di ristrutturazione in atto nel gruppo Stellatis dovrebbe essere affrontato con attenzione e lungimiranza giacchè siamo in presenza di una una vicenda che richiede conoscenza ed approcci del tutto inediti. Si vanno delineando scenari che avranno effetti dirompenti sul modo di produrre, sui modelli , sui volumi da allocare nei singoli stabilimenti e sulla qualità della componentistica e della logistica, con aspetti e riflessi nuovi che l’esperienza pandemica ha messo in evidenza.. Siamo di fronte, così dicono molti esperti, alla introduzione di nuove forme di organizzazione del lavoro con la rivisitazione delle esternalizzazioni messe in campo negli anni del post fordismo. In poche parole:meno esternalizzazioni e nuova struttura del ciclo della commercializzazione delle auto. Misure che hanno l’obiettivo di ridurre i costi e le rendite della post produzione così come è avvenuto nel ciclo della grande distribuzione della catena alimentare negli anni scorsi. La questione dei modelli , sui quali molti si sono affannati, è solo un momento , sia pure importante di una più complessa e articolata iniziativa di riconversione e ristrutturazione dei gruppi mondiali che impatta il tema dei volumi produttivi al tempo della pandemia. Il recente incontro con il Governo e le parti sociali ha registrato la posizione di Stellatis che pone lo stabilimento di Melfi al centro della riconversione e delle strategie del gruppo. E chi segue le vicende della aggregazione dei processi produttivi sa che la scelta di Melfi come struttura portante della riconversione era quasi una scelta obbligata per il ruolo, la produttività e il potenziale tecnologico e la specializzazione della forza lavoro che quello stabilimento ancora presenta. Ovviamente nulla è da dare per scontato, e anzi c’è da lavorare per assecondare, per quanto possibile, questo processo verso il nuovi, dimostrando che la scelta è stata oculata anche per un ambiente che si muove in sintonia, con politiche industriali appropriate e convergenti. In questo, Sindacati e associazioni imprenditoriali debbono fare la loro parte, al di là delle dichiarazioni di circostanza : si tratta di creare una nuova stagione del confronto, basata sulla conoscenza dei problemi e sulla difesa del lavoro che cambia, si rinnova e migliora. Qui occorre una svolta concreta che metta in campo le conoscenze, i bisogni e le esigenze dei produttori per incidere su contenuti e modalita’ delle prestazioni dei lavoratori per garantire oltre al miglioramento salariale la migliore condizione nei luoghi di lavoro. Penso alla necessità di organizzare conferenze di produzione ed all’effettivo esercizio della contrattazione. Per quanto riguarda il ruolo delle Istituzioni locali, occorre rimuovere il rumore di fondo delle premesse di valore dichiarate a più ripresa per passare alla effettiva e urgente attuazione di politiche industriali a partire dalla Regione. Abbiamo una politica industriale in Basilicata? No.